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RITRATTI
LUCA DE MARCHI

Una sfida ignota e lucente

Luca De Marchi è molto giovane ma ha una carriera di tutto rispetto. È stato preparatore fisico della Nazionale svizzera di sci e di Mikaela Shiffrin negli Usa. Ora è in Svezia e pensa a un ritorno in Ticino.

TESTO
FOTO
Klas Rockberg/mad
29 dicembre 2019

Luca De Marchi: «Ho bisogno di situazioni sempre nuove per sentirmi stimolato».

Con il suo approccio ribelle si è guadagnato il soprannome di “Che Guevara” delle montagne. E come per il Che, la personalità di Luca De Marchi è quella del campione. La determinazione, la forza di credere in strade non ancora battute e l’ambizione lo hanno portato lontano.

Promessa calcistica negli anni giovanili, cambia completamente rotta diventando preparatore fisico della Nazionale svizzera di sci e poi allenatore. Accompagna alla vincita olimpionica diverse atlete a Sochi. In seguito viene contattato dagli Stati Uniti per diventare preparatore fisico della sciatrice Mikaela Shiffrin, vincitrice di due Olimpiadi invernali.

Da 4 anni, invece, è coordinatore generale per la Nazionale svede- se ma, spinto dal fuoco sacro del cambiamento, è già pronto per nuove sfide…

L’inizio calcistico

Dal nonno calciatore eredita la passione per lo sport. «All’epoca giocavo per la prima squadra del Lugano, avevo 17 anni e un futuro nel calcio ma, purtroppo, le mie ginocchia non promet- tevano altrettanto bene – ricorda –, dovetti prendere una delle prime decisioni importanti della mia vita».

Concluso il liceo a Savosa, decide di lasciare il Lugano per andare a studiare Sport a Berna. «Ero affascinato dalle dinamiche, sia fisiche che psichiche, della vittoria sportiva, e ho dedicato la mia tesi alla psicologia dell’atleta». Nel frattempo, oltre a continuare a pagarsi gli studi giocando a calcio nella seconda squadra a Berna, si forma come allenatore di sci ed inizia a lavorare come preparatore fisico per la Federazione di sci della Svizzera Italiana (Fssi). L’allora allenatore Fabiano Bondietti diventa il suo primo mentore e gli passa la passione per l’allenamento e la voglia di lavorare con i giovani. «Avevo trovato la mia strada, il primo traguardo professionale che volevo raggiungere era la Coppa del Mondo».

La tappa statunitense

E così è stato, dopo un periodo come preparatore e allenatore dei ragazzi al Centro nazionale di Davos, aggancia la squadra C femminile per poi scalare la vetta, senza mai fermarsi, su fino alla Coppa Europea e poi alla Coppa del Mondo. Luca De Marchi, all’epoca ha solo 27 anni, nelle ossa ha già una carriera incendiaria. Non è tipo da dormire sugli allo- ri, il raggiungimento di una meta prefissata è benzina per definire e raggiunge la prossima: destinazione Olimpiadi. «Non è sempre stato facile, determinazione e testardaggine allora si combinavano alla mia giovane età – ricorda –, spesso dovevo allenare e dare direttive ad atleti e colleghi più grandi di me».

Nel 2014, Luca accompagna la squadra nazionale femminile a Sochi, vivendo da vicino la vincita di numerose medaglie. Metodico e visionario, Luca de Marchi, avanza senza esitare. «Ho bisogno di situazioni sempre nuove per sentirmi stimolato e dare tutto – conferma –; dopo Sochi, mi sono trasferito in America, entrando nel team di Mikaela Shiffrin».

Qui incontra il suo secondo mentore, l’allenatore austriaco Roland Pfeifer: «Con lui mi sono reso conto che avevo ancora moltissimo da assorbire nell’ambito dell’allenamento sciistico: è stato appassionante poter imparare da un tale professionista ed è nata anche una bella amicizia».

Vivendo lontano da casa, la capacità di creare legami di amicizia strada facendo è molto importante. A Park City, nei momenti di malinconia, trova rifugio nel ristorante di un simpatico compatriota. «Adolph, un caro amico da allora, e lo stesso vale per Roland che, essendo austriaco, ha una cultura vicina alla nostra».

Un futuro da scrivere

Per Luca, i rapporti di fiducia e vicinanza che si creano sul posto di lavoro sono fondamentali per mantenere un equilibrio. «Devo dire che, al giro dei 35 anni, sto realizzando che il focus sulla carriera ha comportato anche tanti sacrifici – confida –; non rimpiango nulla, ma ora sto pensando di rimodellare la mia vita lavorativa, per dare spazio anche alla mia vita privata. L’idea è di tornare verso la Svizzera e non escludo di ristabilirmi in Ticino». ll Ticino, infatti, è sempre rimasto un punto saldo per l’allenatore, è nella sua casa a Lugano che torna per staccare dagli impegni e rigenerarsi non appena ha un momento libero dagli impegni. Confessa che non gli dispiacerebbe portare un po’ di quanto appreso in giro per il mondo in Ticino, per migliorare le possibilità di crescita sportiva degli atleti. Il futuro? Una sfida ignota e lucente da conquistare!