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PUNTO A CAPO

La "pausa caffè"

25 marzo 2019

Chi di voi non ha un rito quotidiano del caffè fuori casa bevuto in un determinato locale, possibilmente sempre quello? Il bar a cui ci si affeziona diviene il “proprio” bar, con il barista che sa a memoria le nostre preferenze. Non vi è argomento di cui non si possa discutere davanti a una tazzina di caffè. E quanti incontri fuori casa, organizzati o casuali che siano, hanno spesso un piacevole inizio davanti alla famosa “tazzulella di caffè” decantata da scrittori e poeti partenopei.

Ma la tazzina di caffè ha un suo ruolo ben preciso anche in ufficio. Un momento tanto piacevole, all’apparenza di poca importanza, in un contesto come quello lavorativo, racchiude in sé significati di ben altra portata. E non importa se la pausa davanti alla famigerata macchinetta del caffè dura solo dieci minuti… a volte in quei minuti si gettano le basi per prendere decisioni che andranno ad impattare in maniera importante sulla vita aziendale. All’inizio della propria carriera nessuno ne è particolarmente consapevole e certamente questa non è materia di studio sui banchi di scuola. Ma un po’ sul serio e un po’ per scherzo, da anni ho iniziato a sensibilizzare gli apprendisti su quanto un caffè in ufficio possa essere “strategico”. Ricordo che alla loro età non partecipavo volentieri alle pause “alla macchinetta”, mi sembrava di rubare spazio alla mia giornata lavorativa… ero giovane, dovevo imparare, non apprezzavo molto le interruzioni e, tutto sommato, non ero nemmeno una grande amante del caffè. Col tempo ho invece capito che la rilassatezza che accompagna quel breve momento in compagnia della celebre bevanda, mette invece le persone a loro agio, crea un clima di condivisione e una maggiore predisposizione ad affrontare i temi spinosi che, spesso, se discussi a freddo in un’asettica sala riunioni, lasciano sul campo “morti e feriti”.

Il ruolo sociale della pausa caffè è insomma assai prezioso ed essa è spesso l’anticamera che precede l’ufficialità di certi avvenimenti. E anche le pause altrui in ufficio possono essere fonte di preziose informazioni. Ricordo capi che convocavano i collaboratori al caffè per dare buone notizie e altri per darne solo di cattive… in entrambi i casi gli osservatori attenti potevano prevedere cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Il suggerimento è dunque quello di non sottovalutare mai il «ci troviamo alla macchinetta». E se budget e altre scartoffie restano sulle scrivanie mentre chi prende le decisioni sta con la tazzina in mano, non illudiamoci che, una volta entrati in sala riunioni, saranno solo i numeri a determinare il corso delle cose.