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PUNTO A CAPO

L'equivoco del vocale

23 settembre 2019

Ormai gli sms sono superati. Quasi quasi lo sono anche i messaggi di whatsapp. Ma quello che dilaga e impera sono i messaggi vocali. Ovunque, per tutto. Per comunicare cose futili, ma anche per cose importanti. Per pigrizia o per comodità. In fondo: perché sforzarsi a digitare sillabe sul cellulare quando si può dire più velocemente una cosa?

In treno l’altro giorno ho assistito al culmine dell’assurdità: due ragazzi comunicavano fra loro tramite messaggi vocali whatsapp seduti in due scompartimenti diversi dello stesso vagone. Ascoltando i messaggi in viva voce era ovvio che come minimo una ventina di persone ascoltassero la loro banalissima conversazione. Ho indugiato a lungo prima di intromettermi, ma ad un certo punto non ce l’ho fatta a trattenermi e sono scoppiata a ridere. Il ragazzo ha distolto un attimo l’attenzione dal suo cellulare e mi ha guardata con una faccia molto stupita, dove ogni brufolo sprizzava un punto interrogativo. «Scusa, ma non fai prima a spostarti di cinque metri e a parlare direttamente al tuo amico?», gli ho chiesto ridendo. La risposta, potevo immaginarmelo, era alquanto ovvia: parlarsi dal vivo, era out, altrimenti detto “meno figo”. Questa moda di inviare messaggi vocali ha nel frattempo contagiato anche gli adulti. Certo, è comprensibile lasciare un messaggio vocale mentre si sta guidando o quando non si hanno gli occhiali a portata di mano.

Ma delle volte è una vera scocciatura doversi sorbire dei messaggi vocali, anche indesiderati. Quasi una forma di sopruso, addirittura di violenza. Sì, perché se io mando un messaggio vocale obbligo in un certo senso l’altro ad ascoltarmi, stando zitto, non facendo domande, non controbattendo e nemmeno entrando in vero dialogo con me. Non parliamo poi dei messaggi vocali che lasciano un sacco di interrogativi aperti (con conseguente inutile perdita di tempo a porre ulteriori domande) o quelli che lasciano di stucco perché non lasciano via di scampo, poiché dobbiamo prendere atto di decisioni prese e comunicate in questo modo. Un messaggio vocale è anche un po’ manipolativo: non si pretende forse che l’altro si prenda del tempo per me e ascolti e magari riascolti la mia voce e si occupi mentalmente di me più a lungo dei pochi secondi registrati e inviati al volo? Forse è anche un po’ narcisistico, per chi ama ascoltare e riascoltare la propria voce. Di sicuro i messaggi vocali denotano una grande necessità, che va ben oltre la comunicazione: un urgente bisogno che qualcuno ci ascolti…. Forse qui sta l’equivoco. In caso di dubbio: cancelliamolo senza nemmeno ascoltarlo.