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LA STANZA DI CLAUDIA

Non c'è che una stagione: l'estate

19 luglio 2019

Ennio Flaiano scriveva: “Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.” Che dire? Flaiano ha già espresso lapidariamente tutto quanto in poche parole, e davvero questa stagione malandrina è troppo bella, troppo truffaldina, troppo ingannatrice e maestosa: sembra quasi che si possa sempre vivere in questo modo, piedi scalzi sulla terra e finestre aperte, con tanta natura attorno persino in città, profumo di fiori e di erbe e creature volanti che entrano in casa e rendono impossibile non sentirsi in vacanza persino quando si è costretti a lavorare. E poi, la possibilità di fuggire in ogni momento verso prati, boschi, laghi e fiumi resa elasticamente e democraticamente aperta a tutte e tutti con le mattine che sorgono presto e le sere che scivolano tardi verso il buio, e quando si fa buio meglio ancora, perché escono le lucciole e le stelle. Pare quasi di potersi rilassare, e godere la vita come andrebbe sempre goduta e celebrata, pare persino di poterla scialacquare, tanta luce e tanto calore c’è: non come d’inverno, che ci si affretta ad uscire di casa nelle poche ore solive, con l’illusione di scaldarsi le ossa con i pallidi raggi di un sole malato (l’incubo delle mie figlie: io in montagna alla una di pomeriggio: “Presto, usciamo a fare una passeggiata, che poi diventa buio!”). Adesso, col solleone, ce ne restiamo rintanati all’ombra, sperperando ore di sole, tanto ce n’è in abbondanza, e ci godiamo al fresco una pennichella. Al punto in cui siamo, ci illudiamo che questa condizione durerà a tempo indeterminato, che le giornate estive siano infinite e generose. La realtà si rivelerà in tutta la sua crudezza con i primi tramonti prestivi, magnifici e malinconici; nei primi golfini con l’arrivo dei temporali che porteranno via l’estate 2019, l’unica e preziosa estate di quest’anno, l’unica estate 2019 delle nostre vite, e apriranno la porta ad un incerto autunno. Già vediamo le pubblicità del materiale scolastico (crudeli!...ma chi acquista diari e zainetti scolastici in luglio?!), ed arrivano inviti a convegni ed eventi ottobrini o novembrini…come se potessimo figurarci di avere ancora una vita degna di tale nome nei mesi del crepuscolo! Come posso iscrivermi a una giornata di studio in ottobre, pensando che dovrò sopportare la fine dell’estate, e l’inizio di un altro inverno?!...Lo so, lo so bene: arriverà un giorno, sul finire dell’agosto, in cui sentirò nostalgia delle gioie invernali, dei maglioni caldi e del camino acceso, delle caldarroste e delle letture al calduccio di una coperta, la luce fioca della sera che induce ad accendere una candela ed un lume… ah, la stoltezza umana! Sono pallide le gioie invernali, e fredde e corte le sue giornate. Non ce ne rendiamo pienamente conto in mezzo a tutta quest’abbondanza, ci sembra quasi allettante il sapore metallico del freddo. L’inverno sta arrivando…facile pensarlo con la mente, ma più arduo sentirlo con il corpo. Ora, ci permettiamo di sprezzare un’albicocca, una coppia di ciliegie: c’è frutta in abbondanza, e ci sembra persino di poter vivere senza mangiare molto. Il corpo non ricorda con precisione il freddo, la penuria, il bisogno di calore. Per fortuna, la natura fa le cose per bene, e come induce ormonalmente a dimenticare i dolori del parto così che le donne siano invogliate a fare altri bambini (a proposito: il dolore del parto è un dolore bellissimo, anche se in effetti ricordo la fierezza e l’intensità, più che la fatica e la pena); così la natura ci fa dimenticare le pene dell’inverno, in modo tale che pensiamo di poter sopravvivere ad un altro. Non c’è altro da dire: c’è una sola stagione, l’estate…viviamola al meglio, ed apprezziamola in tutto il suo splendore.