La solitudine ha un odore, una consistenza, soprattutto un dolore. Che festa sia! | Cooperazione
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LA STANZA DI CLAUDIA

La solitudine ha un odore, una consistenza, soprattutto un dolore. Che festa sia!

20 dicembre 2019

La solitudine ha un odore, una consistenza, soprattutto un dolore. Che festa sia! E poi si festeggia: ci si riunisce tutti insieme, ci si raccoglie tra gruppi familiari, circoli di amici, colleghi e circoli vari, ci si stringe insieme per dire chi è “noi” e per resistere al freddo che si sente fuori e dentro. La solitudine ha infatti un odore, una consistenza, soprattutto un dolore. La solitudine è dura da sopportare per esseri umani ed animali, e persino per i vegetali: insieme ci si scalda, ci si aiuta, ci si conforta e si è più forti. Insieme si va avanti, da soli si resta: è importante restare, trovare il proprio baricentro, non farsi coinvolgere troppo dagli altrui umori. Le persone sono faticose, a volte: tanti stimoli, tante idee, tanti stati d’animo che entrano in risonanza con il nostro essere più profondo. Le conversazioni vertono di solito su questioni razionali, ma il razionale ha un’importanza relativa, e in generale trovo che sia sopravvalutato. Strati molto più profondi scorrono nelle nostre vene, sottopelle, e costruiscono i nostri stati d’animo ed i nostri pensieri. Un’osservazione, una frase, uno sguardo: tutto lavora in noi, e ci vorrebbero giorni per riprendersi e trovare il proprio baricentro dopo alcuni incontri. Negli ultimi tempi sono attenta soprattutto alle interazioni tra i corpi, prima che a quelle tra i pensieri razionali. Ascolto solo in parte le parole, ed osservo i movimenti, rientro in me per sentire le mie reazioni sottopelle alla vicinanza con altre persone. E’ un tipo di osservazione che vi consiglio, una sorta di pratica meditativa che consente di scoprire più a fondo noi stessi e le persone che ci circondano. Prestare attenzione ai toni di voce, ai gesti, agli odori, alle vibrazioni quasi impercettibili che vengono generate dalla vicinanza tra gli esseri umani è un viaggio di scoperta continuo. Naturalmente, non è possibile svolgerlo ogni istante, perché estenuante: occorre partire a volte, e ritirarsi. Non in un resort di lusso, non nella banalità ormai quasi immorale di un viaggio lontano: piuttosto, nei campi, nei boschi, sul divano di casa. Sulla vetta del Generoso o del San Giorgio, dove da tradizione vengono depositati i segreti e i desideri. La nostra interiorità è preziosa, e va salvaguardata, nutrita, cullata: dunque, festeggiamo con gioia e letizia, ma consentiamo a noi stessi e a chi ci sta a cuore anche lunghi momenti di pace e di quiete. Non fare nulla, dopo luci e cibi e bevande e canti e parole, è un passo di danza che parla di armonia.