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PUNTO A CAPO

Viaggio in Lucania

05 agosto 2019

Dopo l’inclusione di Matera nei siti Unesco del 1993 e la sua nomina a capitale europea della cultura 2019, la Basilicata sta vivendo momenti di inattesa popolarità. Viaggiare per arrivarci è già una scoperta. Salire dalla Campania, verso la terra chiamata Lucania, è un sussulto di panorami in un crescere d’alture, colline e monti, tagliati e uniti dai cavalcavia che hanno collegato questi luoghi al resto d’Italia. Si susseguono paesi aggrappati con le unghie a rocce affilate, e campi a volte incolti di una bellezza primitiva, desolante e magnifica.

Questo incanto della natura è solo il preludio allo stupore di Matera. La città è un incedere di continua meraviglia per lo sguardo e tumulti per il cuore. I segni delle epoche e del tempo trasmettono sensazioni che trasudano dai pori delle pietre, i muri raccontano storie nei solchi. Avvolta di magica luce che riverbera sui Sassi, Matera splende sia di giorno, quando il sole picchia tanto da abbagliare gli occhi, come pure nella notte, illuminata ad arte da giochi di luce, dove le ombre di case e scale confondono lo spirito tra le chiese rupestri. Sotto, il fossato della Gravina, testimone delle ere geologiche, che crea un vuoto di separazione tra l’uomo e la natura, laddove San Pietro Caveoso sembra essere l’ultimo baluardo per l’anima. La Murgia appare di fronte con pietre lunari e caverne neandertaliane, dipinge la difficoltà dell’ambiente circondando la vecchia città in uno spazio confinato.

Il Sasso Caveoso ed il Sasso Barisano sono il cuore di questa vita che fu, e che riecheggia in quella che è. I blocchi enormi di tufo che si fondono danno essenza al posto, ed al loro interno sono scavate case, grotte e cantine, sovrapposte come in un gioco di costruzione antico. Nei Sassi si cammina letteralmente sopra i tetti e sulle vite ipogee, fatte di fatica e stenti che si mostrano ancora negli angoli in attesa d’esser riattati. La memoria emerge, ricordando quelle 30mila persone che vivevano qui appena dopo la guerra, in condizioni che suscitarono l’indignazione nell’allora neonata Repubblica. Eppure Matera, gioiello dell’uomo e della sua operosità, si sveglia ogni giorno con un volto nuovo e un’anima antica, fatta a somiglianza del suo pane. Il profumo del grano duro intenso pervade la città, la sua crosta cotta, resa scura dal calore della legna parla del lavoro, il suo interno è giallo e alveolato come la pietra delle grotte, e la sua durata, che va ben oltre la settimana, lo assurge a testimone e protagonista di questo unico angolo di mondo, che di esso vive nella sua quotidiana fetta d’eternità.