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PUNTO A CAPO

Una festa sintomatica

22 maggio 2019

Da un po’ di tempo, in Svizzera romanda e particolarmente nel canton Vaud, si direbbe che non si parli d’altro: la Fête des Vignerons, che si terrà a Vevey tra luglio e agosto, è soggetto di articoli, incontri, dibattiti, letture, e chi più ne ha più ne metta.

Le ragioni oggettive per spiegare questo interesse non mancano, anzi: la festa viene organizzata solo ogni vent’anni all’incirca; l’edizione 2019 costerà oltre cento milioni di franchi; i numerosissimi partecipanti benevoli della regione traboccano d’entusiasmo; gli artisti scelti per creare testi, musiche, coregrafie hanno una forte presenza mediatica.

Questi elementi alimentano talvolta una certa tendenza all’autoglorificazione: la Fête des Vignerons viene presentata come se fosse un evento unico in Europa, per non dire al mondo, dimenticando che la sua concezione ed il suo sviluppo sono legati a fattori storici e a modelli culturali il cui influsso è tutt’altro che secondario.

«La vita quotidiana dei vignaioli vorrebbe forse una festa che valorizzi la natura»

 

Trascurando la contestualizzazione della lunga e progressiva genesi della festa, si perde un’occasione per riflettere sul significato, sulle funzioni e sull’uso delle tradizioni – e per illustrare la loro natura evolutiva.

Ma quanto colpisce più ancora, in questa edizione 2019, indipendentemente dalla riuscita artistica che le si augura, è la tensione tra quanto costituisce la sostanza stessa della manifestazione, cioè i lavori della vigna, e il gigantismo dello spettacolo si sta preparando.

Quest’ultimo è stata lanciato come lo vuole l’epoca, cioè su scala internazionale, con un intenso battage pubblicitario, e senza nascondere l’ambizione di essere uno degli appuntamenti più vistosi dell’anno, e di attirare anche spettatori venuti da molto lontano.

Il prezzo elevato dei biglietti, che ha creato qualche polemica, rientra nella stessa strategia, e viene a scalfire il carattere “popolare” prestato ufficialmente all’evento.

La vita quotidiana dei vignaioli, d’altro canto, sarebbe consona a una celebrazione in grado di valorizzare la natura, la prossimità con gli elementi, il ricentramento sulla produzione locale: non si risponderebbe forse meglio così alle preoccupazioni contemporanee, invece che incoraggiare fiumi di persone indirettamente a prendere l’aereo per recarsi in riva al Lemano venendo da Londra, Varsavia o Madrid?