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INTERVISTA
ANDREAS WITTMER

«È giusto sostenere Swiss»

A colloquio con l’esperto di aviazione Andreas Wittmer, dell’Università di San Gallo, sulle prospettive del settore aeronautico dopo Covid-19: l’aiuto economico a Swiss e a Edelweiss, il futuro dell’aeroporto di Lugano, le tariffe aeree più care.

TESTO
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christoph kaminski
11 maggio 2020
Andreas Wittmer: «Alcune compagnie aeree  potrebbero fallire».

Andreas Wittmer: «Alcune compagnie aeree potrebbero fallire».

Quasi tutta l’aviazione è letteralmente a terra a causa di Covid-19. Di Swiss solo una piccola parte della flotta è in servizio. Il settore si riprenderà?

Non tutte le compagnie aeree sopravviveranno, alcune potrebbero andare in fallimento. Ma l’industria nel suo complesso si riprenderà sicuramente, forse addirittura si rafforzerà. È una questione di tempo. Dipende da quando la crisi finirà e quando sarà disponibile un vaccino anti Covid-19.

Cambierà la domanda di viaggi aerei?

Ci sono varie teorie. Io sono convinto che la domanda si stabilizzerà tra 2-3 anni al massimo. Ciò che si è sviluppato nell’aviazione in quasi 100 anni non può cambiare completamente a causa di un virus. Una cultura e un comportamento affermati nel corso dei decenni non verranno gettati in mare così rapidamente.

Quanti posti di lavoro sono in gioco in questa crisi?

È difficile una stima. La questione è quanto questa situazione si ripercuoterà sull’industria. Airbus prevede un calo del 30%. Solo in Svizzera abbiamo da 300 a 400 aziende che lavorano come fornitori per l’industria aeronautica. Presumo che la situazione possa diventare critica per la metà di tali aziende, soprattutto quelle che dipendono interamente da questo settore.

Il Consiglio federale vuole sostenere Swiss e Edelweiss con 1,8 miliardi di franchi. È giustificato?

È giusto e responsabile. Queste compagnie non soffrono di cattiva gestione, sono a corto di guadagni a causa del Coronavirus, mentre continuano ad avere costi fissi del 20-30%. Se non potranno volare per diversi mesi, presto non disporranno più di liquidità. Si tratta di aziende di importanza sistemica che direttamente e indirettamente creano migliaia di posti di lavoro. È giusto che prendano in considerazione gli scenari peggiori, sperando tuttavia che non abbiano bisogno di denaro dallo Stato.

Il prezzo dei voli aumenterà?

Sicuramente. A mio parere negli ultimi anni le tariffe aeree sono state mantenute basse per generare artificialmente una domanda supplementare. Soprattutto le compagnie a basso costo, Ryanair o Easyjet, hanno incoraggiato questo sviluppo con la loro estrema strategia di prezzi, che io critico fortemente in termini di sostenibilità. Venticinque anni fa queste compagnie non esistevano. Un volo all’interno dell’Europa costava circa 400 franchi. Molte persone usavano l’autobus o il treno. Oggi, è possibile volare a Barcellona per un fine settimana per 20 franchi, senza contare i costi aggiuntivi del viaggio. Questo non ha senso e non corrisponde a un reale bisogno. Alcune persone volano solo perché è economico, non per una necessità. Questo dovrebbe essere cambiato, è un compito della politica.

In Ticino, il Coronavirus ha sferrato un colpo di grazia all’aeroporto di Lugano che da anni aveva grossi problemi finanziari. Il Centro di competenza per l’aviazione ­dell’Università di San Gallo, che lei dirige, aveva elaborato uno studio di rilancio. Cosa pensa della recente decisione di liquidare la LASA e ­affidarsi ad operatori privati?

Potrebbe essere una soluzione fattibile. Anche altri aeroporti, come Altenrhein o Samedan in Engadina, sono stati trasformati in aeroporti privati. In Engadina sono gestiti da un’azienda privata come operatore e da un’azienda statale per le infrastrutture. Un campo d’aviazione può funzionare solo se c’è una combinazione di aviazione, affari, scuole di volo e altre attività. Un solo segmento di attività non è sufficiente. Per un’operazione privata, ciò che serve soprattutto è un privato molto ricco che voglia investire nell’aeroporto, sapendo che difficilmente vedrà un reddito. Altrimenti il campo d’aviazione di Lugano dovrebbe essere notevolmente ridotto e reso più piccolo.

Quindi ci sono poche prospettive che l’aeroporto di Lugano possa essere riattivato come destinazione per voli di linea?

Ciò dipende dall’investitore privato da un lato e dalla domanda dall’altro. Ed è anche chiaro che lo Stato non avrà altra scelta se non quella di continuare a pagare l’aeroporto, che ora esiste come infrastruttura, con una pista di atterraggio asfaltata e una torre di controllo. Altrimenti difficilmente l’aeroporto di Lugano potrà esistere nelle dimensioni attuali; verrebbe declassato in un campo d’aviazione come quello di Locarno-Magadino o simili.


Il ritratto

Andreas Wittmer (San Gallo, 1973) ha un dottorato in economia ed è direttore del “Center for Aviation Competence” dell’Università di San Gallo. Conduce ricerche nel settore dei trasporti e del turismo con particolare attenzione all’aviazione nei settori della gestione dei servizi e del comportamento dei clienti.

www.cfac.unisg.ch