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Intervista
anna fossati

Nascere il primo di gennaio

Cosa significa essere il primo nato del nuovo anno? Come viene vissuto oggi il percorso verso la genitorialità? E quali sfide deve affrontare la coppia? All’alba del 2020, ne parliamo con Anna Fossati, una delle responsabili della Casa maternità e nascita “lediecilune” a Lugano-Besso.

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sandro mahler
29 dicembre 2019

Anna Fossati: «Il "primo ticinese dell'anno" è un desiderio dei genitori più che delle levatrici».

Essere il primo nato del nuovo anno? Un privilegio, con conseguente visibilità mediatica. Ma anche lo spunto per riflettere sulla situazione della natalità, in una Svizzera, dove si fanno sempre meno figli. Temi che finiscono sotto la lente di Anna Fossati, una delle responsabili della Casa maternità e nascita “lediecilune” a Lugano-Besso.

Cosa significa dare alla luce un bimbo il primo dell’anno?

Nella Svizzera italiana, considerando gli ultimi anni, sono tra i 5 e gli 8 i bimbi che nascono il primo di gennaio (tra i 163 e i 179 in tutta la Svizzera, ndr). Il desiderio di avere il “primato assoluto” riguarda più i genitori, piuttosto che noi levatrici. C’è la sensazione che sia di buon auspicio. Per noi l’emozione è sempre e indipendentemente forte.

Pensando a oltre 25 anni di carriera, che aneddoti ricorda?

Ho il ricordo di una coppia che ha avuto il bimbo il 31 dicembre. Mamma, papà e bimbo sono rimasti a dormire nella nostra Casa. Mentre fuori c’erano i botti, noi cambiavamo i pannolini.

Le è già capitato di vedere nascere il “primo ticinese dell’anno”?

Quando lavoravo al Civico è accaduto. C’era un’atmosfera magica, i genitori erano commossi.

Cosa prova a essere al fronte mentre la sua famiglia è a casa?

Mi è capitato diverse volte di dovermi assentare durante le festività. Inizialmente mi viene sempre da pensare “che peccato, anche stavolta vi devo lasciare”. Poi, però, subentra il desiderio di condividere la gioia con la famiglia del futuro neonato. Certo, i miei famigliari hanno fatto dei sacrifici per me in questi anni. In un’occasione ricordo di avere saltato anche il pranzo di Natale.

«Nella Svizzera italiana l’1.1. nascono tra i 5 e gli 8 bimbi».

 

Una volta i bambini nascevano in casa. Ora non più.

In realtà il parto a domicilio sta tornando di “moda”. Noi, in un anno, seguiamo una ventina di lieti eventi qui nella nostra sede e altrettanti a domicilio. C’è voglia di naturalità. Gli ospedali svizzeri sono all’avanguardia, ma manca l’atmosfera intima che solo un ambiente famigliare può dare.

Ma c’è da fidarsi?

Domanda lecita. Noi non seguiamo mai parti a domicilio se non c’è un ospedale, per eventuali emergenze, nel raggio di mezz’ora d’auto. Prevediamo ogni potenziale difficoltà. Quando iniziano le contrazioni andiamo a casa della partoriente con tutto il materiale necessario per reagire a possibili imprevisti.

E la donna partorisce nel suo letto?

Quasi mai. Lasciamo libertà alla donna. La posizione sdraiata non viene quasi mai scelta, le donne preferiscono partorire o di fianco al letto, su un tappetino in ginocchio, accovacciate, o su un seggiolino. Così il bacino si apre meglio. È ciò che abbiamo ricreato alle “diecilune”.

Il papà tende a essere presente al momento del parto?

Spesso. Anni fa questo non era scontato. Ora c’è una maggiore condivisione dei compiti, anche nella quotidianità.

Parliamo della vostra struttura. Perché il nome “lediecilune”?

Semplice. I nove mesi di attesa di un bimbo corrispondono a dieci mesi lunari di 28 giorni l’uno. Già durante la mia formazione mi sono accorta che in Svizzera interna c’erano varie Case simili. Il concetto è quello di avere un posto naturale e spontaneo, in cui le coppie e le donne possano incontrarsi, ricevere informazioni sulla maternità e, se lo desiderano, affrontare il parto con noi. Nella Svizzera italiana la nostra è l’unica Casa maternità e nascita riconosciuta dalle casse malati.

Secondo l’Ufficio federale di statistica, la denatalità è in crescita in Svizzera. E il Ticino è la pecora nera. Ci salvano gli immigrati.

Se non leggessi le cifre sui giornali, non me ne accorgerei. Io sono costantemente in contatto con donne in gravidanza.

Tasso di fecondità nazionale fissato a 1,5 figli per donna. Primo figlio partorito a un’età sempre più tarda, in media a 30,9 anni per le donne.

Rispetto al passato, oggi la donna vuole dedicarsi anche allo studio e al lavoro. Non solo. Gli anticoncezionali ci permettono di decidere quando avere figli. Molte donne si avvicinano al momento della nascita del bimbo con mille dubbi sul futuro. Tutto questo è innaturale.

Colpa di chi?

Di una società che mette l’economia al primo posto. I datori di lavoro stressano la donna, mandandola in crisi. Ma anche i famigliari stessi a volte sottovalutano lo scombussolamento ormonale a cui è sottoposta la donna che ha partorito.

Ogni anno, solo in Ticino, sono almeno una decina le donne licenziate in gravidanza…

È vergognoso. Ma è tutto il sistema che di base pone interrogativi. Il congedo maternità è di quattro mesi, una mamma non fa nemmeno in tempo a conoscere il proprio bimbo e già se ne deve staccare. L’Organizzazione mondiale della sanità consiglia di allattare con regolarità il bebè almeno fino a 6 mesi di vita. In Svizzera c’è una legge che dovrebbe aiutare le donne ad allattare lavorando. Ma spesso, quando chiedono il permesso di assentarsi, il datore di lavoro ha difficoltà ad accettarlo.

Sempre più coppie locali non vogliono figli. Egoismo o realismo?

Con tutto quello che ci dicono sul clima e con tutte le notizie brutte che ci bombardano, è normale fare una riflessione.

Quanto interessa ai genitori sapere il sesso del nascituro in anteprima?

Abbastanza. Viviamo in un mondo che ci spinge a giocare d’anticipo.

Anna Fossati: «Spero che con il 2020 le mamme e i neonati siano più più protetti dai datori di lavoro e dalla politica».

Quanto, invece, fanno paura le malattie genetiche?

Si fanno tanti controlli durante la gravidanza. Ma ci sono problemi che possono essere individuati solo al momento della nascita. Altre addirittura dopo mesi o anni. Di fronte a una cattiva notizia c’è subito una grande crisi. Ma poi, nella maggior parte dei casi, si trova la forza per reagire.

Si arriva ad abortire?

Sì, in casi estremi, su suggerimento medico. Ma c’è anche chi decide di portare a termine la gravidanza, pur sapendo che quel bimbo vivrà solo per poche ore o per pochi giorni.

Alcune coppie non riescono ad avere figli in maniera naturale…

A volte il motivo può essere dovuto all’età tarda in cui si concepisce il primo figlio. In alcuni casi questo viene vissuto quasi come un dramma.

C’è la fecondazione in vitro. Triste ripiego?

È l’inizio che è meccanico. Poi, col passare dei mesi, è un aspetto che si tende a dimenticare.

Il suo augurio per il 2020…

Spero che le mamme e i neonati siano più riconosciuti e protetti da parte dei datori di lavoro e della politica. Asili nido e mense vanno bene, ma i bambini han- no prima di tutto bisogno di stare con la mamma e in famiglia.

Anna Fossati, classe 1968, originaria del Mendrisiotto, è cresciuta a Lugano. Frequenta la scuola infermieristica a Bellinzona, e consegue la specializzazione di levatrice a Losanna. Dopo un’esperienza all’Ospedale Civico di una ventina d’anni, dal 2014 è tra le responsabili della Casa maternità e nascita “lediecilune” a Lugano-Besso. È sposata e ha tre figli.


Il ritratto

Anna Fossati, classe 1968, originaria del Mendrisiotto, è cresciuta a Lugano. Frequenta la scuola infermieristica a Bellinzona, e consegue la specializzazione di levatrice a Losanna. Dopo un’esperienza all’Ospedale Civico di una ventina d’anni, dal 2014 è tra le responsabili della Casa maternità e nascita “lediecilune” a Lugano-Besso. È sposata e ha tre figli.