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PUNTO A CAPO

Le colpe della vecchiaia

01 aprile 2019

Spendono i soldi dei giovani lavoratori, mettono in pericolo l’AVS, invadono gli ospedali causando i sorpassi assicurativi che sappiamo e, come se non bastasse, sono un costante pericolo al volante: di affermazioni discriminatorie nei confronti degli anziani ce ne sono a bizzeffe, e basta tendere l’orecchio per sentirle.

Una campagna di sensibilizzazione attualmente in corso mette in evidenza il fatto che la stigmatizzazione delle persone appartenenti alla terza e alla quarta età si incontra più spesso che il razzismo e il sessismo, perché è molto più banalizzata, e fa parte in qualche modo di un «senso comune» che non viene messo in discussione, in particolare in certi ambiti (per prendere un esempio: la tecnologia, nei confronti della quale gli ultrasessantenni sarebbero fatalmente fuori gioco).

La sensibilità che provo in materia sarà forse un effetto dell’età che avanza, ma l’ostracismo che colpisce i vecchi mi sembra uno dei paradossi più rivelatori della società in cui viviamo. Quest’ultima, storicamente, batte tutti i record per quanto riguarda la longevità e le condizioni proprie alla (lunga) fase d’esistenza postlavorativa alla quale la maggior parte della popolazione può statisticamente aspirare, come glielo ricordano i grafici che le mostrano la sua inesorabile tendenza all’invecchiamento.

Malgrado questa realtà quantitativa, che implica pure un enorme potere economico, le persone anziane – con l’eccezione di poche Pantere grigie – non costituiscono un gruppo di pressione, e non gioiscono né del rispetto dei più giovani, né dell’autorità dell’esperienza, contrariamente a ciò che caratterizzava le società tradizionali, in Europa e altrove. La cosa non si spiega se non ipotizzando che la discriminazione generazionale è diventata una sorta di riflesso integrato da tutti, anziani compresi. In un contesto che valorizza la gioventù associandola al dinamismo e alla salute, e nel quale peraltro numerose sono le strategie per nascondere o negare la fatalità della morte, la vecchiaia è lo spauracchio per eccellenza, che provoca un rigetto spesso epidermico.

Succede cosí che il vecchio è sempre l’altro, e che ciascuno fa di tutto per sottrarsi all’assimilazione a una categoria percepita come infamante. Strana mancanza di saggezza la nostra: per dirla brutalmente, non dovremmo forse pensare che l’unica alternativa all’invecchiamento è la tomba?