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LA STANZA DI CLAUDIA

L'inizio della scuola

30 agosto 2019

Con la fine dell'estate, siamo ormai al pensiero della ripresa delle scuole...per alcuni quella dell'infanzia, per altri l'università: questo inizio settembrino è qualcosa che ci riguarda un po' tutti, chi studia, chi ha figli agli studi, e anche chi non ne ha ma vede comunque il calendario di molte attività ripartire con l'apertura delle scuole. Il pensiero della scuola è importante per ognuno di noi, poiché riguarda molti anni delle nostre vite. In queste settimane, sono riaffiorati in me ricordi delle scuole elementari, come la volta che in vacanza natalizia dalla nonna a Scuol, nei Grigioni, una valanga ha interrotto per alcuni giorni la linea ferroviaria e, con mia grande eccitazione, ho potuto tornare a Lugano con qualche giorno di vacanza guadagnata. I due maestri che ho avuto, prima il Gigi, un ragazzaccio al suo primo anno di insegnamento, che ci ha fatti divertire molto per due anni, tanto che poi ci hanno consegnati al docente più anziano, il Maestro Quattrocchi, perché a forza di uscite nei boschi e di giochi pare fossimo tremendamente indietro sul calendario delle cose da sapere. Ma non sono stati anni sprecati, poiché ne conservo un bel ricordo, e credo di aver imparato almeno altrettanto che da un insegnamento più tradizionale. Ma anche con il Quattrocchi (nome vero, non di fantasia, per quanto azzeccatissimo!) ho dei bei ricordi di affidabilità e di sicurezza dovuta alla sua serietà ed al suo rigore. Poi, il ginnasio, dove la professoressa Elena Poretti (una vera guida per me, che mostra come alcuni docenti possano cambiarci la vita) mi ha fatto scoprire come leggere fosse un'attività di tutto rispetto, non una fuga dalla realtà come insinuava mia mamma ("fà qualcosa di utile, basta star sempre dietro a un libro, mangialibri!"). Con lei trascorrevamo un'ora di lettura settimanale silenziosa di classe a leggere "La collina dei conigli", e sono le ore più belle che io ricordi, tutti chini in silenzio sul nostro libro con la pioggia fuori o con il primo caldo primaverile che entrava dalle finestre. Con le amiche, avevamo ognuna un soprannome preso in prestito dai protagonisti del libro a seconda del nostro carattere...io ero Quintiglio, saggio e un po' troppo prudente. Sono le uniche lezioni belle che ricordi, le sue: per il resto, della scuola non poteva fregarmene meno, come è funzionale a quell'età, con gli ormoni a mille, il corpo che cambia ad ogni stagione e tutt'altri pensieri, più vitali dell'apprendere cose assurde che si dimenticano nel giro di un nanosecondo dopo l'espe. Mi chiedo se abbia davvero senso mandare i ragazzi a scuola durante quegli anni, o se non dovremmo pensare a metodi più produttivi di impiego del tempo, tipo far loro coltivare la terra o impiegarli in lavori di pubblica utilità per toglierli dall'isolamento e dar loro un senso che solo per alcuni secchioni (sfigati, come direbbero tutti gli altri) la matematica e le scienze possono rivestire. Dopo, c'è stato il buco nero del liceo: fatica e noia per cinque anni (in seconda ho bocciato, non poteva essere altrimenti visto l'uso del tempo durante il mio anno dark...vado comunque piuttosto fiera di queste mie fuoriuscite dal mondo delle imposizioni scolastiche!). Il docente di tedesco mi odiava (termine in gergo adolescenziale) perché troppo oca e femminile "come tutte le donne" (lui aveva dei problemi col femminile, tanto che scimmiottava il mio modo di parlare e di muovermi; e io con le lingue, e sopra a tutto questo c''era una bella antipatia umana reciproca). Altri ci provavano con me e con le mie compagne: sugli abusi più o meno pesanti che ogni ragazza ha subito da parte di docenti pieni di boria dovremmo parlare a lungo...io tendo a scusarli perché non è facile resistere al potere della bellezza dei giovani, soprattutto quando si vivono periodi difficili come sono quasi sempre i periodi da adulti, e li capisco quando mi incanto a guardare certi ragazzi, ma poi occorre sviluppare la maturità necessaria a sublimare e a dirigere altrimenti questa energia. Le mie figlie dicono che sono troppo tenera, e che bisognerebbe condannarli più decisamente, e forse hanno ragione. Comunque, il tempo delle lezioni era perlopiù pesante e sviante dalle questioni importanti, e le letture migliori sono state quelle di straforo fuori dai programmi, le ore buche, le bigiate e tutte le attività parallele. Fino all'università, non ho capito cosa significasse studiare, e non ho trovato il piacere di farlo: poi, come per la stragrande maggioranza delle persone, apprendere e approfondire è diventato anche un piacere e una necessità. Sicuramente, ciò è dovuto anche agli anni passati, alla maturità acquisita anche tramite le molte frustrazioni, e non solo al genere diverso di studio, più mirato a materie interessanti per la persona che le sceglie. Ma perché ho dovuto sprecare tante energie sulla fisica e sulla chimica quando ora con internet, se proprio devo, trovo le informazioni che mi servono? Non venitemi a raccontare la storia del metodo, o altre argomentazioni consolatorie per il tempo perso. E per i nostri ragazzi vale ancora di più l'impressione che ciò che studiano sia ormai cosa obsoleta, che in futuro non li aiuterà molto, aldilà della fatica fatta per ritenere alcune informazioni. Una persona che insegna al liceo mi ha detto che ai suoi allievi dice che devono star lì e marcire per imparare i vocaboli e le regole grammaticali, che per imparare una lingua bisogna far così e che i ragazzi non sanno più concentrarsi...ma davvero non basta che già la vita sarà un gran star lì e marcire? vogliamo veramente sprecare anni importantissimi di vitalità e forza per memorizzare vocaboli, quando in sei mesi all'estero potranno imparare qualsiasi linga meglio che in anni e anni di stillicidio di noia? E quando ormai i nostri ragazzi imparano di più dal loro smartphone che dai nostri programmi novecenteschi?  Vabbé, avrete capito che non sono molto ottimista sul nostro sistema scolastico. Lo trovo vecchio e perlopiù inutile, con molte altre pecche come l'assurdità di tante ore al chiuso in locali affollati dove la trasmissione di germi e di cattive abitudini è quasi inevitabile; dell'obbligo di frequentare persone che non si piacciono (servirà ad abituare alla convivenza pacifica, ma ho l'impressione che spesso faciliti invece l'odio e la tendenza al bullismo e all'esclusione sociale); il traffico che si ingenera obbligando tutti ad iniziare alla stessa ora, con treni affollati e genitori innervositi sulle strade, eccetera. 

L'unico consiglio che mi sento di offrirvi è: cercate di resistere! Non sovraccaricate voi stessi ed i vostri figli di troppi impegni e troppe aspettative. Non è che i bambini debbano fare tre attività differenti in luoghi diversi da dove abitate, occupando tutte le vostre e le loro sere libere. Fatevene una ragione: si vive bene anche senza diventare sportivi d'élite (probabilmente, meglio). Non è che occorra andare sempre e solo bene a scuola, ed essere sempre diligenti: le persone migliori che conosco a scuola facevano abbastanza pietà, e questo la dice lunga sull'importanza della riuscita scolastica. Cercate di farli barcamenare per passare oltre, stimolandoli a leggere e a fare ciò che dà loro piacere, siano equazioni matematiche o corse nei boschi, perché nessuno può eccellere in tutto a meno di pesanti manchevolezze nella vita privata. Non ascoltate troppo quello che vi dicono i docenti, perché loro ragionano con schemi che non sempre corrispondono con i nostri valori. Anzi, parlate il meno possibile con i docenti, e lasciate che se la vedano loro con i ragazzi senza far troppo da parafulmini e da mediatori. L'ho capito dopo anni di sofferenza dalla scuola dell'infanzia al liceo su una figlia che parla poco ed è riservata. Ne hanno parlato tutti i docenti come di un limite e di una difficoltà, non permettendoci di vedere un fatto lapalissiano: che ognuno è come è, e che i nostri limiti sono anche le nostre ricchezze e la nostra forza. Ora che è più grande l'ho capito, ma che preoccupazioni e che stress per lei tutto il nostro cercare di cambiarla, di renderla una chiacchierona quando invece è un essere meravigliosamente introspettivo! Buon anno scolastico, concedetevi una cartella vecchia e usata e un bel rito di passaggio, come una coppa gelato da mangiare insieme ai vostri figli: meritatissima per tutti!