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PUNTO A CAPO

Formazione quasi continua?

02 settembre 2019

Fermarsi non è un atteggiamento contemplato nel rutilante esercizio della modernità. Ciò vale anche per le conoscenze. Fin dall’infanzia, il verbo “imparare” è protagonista costante delle scuole e poi riappare nella vita lavorativa e anche oltre, facendo dell’educazione un ritornello.

In questo contesto, ho da poco intrapreso un percorso di studio superiore, ennesimo scalino da compiere per arrivare forse, in cima alla scala. La formazione post-scolastica è ritenuta ormai necessaria se non indispensabile per stare al passo in ambito professionale. Nel lavoro dello chef, i mutamenti intercorsi negli ultimi anni sono stati epocali.

Le nuove tecniche culinarie, gli aspetti gestionali, finanziari, comunicativi e manageriali, hanno assunto importanza e complessità tali da obbligare ad una maggior preparazione e competenza. Il tempo in cui un mestiere era assegnato per sempre sembra sia svanito.

In ogni professione, il processo di apprendimento, pratica e miglioramento è ciclico; ma la realtà frutto di tecnologie futuristiche che stiamo vivendo, è un ricettacolo di sfide trasformiste e multiformi che possono essere affrontate solo con la dovuta sapienza. Questo cerchio di studi si chiama “longlife learning”. La formazione continua da noi conosciuta diventa così una compagna. Un punto di arrivo e partenza di tappa che però non prevede un traguardo finale, in quanto ogni giorno viene spinto qualche metro più in là. Il detto «non si finisce mai d’imparare» è frutto di un’antica saggezza popolare, ma mai fu più adeguato come nell’accezione d’oggi.

Seppur io stia sempre dalla parte dell’istruzione e della cultura, mi accorgo di come questo processo abbia un forte impatto sulla vita, portando dubbi di origine socio-antropologica. L’inadeguatezza può comparire tra chi non è debitamente aggiornato, e gli obiettivi che ci guidano diventano nebulosi per molti, dando la sensazione di non essere mai abbastanza preparati, sentendosi sempre alla rincorsa dell’ineffabile sapere. Gli apparecchi che ci circondano sono l’esempio e il riferimento, perciò a volte questi corsi paiono essere pianificati accostando sempre più l’uomo ai computer. Questo inseguire un upgrade perenne ci rende applicazioni di un sistema. I cervelli come gli uomini sono pezzi intercambiabili, componenti di una macchina obsoleta nella quale togliere o inserire programmi a piacimento. Nella disperata caccia di quel progresso che vola, dimentichiamo d’esser bipedi, e senza ali dobbiamo corrergli dietro.