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LA STANZA DI CLAUDIA

La fine dell'uomo forte

28 ottobre 2019

Parliamo ancora di uomini, dai…Però non vi parlerò oggi dei miei uomini preferiti, quelli belli e piuttosto taciturni per intenderci (un uomo che cucini, che sia umanamente maturo, e che non parli troppo: un sogno per molte di noi!); oppure di quelli allegri che fanno ridere; o ancora di quelli gentili che accarezzano l’anima con le parole. Vi parlerò dei miei spreferiti (concedetemi il termine): i cosiddetti “uomini forti”, che poi quando cadono fanno grandi tonfi e se ne vanno imprecando e rompendo tutto quanto. Quelli “con le palle” secondo il detto popolare patriarcale, che per mostrare la loro forza si sentono in dovere di gonfiare il petto e di sottomettere gli altri. Quelli che ne sanno sempre una più del libro, e che quando ti incontrano non mancano mai di farti “la spiega”, come cantava De André “don Raffaé, mi spiega che penso e bevimmo ‘u caffè”. Quando incontro questo genere di uomini, di solito fiutano la non-preda e mi ignorano (o meglio: ci ignoriamo con reciproca soddisfazione), ma capita che provino a mettermi in un angolo con l’aria di dire “bambina, vieni qui che ti spiego, cara la mia ingenuotta…”: inizio allora ad ascoltarli con gli occhioni spalancati, stile Cappuccetto rosso, perché essere trattati da bambini che devono imparare e ricevere caramelle e dolcetti piace un po’ a tutti; poi ad un certo punto immancabilmente inizio a sentire un grande sbadiglio interiore impossibile da contenere, e mi rendo conto di trovarmi di fronte una sorta di grande stupratore delle menti, un abusatore del tempo e della pazienza altrui, uno talmente convinto di sapere come funziona il mondo da annoiare anche i santi in Paradiso! Alcune si intimoriscono, altri lo ammirano o si arrabbiano: se due uomini forti si incontrano, inizia l’eterna lotta dei palchi, come i cervi in calore. Uno spettacolo non bello, una perdita di tempo nella ricerca di soluzioni razionali, ed una perturbazione della quiete di cui tutti gli altri attorno farebbero volentieri a meno, tranne nei casi di morbosa attrazione per le lotte pubbliche. Io inizio a non trovare le parole, e a distrarmi per evitare di entrare in conflitto: evitare lo scontro è sempre una buona regola di vita. A volte non è possibile, perché lo stupratore di anime prosegue e intralcia il nostro cammino, e allora provo a sfidarlo con l’ironia. Missione possibile se il suo livello di intelligenza è al di sopra di una certa soglia: in quel caso, desiste, perché il narcisista detesta sentirsi preso in giro. Altrimenti, cerco alleanze, di solito con altre donne, ma anche con uomini gentili: da soli, si soccombe con un uomo forte tra le scatole. Insieme, è più facile fargli capire che sottomettere tutto ciò che respira non è un compito inevitabile nell’evoluzione della specie umana, e che la collaborazione porta frutti migliori della sopraffazione. Ho l’impressione che questo genere di uomo forte sia al tramonto della sua epoca, e che esempi famosi come i vari capi di stato di grandi Paesi del mondo siano il canto del cigno di questa specie che fosse per me potrebbe estinguersi senza che io mi senta in dovere di invocare la protezione della biodiversità. In questo, qui in Ticino e in Svizzera mi pare che siamo un po’ più avanti che negli altri Paesi del mondo, e me ne rallegro!