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PUNTO A CAPO

La ricetta della felicità

22 aprile 2019

I risultati dell’edizione 2019 del World Happiness Report sono appena stati resi noti e le persone più felici del mondo sono gli scandinavi. Parliamo di una ricerca che indaga la felicità globale in relazione alla percezione della felicità degli abitanti dei 156 Paesi presi in considerazione. Il Report, patrocinato dall’Onu, è un rapporto innovativo curato da una nota società di consulenza. Dai risultati emersi sono stati confermati l’aumento dell’infelicità e l’urgenza di cambiare la mentalità delle classi dirigenti, perché dalla felicità dipendono non solo i successi delle imprese ma anche il livello di partecipazione politica, la coesione sociale, il benessere mentale e la salute delle persone.

«Il mondo è un luogo in rapida evoluzione», ha affermato il professor John Helliwell, co-editore del rapporto. «Il modo in cui le comunità interagiscono tra loro, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri o sui social media, ha effetti profondi sulla felicità mondiale».

E a proposito di felicità sui luoghi di lavoro, è interessante notare come in questo rapporto, negli ultimi anni, i paesi scandinavi si siano sempre assicurati il podio. Il sito americano Fast Company, che ha la missione di fare cronistorie sul modo in cui le aziende cambiano e competono nel tempo, lo ha spiegato in cinque punti con un’analisi incentrata sul mondo del lavoro danese.

  1. Le aziende danesi riconoscono che i dipendenti hanno una vita anche al di fuori del lavoro e che lavorare 80 ore a settimana fa male a loro e ai profitti.
  2. I dipendenti hanno maggiore autonomia e sono maggiormente responsabilizzati sul lavoro rispetto, per esempio, a un americano.
  3. In Danimarca perdere il lavoro non è la fine del mondo e questo perché l’assicurazione contro la disoccupazione garantisce ai lavoratori il 90% del loro stipendio per due anni.
  4. Dalla metà dell’800 la Danimarca si è concentrata sull’educazione permanente dei suoi lavoratori permettendo loro di frequentare formazioni retribuite e acquisire nuove competenze.
  5. “Arbejdsglæde” ovvero una parola danese che significa “felicità al lavoro” perché il lavoro non è uno strumento per essere pagati, ma parte della realizzazione di se stessi. E realizzando se stessi si realizzano anche gli obiettivi di business dell’azienda.

A proposito: la Svizzera quest’anno si è classificata sesta. Andate d’accordo con colleghi e superiori? Svolgete al meglio le vostre mansioni? Siete stimolati a migliorare? Se nulla di tutto ciò vi sfiora, è ora di cambiare impiego…