La società delle pretese | Cooperazione
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LA STANZA DI CLAUDIA

La società delle pretese

06 novembre 2019

Viviamo in una società pretenziosa: non esiste termine più adatto per descrivere lo stile di vita imperante alle nostre latitudini. Ogni cosa che acquistiamo, pare debba essere il massimo della qualità e del comfort: manco fossimo tutti dei regnanti di stirpe imperiale! A volte penso che dovremmo tutti darci una calmata, e tornare ad essere meno pretenziosi, ad accontentarci di qualcosa che sia semplice, al limite dello spartano. Non è possibile che dobbiamo sempre pretendere il massimo, che si tratti di stili abitativi, di vestiti, di cibi, di vestiario, di tutte quelle cose che passano e si usurano, ma sulle quali il consumismo del nostro tempo pone un accento fortissimo. Sirene poste ovunque cantano: scegli il meglio, non ti accontentare…Certo, la qualità elevata piace un po’ a tutti, che si tratti di un tessuto o di un oggetto d’arredo. Ma attenzione a non farli diventare una gabbia. Ci pensavo mentre valutavamo l’acquisto di un’automobile elettrica. Ora, so che l’opzione migliore sarebbe rinunciare del tutto all’auto, visto che in famiglia già ci muoviamo prevalentemente a piedi o con i mezzi pubblici e che ogni oggetto ha dei costi grigi di produzione elevati. Però, esistono occasioni nelle nostre vite che ancora richiedono un trasporto privato, e l’auto elettrica ci è sembrata una buona soluzione intermedia. Siamo andati da un concessionario, e l’uomo di casa si è piuttosto "preso bene" con la tecnologia, lasciando uscire il bambino maschio interessato ai motori che abita dentro quasi ogni uomo. Io mi sono seduta al volante, e mi è sembrato di aprire le porte ad un incubo…Il fatto è che siamo abituati ad un’auto molto, ma molto scrancia. Soprannominata “scatolettta di tonno”: sicurezza quasi pari a zero, pretese nulle, passa del tutto inosservata e consente uno stile di vita fantastico. La scarsa sicurezza del nostro bistrattato abitacolo a quattro ruote rende attenti sul fatto che non esiste sicurezza assoluta: ci dovesse urtare un SUV, saremmo finiti…così è la vita, inutile illudersi di poter essere invulnerabili. E la sua scarsa pretenziosità consente di non preoccuparsi troppo se la si deve lasciare incustodita per vie discoste, o se un muro si avvicina troppo, graffiandola: tutto fa vita e allegria! Ci si può salire senza preoccuparsi se le scarpe sono infangate, o se il cane perde peli, o anche se una bibita dovesse versarsi sugli usurati sedili quando fa caldo…perché l’aria condizionata non esiste più da anni ( si era rotta, neanche ce n’eravamo accorti siccome non la utilizzavamo praticamente mai), consentendo fantastiche saune estive senza abbonarsi a nessuna palestra. Ora, mi sono seduta al posto guida di questa auto elettrica e di medio standard, e mi sono immaginata di dover cambiare abbigliamento, vestendomi come i tipi fighetti illustrati nel catalogo del concessionario. Già programmavo l’appuntamento con il parrucchiere per adattarmi alla situazione da catalogo illustrato dell'ecologista modaiola, passando al registro drammatico mentre predicevo che la nostra giovinezza di famiglia era finita per passare alla mezza età: saggia, confortevole e sicura. Una tragedia, dal mio punto di vista! Morale: le ragazze si sono illuse di poter finalmente pavoneggiarsi con un’auto come le loro amiche ricche (ricche di soldi ma povere di spirito, secondo me, ma qui scatta sempre la polemica!). Io ho iniziato ad elencare i punti negativi, irritando grandemente l’uomo di casa che era tutto preso bene dal fattore tecnolgia. Abbiamo discusso, ci siamo preoccupati e ci siamo informati, e alla fine l’auto non andava bene per questioni logistiche relative ai chilometri da fare e le necessità di carica su per i monti. Ve lo confesso: sono sollevata di poter proseguire ancora un po’ con treno e scatoletta di tonno!