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PUNTO A CAPO

Le foto dei bebè

08 aprile 2019

Da un paio di settimane, nel mondo germanofono sta impazzando una campagna di sensibilizzazione che non lascia indifferenti (deinkindauchnicht.org). Stanno riscuotendo interesse internazionale le foto di una giovane bloggering che ritraggono degli adulti in tipiche pose da bebè, ma che invece di scatenare quella classica reazione di tenerezza e dolcezza, urtano come pugni nello stomaco. Immaginate di vedere degli adulti seminudi, con indosso un bavaglino cosparso di salsa al pomodoro, o con la faccia imbrattata di pappette, o seduti nudi su un vasino, o intenti a poppare. Disgusto, imbarazzo, vergogna, ribrezzo: queste le tipiche reazioni di chi guarda le foto. La didascalia pone una domanda retorica: «Pubblicheresti mai una tua foto in questa situazione? Nemmeno tuo figlio!».

Lo scopo della campagna è di sensibilizzare i genitori che pubblicano e mettono continuamente in rete foto e video dei propri bambini in momenti apparentemente dolci o buffi, ma anche imbarazzanti, che rischiano di metterli alla berlina e ipotecare la loro reputazione futura. «Genitori, smettetela di rubare la sfera privata dei vostri bambini!»: questo, in sostanza l’appello rivolto ai genitori, chiedendo loro uno sforzo di autocritica per evitare ai ragazzi di domani di doversi vergognare per degli scatti, per la cui pubblicazione non avrebbero mai dato il loro assenso. Infatti nessuno vorrebbe che il proprio futuro datore di lavoro ci vedesse con terribili smorfie in un momento di pianto irrefrenabile, o di capriccio o, peggio ancora, intenti a scaccolarci il naso.

Considerato che in rete nulla si cancella, ma tutto si ritrova, i genitori rischiano di compromettere possibili chance ai propri figli. La campagna è stata accolta positivamente dalla maggioranza della popolazione, eccezion fatta degli incalliti genitori che pubblicano e condividono tutto dei loro pargoletti.

Forse, la consapevolezza di una maggior riservatezza e rispetto della propria (e altrui!) sfera privata può servire anche da monito allo sfrenato culto dello sharenting (ovvero la condivisione in rete di ogni attività genitoriale) e servire anche da prevenzione. Una volta pubblicati foto o video, noi non abbiamo più il controllo dell’uso che ne viene fatto in rete. E non sempre gli scopi di sconosciuti utenti sono nobili…Pensiamoci bene, dunque, prima di pubblicare le prossime foto. E soprattutto, non dimentichiamo che anche i bambini hanno il diritto all’autodeterminazione.