«Sogno una storia sullo Zeppelin» | Cooperazione
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HANNES BINDER

«Sogno una storia sullo Zeppelin»

Lo zurighese Hannes Binder è diventato famoso per le sue illustrazioni realizzate con la tecnica della “finta incisione”. Incontro nella sua casa di Tegna, dove ci racconta dei progetti realizzati e dei suoi sogni nel cassetto.

FOTO
MELANIE TüRKYILMAZ
16 novembre 2020
Hannes Binder all'opera nella casa  di Tegna; «la mia àncora e il mio balcone sull'Italia».

Hannes Binder all'opera nella casa di Tegna; «la mia àncora e il mio balcone sull'Italia».

“Scratch scratch”. La punta, sottile come un bisturi, corre veloce e graffia la vernice sul cartoncino. Dove prima era tutto nero, si aprono sottili linee bianche che, poco a poco, danno vita a un disegno. Con movimenti veloci e precisi, l’illustratore Hannes Binder sta disegnando una delle tavole che l’hanno reso famoso. «Grattare! È quello che ho fatto per tutta la vita!» sorride sotto i baffi. In quasi mezzo secolo di attività, Binder ha “tradotto” in immagini alcuni dei capolavori della letteratura elvetica, da Dürrenmatt a Keller, fino a classici per bambini come Heidi, senza dimenticare illustrazioni per opere di Kafka, Böll, Enzensberger.

Un balcone sull’Italia

Hannes Binder mostra con soddisfazione le tavole di “Wachtmeister Studer im Tessin”, una storia del sergente Studer (il protagonista dei gialli di Glauser) ambientata in Ticino, con scorci facilmente riconoscibili, di uno che conosce davvero il territorio. Binder è infatti di casa nel nostro cantone. Oltre al suo atelier a Zurigo, lavora anche a Tegna, in una stanzetta senza fronzoli, vista giardino. Ci viene spesso, anche solo per due o tre giorni, per fare lunghe passeggiate nei boschi. «Nel 1957 – racconta – mio padre poteva scegliere se comprare una Citroën 2CV oppure questa casa, che era appartenuta a ticinesi immigrati in Argentina che non sono più tornati. E ha scelto bene! Qui abbiamo trascorso le vacanze da bambini e ancora oggi ci torniamo io e mio fratello con le famiglie e i nipoti…». Qui Binder ha anche imparato l’italiano: «non l’ho mai studiato a scuola, ma ho ascoltato la radio, l’ho parlato con la gente, facendo cose pratiche…».

L’Italia degli Anni Sessanta, quella di Fellini e della dolce vita, del design e del boom economico, ha attratto irresistibilmente il giovane Hannes Binder. Tanto che, dopo la Scuola di arti applicate a Zurigo, nel 1968 va a lavorare a Milano per un’agenzia di pubblicità. Ci resta tre anni, vivendo l’atmosfera turbolenta delle manifestazioni studentesche, ma anche respirando tutta l’energia creativa del periodo, sempre con la piccola casa di Tegna come base. «Ci tornavo nel weekend, è stata sempre la mia àncora e il mio balcone sull’Italia! Però, dopo tre anni a Milano, mi sono accorto che non ero nato per fare il grafico. Volevo fare l’illustratore, così ho iniziato a collaborare con il “Tages Anzeiger”, che allora pubblicava un magazine. E mi sono specializzato nello scraperboard». Una tecnica di grande effetto, conosciuta anche come “finta incisione”. Si incide, infatti, una tavola di cartone annerita con vernice nera. In mezzo, un piccolo strato di gesso che lascia scorrere la lama. Si lavora, per così dire, al contrario rispetto all’illustrazione tradizionale, facendo emergere la luce. E non ci si può permettere sbagli: quello che si gratta, è via per sempre…

Desideri e sogni

Con questa tecnica, che diventa un vero e proprio marchio di fabbrica, Hannes Binder realizza illustrazioni per libri e riviste, fumetti, fino a quelli che ora chiamiamo graphic novel. «Come mio padre – racconta – volevo fare il pittore. Lui per tutta la vita ha insegnato, per mantenere la famiglia. L’illustrazione è arte applicata, ma ho scoperto che mi piace». E piace al pubblico e agli esperti, tanto che ha vinto numerosi premi, tra cui l’Andersen, il più prestigioso riconoscimento italiano per gli illustratori per ragazzi. Hannes Binder continua però a dipingere. Acrilici su tela che mostrano scene di famiglia, ispirate alle foto scattate durante le vacanze. Un centinaio di opere, l’ultima realizzata per sua figlia. In italiano sono disponibili pochi volumi disegnati da Binder, tra cui “I fratelli neri” e “Antonio Ligabue”, sull’artista maledetto. Di prossima uscita, un lavoro con lo scrittore Alberto Nessi per celebrare i 200 anni della nascita di Vincenzo Vela.

Binder ha realizzato perfino le etichette del vino di un ristorante a Pon- te Brolla: immagini di palme e amache, di un Ticino un po’ da sogno. Da sempre, il sogno è una costante nell’arte di Binder. Il suo ultimo libro, “Der digitale Dandolo”, è un viaggio surreale sulle tracce del doge di Venezia Enrico Dandolo, che partì per le crociate nel 1204.

«Oggi, il mondo poggia interamente sul digitale, su fondamenta molto fragili, proprio come quelle di Venezia. In questa storia, mi sono chiesto cosa succederebbe se questo mondo digitale finisse, magari a causa degli hacker. Il mio sogno nel cassetto? Una storia sullo Zeppelin, il famoso dirigibile. Tre anni fa, uno Zeppelin è partito dal Lago di Costanza, dove si trova il museo omonimo, ed è arrivato vicino a casa mia, a Zurigo. Bastava una scaletta per salire. Ecco, questo modo di viaggiare, lento, silenzioso, da porta a porta, mi sembra il mezzo perfetto per questo tempo che stiamo vivendo».