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Punto a capo

Quando suona la sveglia

20 maggio 2019

È di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio («Switzerland Wake Up»), condotto da una nota società di consulenza insieme alla Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, che pone l’accento sul tema dell’attrattività della Svizzera per le multinazionali. L’analisi, basata sulle interviste fatte a Ceo e dirigenti di più di 100 società, ha analizzato l’impatto di queste aziende sull’economia locale.

Se è vero che la Svizzera è sempre stata un paese in grado di attrarre i quartier generali delle più note società a livello mondiale, oggi essa si sta confrontando con alcune decisioni “critiche” come gli accordi bilaterali con l’Unione europea, la riforma fiscale, gli accordi transatlantici di libero scambio (Usa-Ue e Usa-Ch) e la riforma del Codice delle obbligazioni. Questi temi predispongono all’incertezza i decisori aziendali, che devono valutare dove dislocare i loro quartier generali, e portano via al paese il suo “sex-appeal”. Proprio quello che, 20 anni fa, portò la metà delle multinazionali che volevano insediarsi in Europa a scegliere come meta il suolo rossocrociato.

«È auspicabile che la Svizzera rilanci la sua mentalità pragmatica»

 

La nostra attrattività come sede di multinazionali è dunque scesa dal primo al terzo posto, cedendo il passo a Singapore e Dubai. Non solo. Il Paese ha perso importanti occasioni come le delocalizzazioni di colossi quali Apple, Amazon, Facebook, Tesla e altri. Sono state perse quote di mercato nell’industria, nei beni di consumo e servizi finanziari.

Altro dato da non sottovalutare è il trasferimento di centri di competenza digitali e di analisi dati al di fuori dei confini. Aspetto questo legato al fatto che la Svizzera manca di competenze Stem (dall’inglese: science, technology, engineering and math) poiché il numero di laureati in queste materie è davvero molto basso, con circa 21mila laureati l’anno. Ecco allora perché in questo studio si parla di “risveglio”, auspicando che la Svizzera rilanci la sua mentalità pragmatica e orientata alle imprese, tornando ad essere la nazione privilegiata dai colossi aziendali.

Tre le soluzioni proposte. Rivedere le politiche di immigrazione per soggetti altamente qualificati e offrire formazioni ad alto valore aggiunto. Rafforzare il “marketing Paese” per attrarre le delocalizzazioni del futuro competendo con le agenzie di marketing territoriale meglio organizzate di altri Paesi. Stipulare accordi globali di libero scambio con i maggiori blocchi economici, rafforzando l’affidabilità normativa a lungo termine. La seconda ondata di imprese tecnologiche e di colossi cinesi è già dietro la nostra porta e allora: sveglia ragazzi, non abbiamo tempo da perdere!