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THOMAS VELLACOTT

«È tutto nelle nostre mani»

A colloquio con il Ceo del WWF, Thomas Vellacott sulla speranza di un mondo migliore e su come la pandemia influenza la natura. Inoltre, cinque consigli concreti su cosa fare per la salvaguardia dell’ambiente.

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CHRISTOPH KAMINSKI
24 agosto 2020

Thomas Vellacott, crede ci sia ancora una speranza di salvezza per il mondo?

Credo che siamo ancora in tempo per prendere una strada più sostenibile, anche se ogni anno che passa diventa più difficile. Di una cosa sono certo: è tutto nelle nostre mani! Chi sostiene che non ci sia più niente da fare lo dice per una questione di comodo.

Nel 2001 è arrivato al WWF. Da allora, cos'è cambiato in meglio. Cosa è peggiorato?

La crisi della biodiversità si è aggravata. La concentrazione di CO₂ nell’atmosfera è aumentata, rendendo il quadro iniziale più complesso. La buona notizia è che siamo ancora in tempo per invertire la rotta. Negli ultimi anni, in materia abbiamo portato a casa buoni risultati. Un esempio concreto è l’aumento delle popolazioni di tigri, panda e linci allo stato brado. Questo prova che si può ancora fare qualcosa.

Anche la gente comune la pensa così?

Per anni molti hanno considerato la tutela dell'ambiente un tema di nicchia. Oggi la sua dimensione è “mainstream” e questo è positivo. Tuttavia, molti tendono a sottovalutare il problema. In tanti credono che l’estinzione delle specie non riguardi la Svizzera. Si sbagliano: una specie animale e vegetale su tre è a rischio di estinzione. Un dato che ci relega a fanalino di coda tra i paesi OCSE. Secondo uno studio valido dello scorso anno, un milione di specie animali e vegetali rischia di scomparire.

Lei sostiene che la protezione dell’ambiente è un tema “mainstream”. Effettivamente spesso i Verdi sono usciti vincitori dalle elezioni. Poi però è arrivato il coronavirus a rimescolare le carte in tavola…

Nonostante questo non ravviso segnali che lascino presagire un calo di interesse verso la questione climatica e la biodiversità. Quello a cui dobbiamo stare attenti è che i programmi governativi per rilanciare l’economia – dopo il coronavirus, non cementino strutture senza futuro. Che non cediamo ai tentativi dell’industria automobilistica di allentare i limiti delle emissioni di CO₂. O ancora, non possiamo permettere che l’industria del carbone, che oggi ha difficoltà a farsi valere sul mercato, possa trarre vantaggio dalla crisi e ottenere aiuti dallo Stato.

Cosa significa concretamente l’epidemia per la protezione dell’ambiente?

Per la gestione della questione climatica una riduzione temporanea delle emissioni di CO₂ non ci porta lontano. Le emissioni devono diminuire di anno in anno, non solo durante una fase pandemica. Sarebbe interessante capire quali cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria si cristallizzeranno sul lungo periodo: se ad esempio l’home office si imporrà come modello lavorativo, determinando anche un calo del pendolarismo giornaliero. Durante la crisi finanziaria del 2008, abbiamo assistito a una flessione degli spostamenti aerei per viaggi d’affari che non sono mai più tornati ai livelli precedenti la crisi. Sul breve periodo, però, sarei tentato di dire che in molti casi la pandemia ha fatto più male che bene alla natura. Basti pensare all’incremento del tasso di deforestazione in Amazzonia o all’aumento dell’attività di bracconaggio dovuto alla mancanza di pattugliamenti a causa del coronavirus.

Nel Mondo, l'«Overshoot Day» – il 22 agosto, indica il giorno nel quale la Terra esaurisce le risorse naturali che rigenera in un anno. In Svizzera siamo messi male: secondo i calcoli le nostre risorse si sono esaurite l’8 maggio…

La giornata ci fa riflettere su quanto i nostri consumi siano poco sostenibili: esaurire le risorse già dopo il primo quadrimestre dell’anno significa che viviamo sulle spalle dei nostri bambini e nipoti. Noi svizzeri abbiamo la sensazione di essere i primi della classe in fatto di difesa dell’ambiente. Ma non è così, noi sollecitiamo massicciamente l’ambiente..

In concreto, cosa possiamo fare per l’ambiente? Ci dia cinque consigli…

Collegandosi alla nostra homepage https://www.wwf.ch/it/vivere-sostenibile si può calcolare la propria impronta ecologica e ottenere consigli personalizzati sulla specifica situazione. Ci sono un paio di grandi temi sui quali possiamo agire: la nostra alimentazione e nello specifico la quantità di carne e di latticini che consumiamo. Fondamentale poi è il modo in cui ci spostiamo. I voli hanno sicuramente un certo peso, ma a fare la differenza è anche la mobilità nella vita di tutti i giorni, che sia in auto, con i mezzi pubblici o in bici. Anche le abitazioni nelle quali viviamo incidono sull’impronta ecologica: in molte case svizzere il riscaldamento funziona ancora con energie non rinnovabili.

Ci sono altre leve sulle quali possiamo agire?

Ne cito una che tendiamo a dimenticare: investiamo i nostri risparmi in aziende e in progetti sostenibili? Chiediamoci dove viene investito il denaro della nostra cassa pensioni? In questo ambito i dipendenti attraverso la commissione di previdenza possono esercitare la propria influenza.

Non crede che alla maggior parte delle persone interessi perlopiù l’investimento più redditizio…

I prodotti sostenibili danno ottime rendite. Per quanto riguarda i versamenti alle casse pensioni trovo che, trattandosi di denaro investito a lungo termine, abbia più senso farlo fruttare in prodotti che tra qualche decennio contribuiranno a rendere migliore il mondo per le generazioni future. Il quinto e ultimo consiglio per chi vuole fare qualcosa di concreto per l’ambiente è di scegliere bene come votare e a chi dare la propria preferenza

Il WWF è ben rappresentato a Palazzo Federale?

Cerchiamo di dare voce alla Natura in politica. E facciamo attenzione ad essere politicamente indipendenti. Per fare passi avanti nella politica ambientale servono coalizioni di ampio respiro

Prima ha dichiarato che le persone comuni hanno una maggiore consapevolezza per la protezione dell’ambiente. Per strada però circolano sempre più SUV – sanguisughe a benzina, simili ai fuoristrada. Come se lo spiega?

La Svizzera ha il parco di auto nuove più inquinanti d’Europa. Come scusa tirano in ballo che siamo un paese alpino. Siamo andati a fondo della questione e abbiamo scoperto che i SUV non sono immatricolate in cantoni prettamente montani. Per tanti anni la media delle emissioni inquinanti del parco di auto nuove è diminuito, oggi la tendenza è inversa. Il momento è buono per invertire la rotta.

Che ne pensa delle bici elettriche?

Piuttosto bisogna chiedersi quale mezzo guidava prima chi oggi ha una bici elettrica. Uno studio ha evidenziato che gran parte delle persone che oggi hanno una e-bike in precedenza usava l’auto. Uno sviluppo positivo.

Per inquinare meno l’ambiente siete stati tra i promotori della settimana di quattro giorni lavorativi. Cosa dice al riguardo?

Esiste una correlazione tra il reddito e le risorse che consumiamo: più guadagno, più consumo, spesso il maggiore fabbisogno di risorse non rende più felici.

Per lei oggi vale ancora la settimana corta?

No, oggi non più. Quando i miei bambini erano piccoli lavoravo a tempo parziale. Ora i figli sono diventati grandi, io ho ripreso a lavorare a tempo pieno. Presso la nostra organizzazione sono tornato a essere in minoranza (sorride).

Cosa si aspetta dalle imprese in materia di protezione dell’ambiente?

Anche se nell’economia la consapevolezza per la tutela dell’ambiente ha fatto passi da gigante, bisogna fare molto di più. Le aziende devono chiedersi se il loro modello di business – in un mondo che vuole azzerare le emissioni di CO₂, funziona. Una ditta per avere successo in futuro deve poter rivedere la propria strategia in un‘ottica sostenibile. Gli obiettivi climatici devono essere chiari. Aiutiamo molte aziende a farlo e forniamo loro consulenza in questo complesso processo, esaminando non solo l’azienda in sé, ma anche le catene di creazione del valore.

Non vi mette in difficoltà farvi pagare dalle aziende?

Certo. Proprio per questo sono indispensabili alcuni presupposti affinché la collaborazione sia corretta. Osserviamo con precisione le performance ambientali di un’impresa, cercando di migliorarle. Concordiamo con le aziende gli obiettivi misurabili e comunichiamo ufficialmente dove esse sono. Se non ci facessimo pagare per questo servizio, dovremmo ricorrere ai soldi delle donazioni per poter dire alle aziende come investire di più nell’ambiente. Questo però non sarebbe corretto. L’azienda deve pagare per il servizio erogato e questo deve avvenire nella più assoluta trasparenza. L’importante per noi è che questa componente rappresenti al massimo il 10-15% delle nostre entrate. L’impegno dell’economia per più sostenibilità è fondamentale. Finanziariamente il WWF è sostenuto dai 296mila soci e dai donatori. Un sostegno che ci garantisce di lavorare e di essere indipendenti.

Il WWF risente del fatto che le persone spendono di meno a causa della pandemia?

No. Nonostante le difficoltà economiche, le persone si impegnano per il sostegno della Natura. Per molti aderire al WWF è una scelta sul lungo termine.

In un’intervista ha dichiarato di non sentirsi affatto un eroe dell’ecologia…

… era da tempo che non sentivo dirmelo…

… Com’è la sua impronta ecologica?

Appena sotto il due, che è un valore molto alto. Nella nostra famiglia i voli aerei sono stati per tanto tempo la componente a maggiore impatto sull’impronta ecologica. Oggi, cerchiamo di prendere più spesso il treno. L’anno scorso siamo andati in Scozia con l’Interrail – un viaggio splendido.

E con il consumo di carne…

Ha toccato il nocciolo della questione: sono vegetariano e non mangio carne. Ma abbiamo un cane e due gatti.


Il ritratto

Thomas Vellacott ha studiato a Durham, a Cambridge (GB) e al Cairo arabo, Cultura islamica e Relazioni internazionali e amministrazione aziendale a Losanna. Ha lavorato nel settore bancario e come consulente da McKinsey. Dal 2012 è CEO del WWF Svizzera. Sposato e padre di due figli. Vive a Zurigo.

La nuova promozione Coop con il WWF la trovate qui: www.coop.ch/wildlife