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PUNTO A CAPO

Dove finisce il giornale

08 luglio 2019

Le parole restano nel tempo: questo perlomeno è il destino che vorrebbero i poeti per loro. Ma più che trascendere le epoche, oggi basterebbe sopravvivere le giornate. I libri sognano, diceva Ennio Flaiano, e come tali dormono sui comodini, nelle librerie, si accoccolano dove trovano sistemazione, spesso sotto una coperta di polvere.

Mentre i libri sognano, ed entrano difficilmente in casa, i giornali lo fanno ancora. Da quando scrivo per «Cooperazione» sono scioccato dai numeri di copie stampate, per un poeta inimmaginabili. Sapere che le parole varcheranno le soglie private di migliaia di persone, mi fa pensare al percorso che esse compiono e agli effetti che sortiscono. So che queste frasi arriveranno a Chiasso come ad Airolo, e qualcuna passerà il Gottardo magari in colonna.

«Il giornale prende la vita che le persone gli concedono»

 

Il giornale prende la vita che le persone gli concedono, qualche istante, forse minuti, magari un’ora. Il giornale vive attraverso le mani, a partire da quelle che scrivono, per finire in quelle che ne decreteranno il destino. Chi sa che cosa pensano le mani che lo ricevono, che lo sfogliano o lo accantonano semplicemente in un angolo, in una cesta adibita alla raccolta per lo smaltimento della carta. Perché spesso le parole diventano smaltimento, quelle in eccesso non entrano nemmeno nelle nostre conversazioni, e quelle vecchie e dimentiche vengono allontanate.

Il giornale però, riceve vita da tutti i passaggi che attraversa e non è detto che la sua fine sia così scontata. Infatti la vita se ne impossessa e lo rende multiuso. Così questo articolo potrebbe finire al cospetto di una grigliata e ardere le parole per accendere il fuoco, oppure potrebbe essere umile amico nei traslochi, quando ogni bicchiere deve essere accuratamente incartato, pronto per la nuova vita dove le parole lo proteggeranno nel trasporto. Nei garage, i giornali sono compagni dell’olio e della benzina che le parole tenteranno di asciugare, mentre in caso di necessità gli usi potrebbero essere meno nobili ma altrettanto utili. Che sia questo il vero destino delle parole su carta: recare utilità allo spirito, e dove necessario anche al corpo e alla vita materica? Mi piace pensare che qualcuno di voi sorriderà, qualcuno forse macchierà il giornale col caffè, altri forse penseranno “sel scrif cusè chestu chi?”. Queste parole che mi appartenevano sono uscite ormai, per questo scrivo dove finisce il giornale, perché dove arriveranno queste parole ci sarà una parte di me, lì sull’ultima pagina: dove finisce il giornale, dove comincia la vita.