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INTERVISTA
SERGIO ERMOTTI

«Sono un ragazzo fortunato»

In esclusiva per Cooperazione, Sergio P. Ermotti racconta a ruota libera del suo successo professionale, del ruolo della famiglia e l’importanza delle radici in Ticino, ma anche la passione per il calcio e la sua canzone preferita.

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09 novembre 2020
Sergio P. Ermotti,  presidente della direzione generale dell'UBS dal 2011 al 2020.

Sergio P. Ermotti, presidente della direzione generale dell'UBS dal 2011 al 2020.

Quarantacinque anni fa ha iniziato a lavorare in banca: quali ricordi di quei momenti?

Sono entrato in banca in un certo senso per avventura, col pensiero di fare poi qualcosa di diverso, coltivando l’idea di un apprendistato bancario come presupposto per poi andare a frequentare la scuola universitaria federale dello sport di Macolin e diventare maestro della materia. Dopo qualche mese mi sono reso conto che il ramo della finanza, la borsa, i cambi e via dicendo – il settore cui ero stato assegnato come primo compito – era un universo affascinante per essere col lavoro in mezzo alle dinamiche del mondo. Ho cambiato idea e mi sono detto: questa è la cosa che voglio fare.

Cosa dire ai ragazzi che iniziano a pensare al lavoro e non hanno ancora idea di cosa fare nella vita e restano perplessi di fronte ai cambiamenti?

Ai giovani che non hanno ancora le idee in chiaro sul proprio futuro professionale consiglio di valutare in maniera serena l’opzione dell’apprendistato. Come nel mio caso, ma anche in numerosi altri in Svizzera, l’apprendistato, specie oggi, è una forma ricca e valida per entrare in punta di piedi nel mondo del lavoro e intraprendere una carriera che lascia aperte tutte le porte in una formazione continua: pratica e accademica. Questi sono i processi iniziali di apprendimento. La formazione non si arresta mai, siamo tutti apprendisti nella vita e tale forma mentis dev’essere continua. Soprattutto un giovane deve rimanere mentalmente flessibile e consapevole di fronte al fatto che ci saranno comunque numerosi cambiamenti nella società, come nel mondo del lavoro.

La sua prima passione è stata lo sport, che ha continuato a coltivare anche dopo. Che valori può instillare?

Lo sport a mio parere è uno scrigno di valori importanti, perché insegna ad affrontare la realtà secondo diversi aspetti. Ad esempio, lo sport di squadra insegna ad essere parte di un gruppo per elaborare e realizzare obiettivi comuni, tenendo conto del fatto che in ogni team ci sono persone più e meno valide, dove si mettono in gioco i talenti di tutti, misurandosi con altre squadre. Nello sport individuale, anche in questo caso è una maniera per arricchire la personalità ponendosi degli obiettivi coi quali misurarsi, al fine di raggiungere determinati risultati. Un mezzo per rafforzare la competitività personale aiutandosi alla disciplina, dato che ci vuole allenamento, passione e dedizione per ottenere i risultati desiderati. Tutto ciò è applicabile anche al mondo del lavoro.

«L'attaccamento alle radici, al Ticino, è per me decisivo»

 

Qual è lo sport che attira di più il suo interesse?

Il calcio è la mia passione numero uno. Oggi il calcio lo seguo e sono pure presidente di una squadra di terza divisione: il Collina d’Oro. Poi, soprattutto, amo sciare.

La famiglia, quanto è stata d’aiuto nei momenti più delicati della sua carriera?

La famiglia è un caposaldo. Io francamente cerco sempre di tenerla fuori dai problemi del lavoro, perché credo, soprattutto quando si è esposti come lo sono io, che coinvolgerla non sia necessariamente positivo. Ma, dietro le quinte, la famiglia è importante che ti appoggi: mia moglie e i miei figli lo hanno fatto seguendomi e sostenendomi nei vari percorsi della mia carriera. Sono partiti da Lugano, poi Zurigo, per andare a Londra, quindi New York, un ritorno a Londra e ancora a Zurigo… Insomma è stato difficile anche per loro; si sono adattati, mi hanno sopportato e ancor più supportato in tutti questi frangenti.

Che dire degli affari e dei risultati che bisogna ottenere?

Sono una delle forze che muovono il mondo e una parte importante della società. Ci fanno conoscere le persone, affidabili o meno, così come pure i rischi. La crisi finanziaria prima e quella sanitaria dopo ha portato tutti a una visione diversa delle cose. Per cui riteniamo necessario raggiungere risultati puntando ad obiettivi realistici. Gli utili sono la benzina del futuro e - se non si raggiungono - possono causare importanti danni collaterali. Sono dunque necessari, ma ancor più lo è analizzare “come” sono stati raggiunti. Dunque, sempre più attuale è il discorso della sostenibilità dei risultati stessi. Negli ultimi anni, in banca abbiamo visto crescere nella clientela, e promosso, il desiderio di investire finanziariamente in maniera sostenibile. Durante il 2019 abbiamo registrato un incremento del 56% delle masse gestite con criteri di sostenibilità, per una cifra complessiva pari a ben 500 miliardi in gestione!

Il suo rapporto con la cultura: un bene condiviso che arricchisce tutti?

Essa ci ricorda e avverte sempre delle nostre radici. È necessario capire da dove vieni, quali i cambiamenti e i motivi, non solo a livello personale, perché appartiene a tutti; perciò la cultura è un elemento basilare per la vita. Noi, in UBS, ci impegniamo nel mondo della cultura soprattutto nell’arte contemporanea, perché sappiamo che oltre alla necessità di stimolare i giovani artisti a fornirci di una visione per interpretare i tempi, vi è un’affinità con quello che i nostri clienti desiderano e queste occasioni rappresentano pure un momento di interazione con loro: ci permette di conoscere meglio noi stessi e il mondo.

Come colonna sonora delle vostre manifestazioni spesso fa trasmettere canzoni che apprezza, come “Purple Rain” o “L’anno che verrà” di Dalla. Oggi, cosa metterebbe a sigillo della sua carriera?

Ci sono molte canzoni che amo e mi piacciono. Scherzando, ho sempre detto che metterei nel giradischi quella di Jovanotti: “Ragazzo fortunato”.

Pur andando a zonzo per il mondo, è rimasto sempre il “vicino di casa” del Ticino.

Per me l’attaccamento alle radici è decisivo. Uno non può mai dimenticarsi da dove è partito o smarrire le sue origini; anche in questo mio girovagare nel mondo, il Ticino è sempre stato un punto di certezza. È rimasta reciproca l’interazione e il desiderio di aiutarsi l’un l’altro. Il Ticino ha aiutato me ed è un vanto poter essere oggi, in un certo senso, un suo ambasciatore.

Il modello della Svizzera quanto è attuale in questo crocevia di tensioni internazionali?

Apprezzo gli Stati Uniti e la Svizzera con il loro modello federale che potrebbe e dovrebbe essere pensato e applicato anche in altri Paesi, specialmente in Europa.

Una recente immagine di Sergio P. Ermotti a Castelgrande Bellinzona.


Il ritratto

Sergio P. Ermotti (Lugano, 1960) inizia come apprendista alla Cornèr Banca, proseguendo poi studi e specializzazioni. Ha lavorato in varie funzioni per Citigroup, Merrill Lynch e Unicredit, dove diviene numero due. Nell'aprile del 2011 entra in UBS e dopo le dimissioni di Grübel e un interim di tre mesi, dal settembre 2011 all’ottobre 2020 è nominato presidente della direzione generale. Nel 2021 sarà presidente del CdA di Swiss Re e presidente di Investindustrial Acquisition di Londra.