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Punto a capo

A colloquio col computer

03 dicembre 2018

Pensavamo fosse uno scherzo ma oggi è realtà. L’AI, ovvero l’intelligenza artificiale, ci aspetta dietro l’angolo, o meglio dietro la scrivania del nostro prossimo datore di lavoro. A confermarlo, tra gli altri, ci sono il Wall Street Journal e il rapporto 2018 di Linkedin sui trend delle attività di reclutamento. Ma cosa significa essere intervistati da un robot? La spiegazione arriva dall’America, dove le multinazionali di maggior successo dichiarano di usare una qualche forma di automazione per la selezione dei candidati.
Sembra che questa tendenza risponda alla volontà di abbandonare le valutazioni basate solo su curriculum e competenze, al fine di prendere decisioni di assunzione in cui entri in gioco l’analisi della personalità fatta dall’AI. La tecnologia crea degli avatar che intervistano i candidati in un “video- colloquio”, riuscendo al contempo a valutare i loro profili pubblici estraendone la personalità attraverso algoritmi. Sembra che il vantaggio del robot sia quello di poter superare i pregiudizi tipici di un essere umano e trovare di conseguenza una più adeguata corrispondenza con il candidato migliore. I programmi basati sull’AI quando “esaminano” i video con le interviste dei candidati sono in grado di valutarne l’idoneità mediante criteri che considerano linguaggio del corpo, modulazione della voce e mimica facciale. Il software esegue un’analisi che permette di parametrare i dati raccolti, per esempio nel riconoscimento facciale delle emozioni, con un database già integrato, evidenziando poi quali sono i candidati che meglio rispondono alle caratteristiche ritenute rilevanti per la posizione lavorativa ricercata.
La tendenza è arrivata anche in alcune aziende europee e, tra i primi ad assoldare un robot selezionatore, c’è stata Ikea, che è ricorsa all’aiuto di Vera, un robot capace di intervistare 1.500 candidati al giorno. Vera è un’intelligenza artificiale in grado di rispondere anche alle domande dei candidati, migliorandosi con l’aumentare delle interazioni con i potenziali collaboratori. I profili che risultano più promettenti dai test di Vera vengono poi passati ai recrui­ter umani che prenderanno la decisione finale sull’assunzione. Nelle realtà che hanno già provato ad usare l’AI, i selezionatori sostengono che essa non potrà automatizzare completamente la ricerca del personale, ma che consentirà di liberarsi dai compiti più noiosi per concentrarsi sul nucleo più umano della ricerca, che riguarda capacità di convinzione, negoziazione e costruzione delle relazioni. Ecco un bell’esempio di sintonia tra tecnologia e capacità umane.