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PUNTO A CAPO

Fa caldo...

01 luglio 2019

È comune pensare che a livello di comunicazione non ci sia tema più neutro che la meteorologia, un argomento che di solito si considera essere un ideale punto di convergenza di conversazione. Inoltre è considerato un sicuro approccio comunicativo fra persone che desiderano iniziare un colloquio. In questi giorni non si fa che parlare di caldo, di canicola e di consigli per contrastare la calura.

«Il mondo si divide fra chi possiede una coscienza verde e chi non ce l’ha»

 

In realtà, il tema non è tanto neutro: la comunicazione che ruota attorno alle tematiche legate ai fenomeni atmosferici non si può più considerare tale. Infatti il tema diventa estremamente delicato e politico se si mettono in relazione le inusuali estati torride alle nostre latitudini con il fenomeno dei mutamenti climatici generati dall’uso improprio e irrispettoso dell’ambiente. Improvvisamente la comunicazione diventa più faziosa e strumentalizzata: o si sta dalla parte della scolaretta Greta che, con i suoi ormai famosi scioperi scolastici del venerdí (Fridays for Future), ha letteralmente fatto scendere in piazza mezzo mondo; oppure si sta dalla parte dei “negazionisti”, fra cui viene annoverato anche Donald Trump, che considerano il riscaldamento climatico irrilevante, liquidandolo con sarcastiche battute. Il mondo si divide dunque fra chi possiede una coscienza verde e chi non ce l’ha. Cavalcando la cresta dell’onda, anche molti partiti si sono “tinteggiati” di verde nella speranza di attingere a più grandi bacini elettorali…

Ma al di là delle strumentalizzazioni in merito alla possibile correlazione fra il caldo torrido alle nostre latitudini e i cambiamenti climatici globali, ci sono rapporti oggettivi che lo dimostrano. Il più recente e preoccupante è quello dell’Onu sulla povertà e i diritti umani, che prevede entro il 2030 un vero e proprio “apartheid climatico”, dove i ricchi che avranno i mezzi riusciranno a sfuggire alla siccità e alla fame «mentre il resto del mondo sarà lasciato a soffrire». È previsto infatti che le nazioni in via di sviluppo sopporteranno almeno il 75% dei costi dei cambiamenti climatici, mentre la metà più povera della popolazione mondiale genera solo il 10% delle emissioni di CO2. Sta ai governanti immaginarsi le immani conseguenze di flussi migratori cui dovremo far fronte nei prossimi decenni e prepararci di conseguenza.

Quindi, dietro l’affermazione «fa caldo, vero, oggi?» buttata lì alla stazione del bus per iniziare una conversazione con un estraneo compagno di calura, si cela un mondo di temi ancora più caldi e forse non tanto neutri…

Buona estate comunque!