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PUNTO A CAPO

Dove cadono le castagne

30 settembre 2019

All’ombra del bosco germoglia il pensiero. Chi, è cresciuto sotto le fronde e rincorrendo i sogni d’infanzia tra le radici degli alberi,«ha succhiato il midollo della vita»; come scriveva Thoreau nel suo “Walden”, è solito abbandonarsi alla natura in cerca di riflessione. La scintilla primordiale, vive e nutre nell’animo un nostalgico sentimento che viene instillato da quella vicinanza al selvatico.

Detto sentire, si coglie spesso quando si scorge un castagno tra gli abitanti delle pendici nostrane. Appare sui sentieri d’autunno come un cantastorie, che lascia cadere tra le foglie ed i frutti citazioni da raccogliere. Per questo considero la pianta come un luogo e patrimonio intangibile dell’anima. Custodisco nei suoi frutti alcuni tra i più preziosi ricordi di famiglia, nell’immagine delle caldarroste strepitanti nella padella bucata.

Questi segni eterei avvolti dalla memoria, parlano delle castagne come di una tradizione necessaria e della loro fedele compagnia nel trascorrere degli inverni. L’albero del pane altrimenti chiamato dai nostri avi è stato sostentamento nutrizionale, frescura secolare e potere calorico nella sua legna da ardere. Provo perciò del rispetto profondo, per chi così tanto ha dato alle mie genti, trascinandole fino all’alba della modernità. La raccolta è rito di passaggio generazionale. Le passeggiate domenicali alla ricerca dei ricci che con i loro aculei ferivano le mani, traevano toste scoperte e domande. Ho immaginato che le persone possano essere come loro. Si armano di spuntoni per attutire i colpi della vita che attende al suolo, nascondendo spesso la parte migliore: il cuore.

Così amo ed odio questo essere esterno che racchiude l’interno. Non amo i marroni glassati, che dozzinali mi tocca cucinare per guarnire trionfi di falsa selvaggina. Non amo i vermicelles che tanti adorano e che io riesco a malapena a servire, considerandoli come uno squallido tentativo di imborghesire una povera forma e sostanza. Forse non amo le castagne, quando richiamano all’ordine delle cose che l’autunno sembra imporre dopo ogni estate; o perché mi parlano di chi non c’è più. Dove cadono le castagne non esistono cucine o ricette stellate ma solo fatica e labbra screpolate. Noi siamo gente da birolle. Tirati grandi da caldarroste, farine e fiocchi. Noi dobbiamo sentirle in mano le castagne, per amarne le bruciature del fuoco che attenua il freddo. Le amiamo, per addolcire masticandole, le bocche rese aspre dal vino. Amiamo le castagne bollite lasciate sul tavolo. Esse sole sanno dare la semplice essenza di quel mondo, che ostinati continuiamo a chiamare casa.