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INTERVISTA
stefan trachsel

«Serve un sistema condiviso»

Entro fine giugno viene lanciata l’app SwissCovid per il tracciamento di nuovi contagi da Coronavirus. Ne parliamo con Stefan Trachsel, direttore del Servizio sanitario coordinato presso il Dipartimento federale della difesa (DDPS). 

22 giugno 2020
Con l'app SwissCovid sarà possibile il tracciamento di prossimità e intervenire sulle persone contagiate.

Con l'app SwissCovid sarà possibile il tracciamento di prossimità e intervenire sulle persone contagiate.

TESTO Susanne Stettler

Per fronteggiare la pandemia, un ruolo di primo piano è stato svolto dal Servizio sanitario coordinato (SSC). Infatti, durante la prima ondata del Covid-19 è toccato a Stefan Trachsel (55 anni) e alla sua squadra intervenire, per fare in modo che respiratori, mascherine, camici di protezione, ambulanze dell’esercito, container per il triage, lettini medici da campo… venissero distribuiti dove ce ne era più bisogno. Ora l’attenzione si è spostata sul “contact tracing”.

Perché?

Il numero dei contagi in Svizzera è ora molto basso, simile a quello di fine febbraio. Siamo però di fronte a una possibile seconda ondata che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. È essenziale quindi interrompere quanto prima la catena infettiva. Ogni persona positiva potrebbe essere entrata in contatto con una moltitudine di persone. Questo significa che gli accertamenti non si devono fermare ai soli soggetti positivi ma anche a tutti quelli con cui entrano in contatto. Durante il periodo d’isolamento domiciliare tutte queste persone verranno contattate giornalmente per telefono per accertarsi sulle loro condizioni di salute. Bastano quindi anche dieci casi positivi e le chiamate da fare diventano rapidamente un centinaio.

«Nei prossimi mesi potrebbe arrivare una seconda ondata di contagi».

Stefan Trachsel

Chi è responsabile di questa gestione dei contatti?

Spetta ai Cantoni fornire le risorse per mettere a punto la gestione dei contatti e monitorare il processo. Chi decide invece di avviare la gestione dei contatti è l’Ufficio federale della sanità pubblica sulla base della valutazione nazionale dei rischi.

Qual è il ruolo della sua organizzazione nel tracciamento dei contatti?

Supportiamo i Cantoni nel coordinamento, fornendo, ad esempio, un software gratuito per il tracciamento dei contatti, il “Contact Manager IES” e, se necessario, il personale per farlo funzionare. Si tratta di uno strumento già utilizzato nel 2009, quando in Svizzera circolava l’influenza suina. E consente di processare in maniera centralizzata i dati di gestione dei contatti di tutto il Paese e scambiarli fra i Cantoni. Ora potremmo averne di nuovo bisogno.

Speriamo però che non si crei la stessa confusione che c’è stata sui numeri di casi di Coronavirus, quando i dati forniti da Confederazione e Cantoni spesso non coincidevano…

Non dovrebbe accadere. Il problema è che non esiste una legge che imponga l’uso di un sistema unico. La Confederazione può al massimo formulare raccomandazioni ai Cantoni. Il piano per la pandemia del 2018 raccomanda come soluzione congiunta il sistema “Contact Manager IES”. Ad oggi, però, gli unici a utilizzarlo sono l’Esercito e quattro Cantoni. Gli altri Cantoni hanno trovato soluzioni autonome.

Non sembra abbia molto senso. 

Anch’io ritengo che non sia la soluzione ottimale. Scegliere per una pandemia una soluzione decentrata è una contraddizione in termini. Serve un accordo su un sistema condiviso. Anche per potere risalire alla catena di trasmissione oltre i confini cantonali è indispensabile un tracciamento dei contatti su scala nazionale. Molte persone, ad esempio, vivono in un Cantone diverso da quello in cui lavorano. Senza un unico sistema di tracciamento dei contatti saranno necessarie interfacce o il trasferimento manuale dei dati, ad esempio tramite liste Excel.

Stefan Trachsel, direttore del Servizio sanitario coordinato.

Il contact tracing sarà integrato da ­SwissCovid, l’app sviluppata dai Politecnici di Losanna e di Zurigo su mandato della ­Confederazione. Come funziona?

Se due dispositivi sui quali è installata l’app e su cui è attivato il Bluetooth si incontrano, dall’intensità del segnale si stima la distanza tra i due smartphone. Se si trovano a meno di due metri per più di 15 minuti, entrambi i dispositivi conservano questo contatto in forma anonima. Se uno dei proprietari del cellulare risultasse in un secondo momento positivo al test del Coronavirus, riceve dal servizio medico cantonale un codice Covid, che notificherà tramite l’app a tutti gli incontri critici che ha avuto. A questo punto le persone interessate potranno rivolgersi alla hotline indicata nell’app.

Quello che sicuramente non ha funzionato bene sono state le scorte insufficienti di ­mascherine, camici di protezione ed etanolo per la produzione di disinfettanti. È stato un errore annullare la costituzione di scorte obbligatorie? 

È una conseguenza del “cambio di paradigma” avvenuto nel 2016. Da allora la Confederazione non dispone più di scorte in caso di pandemia; la responsabilità di costituirle è passata ai Cantoni, agli ospedali e ai servizi sanitari. La Confederazione dispone per ora solo di un magazzino d’emergenza. È evidente che alla luce di quanto accaduto dovremo rivedere certe posizioni.

Lei, da privato cittadino, è stanco del Coronavirus?

Da fine febbraio non faccio altro che lavorare e dormire. Mi manca la mia vita privata, le uscite al ristorante, gli inviti e le gite in città con la famiglia. Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui la parola “Corona” mi ricorderà solo una bella birra fredda.


SwissCovid: come funziona

TESTO Mélanie Haab

SwissCovid ha lo scopo di prevenire una seconda ondata di contagi. Una volta scaricata l’app sullo smartphone si attiva il Bluetooth. Lo smartphone rileva altri dispositivi nel raggio di due metri quando rimane immobile per un momento e l’app registra l’ID dell’altro dispositivo. Se il proprietario del cellulare sviluppa sintomi di Coronavirus confermati da un test, il suo medico gli assegna un codice per annunciarlo sulla piattaforma, che invia un messaggio di avviso criptato a tutti i telefoni che sono stati in contatto con lui. Le persone informate di un possibile contagio possono essere testate gratuitamente. 

La quarantena prescritta da un medico dà diritto a un’indennità di perdita di guadagno.

Google e Apple, titolari dei sistemi operativi Android e iOS, hanno accettato di collaborare per permettere a SwissCovid di funzionare senza restrizioni sul loro sistema.

La particolarità di SwissCovid è il suo sistema decentralizzato e open source. I dati di contatto sono memorizzati nel telefono e non in un cloud, e vengono automaticamente cancellati dopo 21 giorni, consentendo la protezione della privacy. Affinché l’app possa essere efficace, la maggior parte della popolazione dovrebbe scaricarla. Il consigliere federale Alain Berset ha insistito affinché nessuno sia punito o discriminato (ad es. divieto di entrare in un ristorante) se non scarica SwissCovid. Infine, si può prevedere uno scambio con i sistemi dei Paesi confinanti, utile soprattutto per i Cantoni di frontiera come il Ticino, Basilea e Ginevra.