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IL CASO MITHOLZ

«La Svizzera sappia cosa succede qui»

L’ex deposito di munizioni di Mitholz, villaggio dell’Oberland bernese deve essere bonificato e l’area sgomberata a partire dal 2031. Il compito del sindaco Roman Lanz, l’angoscia della famiglia Rauber, gli interrogativi del giornalista Hans Rudolf Schneider.

FOTO
PINO COVINO
06 dicembre 2020
 Uno scorcio di Mitholz e sullo sfondo la parete della montagna che ospitava l'ex deposito di materiale bellico.

 Uno scorcio di Mitholz e sullo sfondo la parete della montagna che ospitava l'ex deposito di materiale bellico.

«È piccolissima, ma la scintilla della nostra speranza non si spegne»: Urs Rauber in cuor suo sa che solo un miracolo potrà impedirgli di lasciare la sua casa per dieci anni. E come lui i 170 abitanti di Mitholz, villaggio nel comune di Kandergrund (BE), che, secondo i piani del Dipartimento federale della difesa (DDPS), dovranno evacuare la loro abitazione entro il 2031 per consentire i lavori di sgombero del materiale bellico rimasto sotto le macerie di quello che fu il deposito di munizioni più grande della Svizzera, costruito tra il 1941 e il 1944. L’annuncio dello scorso 25 febbraio della Consigliera federale Viola Amherd nella palestra di Kandergrund suscitò incredulità e disorientamento tra gli abitanti del villaggio dell’Oberland bernese. Ora si attende, entro fine anno, il parere del Consiglio federale sul progetto del DDPS. Poi, in caso positivo, il parlamento dovrà accordare il credito di un miliardo per finanziare opere infrastrutturali per la messa in sicurezza delle vie di comunicazione e lo sgombero del ventre della montagna, che custodisce la pericolosa eredità, risalente agli anni del “ridotto nazionale”. Si tratta di una quantità enorme: 3.500 tonnellate lorde di munizioni d’artiglieria, mine, bombe aeree, proiettili, granate a mano ancora potenzialmente esplosivi. Nella notte del 19-20 dicembre 1947, all’interno dell’ex deposito di materiale bellico si verificò una triplice esplosione di 3.500 tonnellate di munizioni che distrusse Mitholz, causando la morte di 9 persone, il ferimento di 7 e 200 sfollati. Le cause non furono mai accertate. Tra le ipotesi, quella tecnica della formazione di azoturo di rame nelle spolette di granate. A mo’ di esempio, furono 4.000 le tonnellate di bombe esplosive e incendiarie sganciate nel febbraio 1945 dai bombardieri anglo-americani su Dresda.

 Vista aerea della parete della montagna crollata a causa dell'esplosione del deposito di munizioni di Mitholz nel 1947.

 La distruzione causata dalla disgrazia.

 Operai sulla linea ferrata che portava al bunker.

 

Gli antefatti

Negli anni del Secondo conflitto bellico mondiale, Mitholz era nel centro nevralgico del “ridotto nazionale”. Situato sull’asse del Lötschberg, la valle della Kander ospitava un clinica veterinaria per cavalli, bunker, arsenali, posti di comando e campi di aviazione. «Allora, in paese si diceva che nel deposito vi fossero scorte alimentari. Non si aveva la percezione di ciò che succedesse realmente», spiega Hans Rudolf Schneider, giornalista, editore e autore di un libro tutto dedicato a fatti e antefatti di «quella orribile notte». «In realtà – continua Schneider – alla fine della guerra vi era un’enorme quantità di munizioni inutilizzate, a cui si doveva trovare una sistemazione “sicura”». A seguito dell’esplosione del deposito bellico avvenuta il 28 maggio del 1946, che provocò la distruzione del forte di Dailly, a St. Maurice (VS) e la morte di dieci persone, «a Mitholz si realizzò un nuovo concetto di immagazzinamento basato sulla separazione tra granate e spolette. Ma non si fece in tempo a finire, perché nel dicembre del 1947 avvenne l’esplosione», ci dice mentre ci mostra l’unico elemento di memoria collettiva di quel disastro: una pietra di 140 chili ritrovata a Kandergrund, a 2 chilometri e mezzo dal luogo dell’esplosione. Lì accanto c’è una fontana in pietra, alla cui base vi è una targa del comune di Kandergrund e del Patrimonio Svizzero (Heimatschutz), che sostenne la ricostruzione delle 21 abitazioni andate distrutte, secondo le caratteristiche architettoniche locali.

 

 Urs Rauber, le figlie Corinne (4) e Martina (8), e la moglie Margrit (34).

L’incognita del futuro

Tra queste case rivestite in legno vi è quella dei Rauber. «Ai tempi dell’esplosione, in questa vecchia fattoria abitavano mia zia e i miei nonni. Il tetto e le finestre furono danneggiate, ma la casa restò in piedi. A dire la verità, in famiglia non si parlò mai di quanto accadde. C’era soltanto la voglia di lasciarsi alle spalle quella tragedia», racconta Urs. Ma oggi il passato torna a battere alla porta degli abitanti di Mitholz. «Non ci saremmo mai aspettati di dover lasciare la nostra casa», afferma Urs, che d’inverno lavora come aiuto metalcostruttore e si occupa, insieme al padre, anche della piccola fattoria con vacche, capre, conigli e galline. D’estate la famiglia contadina si trasferisce sull’alpe, nel Gasterntal, in territorio di Kandersteg, dove gli animali trovano pascoli erbosi. Lassù, la famiglia gestisce anche l’Heimritz, un piccolo ristorante con alloggio. «Un’attività che portiamo avanti da cinque generazioni e il cui futuro è ora incerto, se dovessimo allontanarci da Mitholz» – spiegano a malincuore Urs e Margrit.

 Roman Lanz, 59 anni, indica l'entrata dell'ex deposito di munizioni.

 

Dialogo e persuasione

Ai timori e alle tante incertezze della piccola comunità sta cercando di dare una risposta Roman Lanz, sindaco di Kandergrund, che ci ha accolto nella piccola sala delle riunioni del Municipio e, successivamente, ci ha portato all’entrata dell’ex deposito, sorvegliato dall’esercito con pattuglie di polizia militare, un sistema di videosorveglianza e sensori. Quando il 19 giugno 2018 Lanz ricevette la chiamata dall’assistente personale dell’allora “ministro” della difesa Guy Parmelin, pensò a uno scherzo di un amico. Invece, due giorni dopo, si ritrovò a Berna, davanti al Consigliere federale in persona, che informava lui e i rappresentanti cantonali dell’esito di una perizia, in cui il rischio di esplosione delle munizioni nell’ex deposito di Mitholz risultava più alto di quanto accertato nel 1949 e nel 1986. La notizia fu resa pubblica 10 giorni dopo e da quel momento, per il sindaco, carrozziere classe 1961, originario del canton Argovia, è iniziata una grande sfida, inedita a livello svizzero. Secondo Lenz, la soluzione dello sgombero totale e della bonifica è la migliore. Ma per convincere i suoi concittadini della bontà del progetto l’unica via è quella «del dialogo e della trasparenza. È vero che una minoranza degli abitanti di Mitholz è contraria a questa soluzione, ma lo sgombero totale ci permette di liberarci una volta per tutte delle munizioni e di scongiurare anche un danno ambientale, poiché le sostanze nocive contenute nel materiale bellico potrebbero infiltrarsi nelle falde acquifere». Eppure, va detto che dieci anni fa, furono analizzati campioni d’acqua prelevati dalle falde, ma non fu ritenuto necessario alcun tipo di sorveglianza particolare. Un’analisi dell’acqua di falda ogni 5-10 anni, si disse allora, sarebbe stata sufficiente. Nell’aprile del 2019 l’Ufficio federale dell’ambiente ha presentato il risultato di una perizia dell’istituto tedesco Fraunhofer, il più grande ente di ricerca europeo, dal quale è emerso che la quantità di tritolo potenzialmente esplosivo non era soltanto di 10, bensì di 20 tonnellate. Ciò significa l’adozione di provvedimenti radicali in un’area che interessa i tre quarti degli immobili di Mitholz. «Un comitato per tutelare gli interessi di Mitholz ha raccolto l’adesione di 113 abitanti su 170 persone. I membri hanno sottoscritto un documento in cui dichiarano di essere favorevoli allo sgombero completo del deposito e al trasferimento da Mitholz», dichiara il sindaco Lanz. «Inoltre, sono stati istituiti un servizio d’informazione telefonica, un gruppo di sostegno psicologico, un ufficio ad hoc che si occupa esclusivamente di aiutare coloro che dovranno lasciare la propria casa». Per quanto riguarda gli indennizzi, Lanz sottolinea che il DDPS si impegna nel trovare soluzioni personalizzate. Gli interrogativi sono ancora tanti: cosa succederà a queste case? Dovranno essere vendute? Ci si potrà tornare a vivere? Chi si occupa della manutenzione? E in caso di ipoteca sulla casa, chi la paga? Il timore più grande è che, nel caso si sia costretti a vendere il proprio immobile, l’indennizzo della Confederazione sia troppo basso rispetto al reale valore di mercato. «È mia premura fare in modo che il risarcimento sia sufficiente. Certo è che chi decidesse di trasferirsi a Frutigen o sul lago di Thun, troverebbe prezzi immobiliari più alti di quelli di Mitholz. Ma se si resta a Kandergrund, non dovrebbero esserci problemi». Il sindaco è consapevole che, una volta ultimata l’opera, sarà difficile per molte famiglie tornare a Mitholz. Ed è per questo motivo che il suo sforzo è di fare in modo che all’interno del territorio comunale di Kandergrund, che conta poco più di 800 abitanti, resti il numero più alto possibile di persone. «A Mitholz ci sono 20 bambini che frequentano la nostra scuola comunale. Se partono loro, anche il nostro sistema scolastico verrebbe messo in discussione». L’auspicio del sindaco è che Mitholz senta vicina la solidarietà di tutta la Svizzera, Ticino e Grigione italiano compresi. «Sto dando tutto me stesso per far sapere alla Svizzera intera cosa sta succedendo qui. E sarei quindi molto contento se anche la Svizzera italiana non si chiedesse perché per 47 immobili nell’Oberland bernese si debbano spendere così tanti soldi. Questo è un progetto che vuole anche scongiurare un danno ambientale. Qui si tratta di guardare al futuro delle nuove generazioni». D’altronde, questo territorio ha già pagato un prezzo non indifferente in termini di vite umane e ambientali: l’esplosione e le vittime del 1947, le 1.400 tonnellate di munizioni provenienti da Mitholz sversate nel lago di Thun, (nel solo lago di Thun giacciono in totale 4.590 tonnellate di munizioni), la minaccia costituita da 3.500 tonnellate lorde di munizioni rimaste all’interno del vecchio deposito e la loro potenziale carica inquinante, non possono essere ignorate.

 Hans Rudolf Schneider, giornalista e storico.

Allora si disse che nel deposito vi fossero scorte alimentari.

Hans Rudolf Schneider, giornalista

«In tutte le mie ricerche – conclude Hans Rudolf Schneider – non sono riuscito a trovare nessun documento del DDPS che spiegasse in modo chiaro il motivo per cui si fossero lasciate all’interno del deposito ridotto in macerie le munizioni inesplose. E mi domando ancora oggi il perché. All’interno di quella stessa montagna, dove ci sono ancora oggi tonnellate di materiale bellico, dal 1984 al 2018 è stata operativa la farmacia dell’esercito e si sono fabbricati medicinali fino al 2013. Il magazzino dei medicamenti e l’alloggio di soldati è stato chiuso il 2018. E per decenni l’esercito ha sempre assicurato che non vi erano pericoli».


I fatti di Mitholz

Cronologia

1932 - A Kandergrund vengono sciolte tutte le sezioni dei partiti politici. L’Heimatwehr, partito vicino agli ideali del nazionalsocialismo e del fascismo, conta molte adesioni in tutto l’Oberland bernese. Viene sciolto nel 1942.

Luglio 1940 – L’Oberland bernese è un punto strategico del ridotto nazionale, ossia il dispositivo difensivo dell’esercito che si concentra nello spazio alpino.

1941-1944 – Costruzione del deposito di munizioni di Kandergrund, costituito da sei cavità collegate a un cunicolo con binari. Verranno stoccate 7.000 tonnellate di materiale bellico.

19 dicembre 1947 – Tre esplosioni avvenute tra le 23.35 e le 23.45 nel deposito di munizioni di Mitholz causano la morte di 9 persone. L’ipotesi del disastro è l’incidente tecnico, dovuto alla formazione di azoturo di rame in spolette di granate. Sotto le macerie restano i residui di 3.500 tonnellate di materiale bellico, mai sgomberato per gli alti rischi di natura geologica.

Ottobre 1949 – L’Heimatschutz annuncia la fine della ricostruzione delle 21 abitazioni distrutte. Sulle nuove case sono incisi in scrittura gotica versi in rima del pastore evangelico bernese Karl von Greyerz.

1984 – Entra in funzione la farmacia dell’esercito all’interno dell’ex deposito di munizioni. La produzione di medicinali si conclude nel 2013. L’alloggio dei soldati e il magazzino dei farmaci vengono chiusi nel 2018.

2017 – 2018 Naufraga il progetto del centro di calcolo dell’esercito Kastro II all’interno dell’ex deposito militare di Mitholz. Il pericolo di esplosione di residui di munizioni è più elevato di quanto stimato nelle perizie del 1949 e del 1986.

Febbraio 2020 - lI DDPS annuncia la bonifica dell’ex deposito di munizioni e l’evacuazione dei 170 abitanti di Mitholz, che inizierà nel 2031. Il Consiglio federale si esprimerà sul progetto entro fine 2020. I costi dell’opera: 1 miliardo di franchi.