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PUNTO A CAPO

Il raduno dei rossi

09 dicembre 2019

Sulle isole Egadi, il raduno si è tenuto alle porte dell’estate; lo scorso 8 giugno a Favignana, mentre nel nostro paese si è aspettato l’inizio della stagione fredda: è infatti a fine novembre che è stato orga- nizzato nella piccola località di Les Breuleux, nel canton Giura, il primo festival svizzero dedicato al rutilismo – incentrato cioè sulle persone che hanno i capelli rossi.

All’origine dell’iniziativa, François Vorpe, uomo di teatro e imprenditore di pompe funebri, desideroso di dare la parola a chi come lui è rosso di capelli, e di sensibilizzare il pubblico sulla condizione di chi è diverso.

La manifestazione, che comprendeva conferenze, dibattiti e proiezioni, ha attirato, in due giorni, tra 200 e 250 persone, tra le quali i rossi erano la minoranza: prova, secondo l’iniziatore del festival, che la stigmatizzazione di cui i “rossi” sono vittima vige tuttora.

La marginalizzazione di chi ha i capelli ramati, si sa, ha radici profonde, e si basa su superstizioni e credenze popolari nutrite in particolare da riferimenti biblici strumentalizzati; né la voga di molti personaggi celebri (storici e contemporanei), né le tonnellate di hennè vendute grazie alla moda hippie sono riuscite a cancellarla.

Ma in fondo non è di questo che volevo parlare. Quando ho letto la notizia del festival dei “rossi”, mi ha colpito come esso creasse un nesso indissociabile tra la lotta contro la discriminazione e la necessità di un raduno, obbedendo in tal modo ad una logica spesso verificatasi negli ultimi decenni (l’esempio più parlante è quello delle gay pride).

Il dilemma non è da poco. La visibilizzazione non manca di ricadute positive, sul versante della presa di coscienza dell’importanza numerica, o su quello della solidarietà di gruppo; ma da un altro lato, segnalando un gruppo come particolare o specifico, innesca anche meccanismi di vittimizzazione o di emarginazione. Ha forse ragione chi pensa che tolleranza sia in un certo senso sinonimo di indifferenza, o piuttosto di indifferenziazione?

Non mi pare che la questione tormenti François Vorpe, soddisfatto soprattutto dall’eco che i media hanno dato all’evento di Les Breuleux. Se siete spiaciuti di aver mancato l’occasione, potrete rifarvi il 12 gennaio, e senza viaggiare: da un’idea del canadese Derek Forgie, quel giorno è diventato il «Kiss a Ginger day», ovvero il giorno nel quale baciare una persona dai capelli rossi… sperando che abbia il senso dello humor.