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PUNTO A CAPO

La cucina dell'anima

28 ottobre 2019

La vita è una continua indagine tra l’essenziale e il superfluo. Nella cucina moderna, questa ricerca viene citata spesso come strumento necessario per un’evoluzione della tecnica, una migliore selezione delle materie prime e per lo sviluppo dei processi e della metodologia lavorativa. Ogni chef fa di questo percorso la bandiera da esporre e da sventolare per dichiarare la propria identità culinaria. Io, che sono da tempo avulso a un tipo di studio meramente scientifico, ho indirizzato il mio peregrinare verso sentieri meno battuti e più anticonvenzionali.

Infatti sono interessato alla cucina dell’anima. L’intangibile essenza dello spirito è qualcosa che contrasta con la materialità così terrena del cibo, ed è per questo che il cuoco e il poeta trovano humus fecondo nell’analisi di questo concetto ossimòrico. I due elementi, intersecandosi, fondono mentale e tattile trasformando sensazioni proprie del gusto in emozioni e ricordi. «Let me sleep all night in your soul kitchen», lasciami dormire tutta la notte nella tua cucina dell’anima, cantava Jim Morrison; ed è proprio quella dimensione tra sogno e desiderio, che rende il mangiare a volte esperienza metafisica. Appaiando il nutrimento alla poesia, all’arte, all’amore; risulta chiaro come esso sia principio di cura corporale e spirituale della vita stessa. Prendersi premura, da sempre è la missione dei buoni ristoratori, e in generale di tutti quelli che attraverso il loro lavoro e la dedizione rendono le vite altrui più gioiose e meno sofferenti.

Di questo in realtà mi occupo quando cucino, cerco di donare la soddisfazione attraverso le ricette e con la trasmissione di gesti e sentimenti che tento di mettere nel piatto. Tutto questo non è semplice e può avvenire solo con la conoscenza e l’empatia. Il cibo è il veicolo che aiuta a stabilire un contatto con le altre persone, e può essere usato per regalare un sorriso sereno. A volte mi capita di assaggiare qualcosa di buono, ben preparato e servito, ma tremendamente freddo. Il progresso tecnologico e la standardizzazione dei servizi, sono simbolo di efficienza e professionalità ma spesso lasciano appunto al vuoto la gestione emozionale che invece il mondo contiene. La mia cucina dell’anima è fatta di attenzioni, di passioni e di sbagli, perché il mio essere umano trascende sempre da quello che preparo. Provo a servire amore dove possibile, alle persone che avvertono tra i miei gusti un abbraccio. Una forma di calore ancestrale: è la tavola di un cuoco che prova ancora col cibo a scavare nel profondo, o almeno a riscaldare un giorno.