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Dolcezza dalle terre esotiche

L’ananas è il frutto in scatola per eccellenza. Siamo andati a visitare una piantagione in Indonesia*, dove questi frutti vengono coltivati e elaborati in condizioni rispettose dell’uomo e della natura.

FOTO
REMO NÄGELI
18 gennaio 2021
Raccolta degli ananas a Lampung, provincia indonesiana dalla quale provengono gli ananas in scatola Coop.

Raccolta degli ananas a Lampung, provincia indonesiana dalla quale provengono gli ananas in scatola Coop.

L’orizzonte è una distesa infinita di ananas. Qui a Lampung, provincia indonesiana all’estremo Sud dell’isola di Sumatra, la pianta di ananas è la regina incontrastata della frutta. Su una superficie di oltre 300 chilometri quadrati, circa due volte il Principato del Liechtenstein, si coltivano ananas Cayenne, una varietà dalla polpa chiara e dal gusto dolcissimo. Da qui provengono gli ananas in scatola Coop che verranno consumati direttamente così o serviranno ad arricchire macedonie, dolci, insalata di sedano rapa o un curry. L’ananas è una delle colture più antiche coltivate al mondo: molto apprezzato per la sua dolcezza e per il prezioso apporto di enzimi, vitamine e sali minerali, lo si coltiva da più di 4000 anni.

Al frutto di ananas servono 18 mesi per giungere a maturazione.

L’idea di mettere gli ananas in conserva per farli durare più a lungo nasce nel 1857 alle Bahamas. Il principio è rimasto ancora oggi quello di un tempo: il frutto viene lavato, tagliato e portato per breve tempo a una temperatura superiore agli 80 gradi per pastorizzarlo. L’ananas è poi sigillato ermeticamente in barattoli di latta senza altri additivi. Si tratta di un metodo di lavorazione tanto semplice quanto geniale. Alla Great Giant Foods di Sumatra, la produzione di ananas ha numeri da capogiro: l’azienda dalla quale Coop acquista gli ananas in scatola dà lavoro a più di 18mila collaboratori. Ogni giorno vengono raccolte fino a 2mila tonnellate di frutti, pari a 5 volte il peso di un Jumbo jet.

Produzione responsabile

L’azienda riserva massima attenzione alla qualità irreprensibile dei frutti ma anche al benessere dei suoi lavoratori. Il che non è affatto scontato in una delle province indonesiane più povere e nella quale quasi la metà della popolazione vive in stato d’indigenza. Chi lavora alla Great Giant Foods può ritenersi fortunato: l’impresa gestisce un proprio villaggio dotato di un piccolo ospedale, un dentista, scuole, un cinema, ristoranti e persino una moschea, una chiesa e un tempio induista. Ben un terzo della popolazione vive in case moderne, pulite, sicure e soprattutto economicamente accessibili. «Molti dei nostri collaboratori restano a lavorare da noi per tutta la loro vita», spiega Harold Koh, capo di Great Giant Foods. «Una situazione dalla quale traggono vantaggio entrambe le parti».

Philipp Wyss, Andrea Kramer e Peter Hauser (da sinistra) assaggiano sul campo un ananas maturo.

Dopo la pastorizzazione le fette vengono inscatolate.

L'ananas è il frutto in scatola per eccellenza. Coop lo importa dall'Indonesia.

Ispezioni in loco

Che questo impegno non è solo di natura puramente retorica Coop se ne è resa conto di persona durante i vari sopralluoghi: oggi Philipp Wyss, responsabile della Direzione Marketing/Acquisti, Andrea Kramer, responsabile Acquisti Coop e Peter Hauser di Eurogroup, società affiliata a Coop con sede a Hongkong, si trovano nel cuore della gigantesca piantagione di Lampung. «Solo se ci rechiamo personalmente in loco, i nostri partner vedono che facciamo sul serio», spiega Philipp Wyss mentre chiacchiera con i lavoratori durante la raccolta. Prima di poter essere trasformati, gli ananas devono maturare sulla pianta per 18 mesi. «La qualità del frutto è eccellente e soddisfa appieno le nostre aspettative», constata Andrea Kramer durante una degustazione sul campo. Il partner Coop Great Giant Foods è antesignano anche per quanto riguarda la trasformazione dei frutti dopo la raccolta: torsoli e bucce dell’ananas non finiscono nella spazzatura ma nelle mangiatoie dei bovini dell’azienda che a loro volta forniscono il concime alle piantagioni di ananas, mettendo così in atto un circolo virtuoso e sostenibile.

Sia sui campi che nella mensa aziendale, all’ora di pranzo c’è gran fermento: dopo il cambio turno molti collaboratori pranzano qui. La mensa serve piatti di riso tradizionali a base di pesce e carne. L’unica cosa che non si trova in menu è l’ananas. Lo vedono già tutti i giorni…

* Il viaggio è avvenuto prima della crisi sanitaria.