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Il DNA dell'innovatore

09 settembre 2019

La digitalizzazione porta con sé una serie di mutamenti che influiscono in modo profondo sulle strutture produttive del nostro Paese e sulla sua economia. Il modo di relazionarci con gli oggetti e di accedere alle informazioni viene stravolto e ci si domanda come poter trovare persone innovative per le nostre organizzazioni o come poter diventare noi stessi più innovativi per affrontare le sfide di mercato che ci attendono. A quanto pare, nella maggior parte delle aziende, i dirigenti non si sentono personalmente responsabili di proporre innovazioni strategiche e preferiscono facilitare i processi di innovazione. In netto contrasto, i dirigenti delle aziende più innovative non delegano il lavoro creativo e lo fanno da soli basandosi su cinque abilità specifiche: associare, fare domande, osservare, sperimentare e fare networking.

La buona notizia è che, se non siamo nati con queste qualità, possiamo coltivarle! Pensando a come esse lavorano insieme, alcuni esperti hanno applicato la metafora del DNA. La capacità di fare associazioni è come la struttura a doppia elica del DNA attorno alla quale ruotano le altre quattro qualità, contribuendo a coltivare nuove intuizioni. E proprio come il DNA fisico di ogni persona è unico, ogni individuo ha un DNA innovativo esclusivo che può portarlo a generare idee inedite. La capacità di fare associazioni dipende da come opera il nostro cervello, che non memorizza informazioni catalogandole come un dizionario ma associandole ad esperienze pregresse. Più diverse sono le nostre esperienze e conoscenze, più connessioni può fare il cervello. Nuovi input innescano nuove associazioni che possono portare a nuove idee. Gli innovatori sono poi grandi osservatori che guardano attentamente e intenzionalmente le attività di clienti, fornitori o altre aziende alla ricerca di piccoli dettagli comportamentali per scoprire nuovi modi di fare le cose. Essi dedicano inoltre tempo ed energia alla ricerca e alla sperimentazione di idee attraverso una rete di individui di diversa provenienza, non per forza loro pari, che offra una prospettiva decisamente diversa.

Ma l’abilità più importante da esercitare è la capacità di fare, allo stesso tempo, domande che impongano ed eliminino vincoli per poter vedere le cose da angolazioni diverse. Ecco dunque che comprendendo, rafforzando e modellando il DNA dell’innovatore, le aziende possono trovare modi per innescare la scintilla creativa nei propri collaboratori. E non dimentichiamoci che riconoscere che l’apprendimento attraverso il fallimento è prezioso è un ulteriore contribuito per costruire una cultura innovativa.