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INTERVISTA

«Un Natale che ci riporti alla sobrietà»

Complice la pandemia, stiamo vivendo l’attesa di un Natale che si annuncia diverso, ma forse più vicino al senso profondo della celebrazione della nascita di Gesù. Ne parliamo con Angelo Cassano, pastore della Chiesa evangelica riformata di Locarno.

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Viola Barberis
20 dicembre 2020
 Angelo Cassano: «Il senso del Natale è riuscito a prenderci cura delle tante fragilità della nostra umanità». 

 Angelo Cassano: «Il senso del Natale è riuscito a prenderci cura delle tante fragilità della nostra umanità». 

Che Natale festeggeremo fra qualche giorno?

Alcuni pensano che sarà un Natale sospeso. Io spero invece che sia un Natale ritrovato, che umanizzi la vita e ci lasci riscoprire una visione solidale dello stare insieme come comunità; un Natale che ci riporti all’essenzialità, alla sobrietà, a ciò di cui abbiamo realmente bisogno.

Sarà dunque un Natale più autentico di altri?

Spero che sia l’occasione per ritrovare la luce che ci porti fuori da questa lunga notte senza stelle. E non penso solo all’emergenza sanitaria in sé, quanto allo smarrimento spirituale della nostra epoca. Ritrovare il vero senso del Natale ci porterebbe a scoprire luoghi inattesi, come lo è una stalla, spazio di autenticità, perché è lì che batte il cuore di Dio, è lì che l’umanità può ritrovare la via della pace e non dell’odio, dell’incontro e non dello scontro.

C’è la possibilità di una rinascita spirituale?

Sì, lo credo fortemente. Se riscopriamo il senso più intimo del Natale, sono persuaso che ce la faremo a rialzarci dai nostri fallimenti, a risorgere dalle nostre inquietudini, a ricominciare a tessere i nostri sogni basandoci su una speranza tenace, quella speranza che riesce a guardare al dolore e che è capace di trasformarlo in prezioso dono, in amore che rimane.

Nel Natale 2020 vede solo opportunità?

No, non solo, ci sono anche dei rischi. Quando penso al significato del Natale, la mia preoccupazione è che la crisi sanitaria, invece di rappresentare l’occasione per ritrovare i valori democratici, inclusivi e solidali del nostro stare insieme, stia invece accentuando l’individualismo radicale, la diffidenza e la cultura del sospetto. A farne le spese sono i più deboli, che invece avrebbero bisogno di sentirsi protetti. Come comunità civile, il senso del Natale lo possiamo scoprire solo se riusciamo a prenderci cura delle tante fragilità della nostra umanità ferita.

Siamo proprio nel tempo della cura: cosa significa?

Curare e prendersi cura esprime la visione della vita e l’atteggiamento concreto di chi non si lascia vincere dall’indifferenza, dal cinismo e dall’apatia, ma si impegna per creare spazi di accoglienza e di condivisione. Chi si prende cura di sé e degli altri è spinto da uno spirito aperto e solidale che permette di ricucire le ferite più profonde.

Distanziati, a volte soli, anche nel lutto, quando invece avremmo avuto bisogno di vicinanza ed empatia: che lezione trarne?

Spero almeno una: che in quanto esseri relazionali non ce la faremo mai da soli. La solitudine, se non è una scelta, può ferire profondamente perché manca quel legame sociale e di vicinanza capace di asciugare le lacrime e di donare coraggio e forza d’animo. Abbiamo bisogno di tanto amore per uscire dal nostro individualismo e per aprirci alla relazione con la prossimità che, per quanto imperfetta e conflittuale possa essere, ci permette di vivere pienamente la vita in una comunità fondata sulla reciprocità del rispetto.

Lei ha di recente pubblicato una raccolta di poesie: “L’amore rimane”, un titolo che trasuda speranza…

Sì, speranza e fiducia. Nelle mie poesie sottolineo come solo l’amore ci permette di guardare al futuro con ottimismo. Solo l’amore, che irrompe con gentilezza nelle dinamiche sociali, ci permette di affrontare le conflittualità esistenziali, senza esserne schiacciati. Senza l’amore i rapporti umani, l’economia, la politica e anche la religione diventano ciniche, fredde, sprezzanti. L’amore, invece, rincuora, non si fa condizionare dalla cultura dello scarto, è capace di riparare le cose preziose quando si deteriorano o si rompono. È capace di accettare la vulnerabilità dell’altro e di fonderla con la propria per reggere agli urti della vita. Solo l’amore dona leggerezza alle famiglie e alla vita comunitaria, perché è capace di rendere felpati i passi di chi non smette mai di sognare.

Ha già pensato alle meditazioni che offrirà ai fedeli durante le celebrazioni del Natale? Reinterpretare le scritture alla luce dell’attualità drammatica della pandemia sarà un’ulteriore sfida?

Sì, in questo tempo offuscato, parlerò del Natale come luce di speranza in una terra che piange, come l’irruzione dell’amore di Dio nello spazio delle nostre stanchezze, un amore che ci abbraccia senza soffocarci, che ci dona coraggio là dove altri si rassegnano. Mai come oggi, abbiamo bisogno di disseppellire la fiducia e la speranza della luce divina che sono dentro di noi, per uscire dal guscio delle nostre paure, per rovesciare ai piedi della mangiatoia i pesi interiori e per trasformare le nostre catene in ali.

La Chiesa evangelica riformata in Svizzera ha da poco eletto una donna alla sua guida, la pastora Rita Famos: cosa rappresenta questa nomina?

È certamente una nomina benvenuta, anche perché è un ulteriore passo avanti nelle pari opportunità uomo-donna. Ho conosciuto la pastora Famos a Basilea come docente quando alcuni anni fa ho seguito un corso intensivo di psicologia pastorale. Mi è rimasta l’impressione di una pastora che mette proprio la cura al centro della sua visione. Sono certo che questa guida al femminile rappresenti una benedizione non solo per la Chiesa evangelica riformata in Svizzera, ma anche per la società nel suo insieme.

Pastore a Locarno, in un cantone cattolico: esistono ancora le frontiere religiose invisibili?

No, grazie al cielo, le barriere che per secoli ci hanno diviso non esistono. Esiste, invece, una sfida che ci accomuna: accogliere e dare voce ai bisogni profondi dei giovani e degli adulti e testimoniare insieme una fede cristiana capace di rispondere al bisogno di spiritualità che è ancora molto presente nella società.


Il ritratto

Angelo Cassano è pastore della Chiesa evangelica riformata di Locarno. È stato docente di filosofia e storia; oggi insegna religione al Liceo cantonale di Locarno. Nel 2019, ha pubblicato il saggio di etica politica “Le idee contano - Viaggio nel cuore dell’essenzialità” (ed. Claudiana). Di recente, la raccolta di poesie “L’amore rimane – Sospiri e speranze in tempi incerti” (ed. Dadò).