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LA STANZA DI CLAUDIA

Ritrovare il tempo

03 giugno 2019

Tutti noi abbiamo riti confortanti, quando l'ansia che respiriamo attorno ci smangia le corde dell'anima. C'è chi fa le pulizie, chi acquisti, chi pranzi e chi corse nel bosco. Viviamo infatti in tempi ansiogeni, che ci impongono di essere sempre al massimo delle nostre capacità, ad ottimizzare ogni ambito di vita, a non avere tempi inutili...con il grande rischio di fare diventare l'intero tempo a nostra disposizione del tutto inutile e superfluo, troppo occupato dall'attivismo e poco dalla contemplazione. Così, ci viene poi suggerito di acquistare la contemplazione e la pace del cuore con un comodo pacchetto: vacanze all-inclusive, corsi di ogni tipo, concerti, mostre d'arte, sedute di massaggi, ansiolitici in pillole o droghe di vario genere. Tutte cose belle, per carità (tranne le droghe, troppi effetti collaterali!), però vi svelo una verità: la pace si trova fermandosi, sedendosi esattamente nel punto dove ci si trova e guardandosi attorno, ascoltando dentro di noi come ci sentiamo. Non serve affannarsi ad andare in luoghi idilliaci, anche se è piacevole ritrovarsi sulla riva di un fiume o nel fitto di un bosco. L'altro giorno ho preso un gelato con mia figlia quindicenne, eravamo in centro a Lugano con le gambe molli per i primi caldi misti agli ultimi freddi (metereologici e di altro genere), e lei ha proposto di sederci sul marciapiede a gustarlo. Vicino a piazza Riforma, neppure una panchina in vista, ho acconsentito a sederci in un luogo dove mai avrei pensato di poterlo fare, ed è stato un momento magico, poiché cambiare la prospettiva aiuta a vedere la realtà da un altro punto di vista. Dal basso, abbiamo osservato persone e cani sfilare per il nostro piacere davanti a noi, meglio di qualsiasi performance artistica e più autentico di qualsiasi danza o quadro o altro genere di consumo (l'arte è un consumo? in parte almeno, ammettiamolo: sì!). Le persone abbigliate in modi fantasiosi e molto prese da sè stesse e dalla loro storia. Da come camminano le persone, dai loro volti, dal loro occupare lo spazio, si capiscono molte cose. Cani e persone non ci notavano, passavano avanti tutte prese dal vortice dell'imbocco di via Nassa, tutte comprese dal proprio ruolo nel mondo, dalle proprie preoccupazioni o dalla felicità improvvisa che regala il sole quando appare dopo giorni di pioggia. Tutte avevano uno scopo, un'urgenza, una storia da scrivere. Noi due ragazze di età diverse ce ne stavamo ai margini, con una nostra storia, delle nostre preoccupazioni e una nostra felicità immotivata e fondante. La differenza che dava a noi un vantaggio incalcolabile è che noi eravamo ferme, e osservavamo, e quel momento ce lo ricorderemo per molto tempo, perché ha significato una pausa, un guardarsi attorno e guardarsi dentro, con il valore aggiunto di averlo fatto in due. Altre volte, siamo anche noi nel flusso, sole o in compagnia, allegre o angustiate, incazzose (si può dire, narrando una storia insieme ad un'adolescente!) o con il cuore offerto al mondo in spirito di sorellanza e letizia. Ma quei momenti si perdono, se manca l'attenzione e la calma, se non siamo centrate in noi stesse, padrone del mondo. Nessuna vacanza a cinque stelle, nessun tavolino esclusivo ci avrebbe potuto regalare la stessa intensità di quel momento di barbonaggine, sedute sul marciapiede incuranti della polvere e testimoni curiose e incantate del mondo.