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PUNTO A CAPO

Le B Corporation

25 febbraio 2019

Qualsiasi imprenditore del mondo profit, da che mondo è mondo, persegue il fine ultimo del profitto. Ma da qualche anno a questa parte si assiste ad un fenomeno che promuove la nascita delle cosiddette B Corporation. B sta per Benefit e le protagoniste di questo movimento sono realtà che, pur nell’intenzione di conseguire il massimo profitto possibile, creano dei modelli di società sostenibili, con un occhio di riguardo per l’ambiente, i problemi sociali e i propri dipendenti.
Le B Corp stanno nascendo in tanti paesi e la loro forza è tale da aver portato i legislatori a riconoscerne la portata creando addirittura degli status giuridici ad hoc. In pratica essi ammettono che all’interno di uno statuto societario possano essere incorporati obiettivi positivi di impatto sociale e ambientale di pari passo con obiettivi di tipo economico-finanziario.
Il movimento delle B Corp è nato dal 2006 negli USA, quando alcuni imprenditori decisero che era indispensabile tentare di cambiare il modello di capitalismo dominante e di farlo evolvere. Da allora è stato sviluppato un protocollo di misura degli impatti dal nome B Impact Assessment (BIA). Il B Impact Assessment è una piattaforma online gratuita che valuta il modo in cui l’azienda interagisce con i suoi dipendenti, i clienti, la comunità e l’ambiente, già utilizzato da oltre 60mila aziende.

«Pur ricercando il massimo profitto, si creano modelli di società sostenibile»

Elena Lidonnici

Il dato rilevante però non sta nel protocollo di misura utilizzato e l’obiettivo del movimento Benefit non è “B Corpizzare” tutte le aziende. La vera novità sta nell’affermarsi di una visione che prevede che per le aziende operanti nel mondo intero i risultati ambientali e sociali siano misurati in maniera rigorosa e comunicati con trasparenza al pari dei risultati economici e finanziari, in modo da creare una prosperità durevole e diffusa; cosa che vede anche Coop da tempo in prima linea. L’esigenza che avanza dimostra la volontà di passare da aziende puramente “estrattive” ad aziende che “restituiscono” al sistema in cui operano e lo rigenerano producendo un impatto positivo sulla società, sulle persone e sulla natura. E per farlo non bisogna per forza offrire prodotti o servizi eco e bio, o ad alto impatto sociale, bisogna “solo” fare affari in modo da ottimizzare la creazione di valore per tutti i portatori di interessi, dai clienti agli azionisti. Il BIA è uno strumento gratuito…perché non provare, anche solo per curiosità, a misurare il nostro impatto per vedere se stiamo andando nella direzione giusta? Con qualche piccolo cambiamento magari anche la nostra azienda potrebbe contribuire a migliorare la società in cui viviamo.