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Pazienza, evapora

28 gennaio 2019

Non so bene come sia successo, ma mi sono accorta che me ne è rimasta pochissima. Mi innervosisco se nel traffico l’auto davanti a me procede come una lumaca, se il mio interlocutore non capisce immediatamente quello che ho detto. Anche nelle attività manuali voglio arrivare subito al risultato e a volte imbocco scorciatoie che non fanno altro che erodere la misera scorta che mi è rimasta. Fossi saggia, dovrei usarla con parsimonia, come se fosse la polvere magica di Trilly, la fatina di Peter Pan. Non dovrei sprecarla con il maggiore che non ha trovato nulla di meglio che cronometrarmi da quando chiama a quando arrivo in stazione a prenderlo apostrofandomi con un «attivati mamma!», se sforo di alcuni minuti. L’ho quasi persa alla cassa al supermercato, quando il signore dietro di me, ad occhio e croce già a beneficio della pensione da diversi anni, ha commentato il fatto che stavo impiegando troppo tempo per cercare la supercard. Ed è lì che ho capito: le scorte di pazienza sono inversamente proporzionali all’età. Non la scialacquiamo, evapora con gli anni.