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Punto a capo

L'aiuto va in rete

04 febbraio 2019

La notizia non vi sarà sfuggita: colpita da una rara malattia degenerativa il cui trattamento – carissimo – non poteva essere rimborsato dalle casse malati, una trentenne zurighese ha raccolto oltre mezzo milione di franchi ricorrendo al crowfunding (al finanziamento partecipativo, per parlare italiano).

Il fatto ha suscitato una serie di reazioni prevedibili: critiche alle assicurazioni e all’industria farmaceutica da parte di alcuni, inni all’internet e alle vie che apre, da parte di altri.

Ma non è per entrare in questo dibattito che evoco il caso di Bettina: la sua energia è ammirevole, e a nessuno verrebbe in mente di biasimarla per aver trovato una soluzione che le offre una dose di speranza. Indipendentemente dalla sua situazione specifica, la vicenda merita una riflessione per quanto rivela e per ciò che potrebbe trasformare.

La potenzialità dell’internet messa a profitto individualmente per una causa come questa sottolinea l’ineguaglianza nella quale ci si trova di fronte alle possibilità legate alle nuove tecnologie. Si può ipotizzare che vi ricorre più efficacemente chi dispone di un livello di formazione più elevato, e che quindi, le differenze socioeconomiche – in apparenza attenuate dall’accesso alla rete – sono eufemizzate ma per niente abolite.

Il successo di un’azione personale si fonda sulla capacità di presentarla nel modo più convincente, perché le sollecitazioni si moltiplicano in modo tale da creare fatalmente una forte concorrenza. Nel campo del sostegno a persone malate, questa evoluzione può avere varie conseguenze. Da un lato, inaugura una sorta di logica da concorso: verrà più volentieri e più rapidamente aiutato chi soffre più spettacolarmente. Da un altro lato, la focalizzazione sull’individuo fa sì che si tenda ad uscire dall’ambito della previdenza medica, retto da regole stabilite nel rispetto di una certa oggettività, per favorire un approccio fondato in primo luogo sulla reazione emotiva e sulla compassione.

La parte dell’impatto positivo di quest’ultima sull’autostima del donatore, contento della propria generosità, è pure un elemento da non sottovalutare. Per affrontare le questioni etiche che rimangono irrisolte, non bisognerà però dimenticare una messa in guardia: si eviti di confondere lo slancio caritatevole con le misure di politica sociale, che non può e non deve assolutamente sostituire.