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«Un ruolo di coesione»

Maria Lezzi, direttrice dell'Ufficio federale dello sviluppo territoriale ARE, ci parla dell’importanza della galleria di base del Ceneri, della “Città Ticino”, e del “Progetto Territoriale Svizzera” che rimodella i confini cantonali.

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PINO COVINO
06 dicembre 2020
Maria Lezzi:   «Il Ticino è un'area urbana di piccola-media dimensione che può tener testa alle grandi aree metropolitane».

Maria Lezzi: «Il Ticino è un'area urbana di piccola-media dimensione che può tener testa alle grandi aree metropolitane».

In relazione alla nuova galleria di base del Ceneri si parla spesso di “Città Ticino”. È giusto?

La “Città Ticino” è soprattutto un concetto di sviluppo territoriale. Significa che i centri di Bellinzona, Locarno, Lugano e Chiasso/Mendrisio sono interconnessi. In altre parole: le forze centrifughe vengono allentate e la coesione intra-cantonale viene rafforzata. La galleria di base del Ceneri ha un ruolo importante per questa coesione.

Dunque la “Città Ticino” si unisce per difendersi verso l’esterno?

La “Città Ticino” è una sorta di contro programma per evitare di essere esclusi dalle grandi aree metropolitane limitrofe di Milano e Zurigo. In tal senso possiede, oltre a una componente legata al traffico, anche una componente economica. L’idea “Città Ticino” chiede la realizzazione di riforme, ma non significa voler urbanizzare l’intero cantone.

C’è il pericolo che la nuova Galleria di base del Ceneri favorisca la cementificazione del Cantone?

L’idea di "Città Ticino" non significa costruire ovunque né di creare un’unica grande città, ma una rete con diversi centri. Si vuole utilizzare il potenziale esistente di sviluppo, soprattutto in prossimità delle stazioni dei centri.

Si parla spesso di "Città diffusa". Cosa pensa di questo concetto?

La “Città diffusa” non è il nostro modello. Non vogliamo una città tentacolare con un accumulo di spazi abitativi individuali, grandi centri commerciali ed enormi parcheggi. Con la legge riformata sulla pianificazione territoriale, in futuro si continuerà a costruire ma nel posto giusto e nella direzione desiderata.

Non è troppo tardi, visto che le pianure sono già molto costruite?

Prima di tutto, dobbiamo fermarci. L’obiettivo odierno è di non costruire più negli spazi verdi, ma all’interno di spazi già edificati: sarà importante sfruttare meglio il terreno, “densificarlo” strutturalmente, costruendo più in altezza che in larghezza. Questo accade da tempo nei grandi agglomerati urbani. Le votazioni comunali hanno mostrato che la popolazione sostiene questi progetti di “densificazione” se ottiene in cambio un’architettura di buona qualità, la protezione dal rumore e spazi aperti e verdi.

Il “Progetto territoriale Svizzera” del 2012, divide il paese in aree d’intervento, non in cantoni. È attuale?

Direi di sì, ma questa classificazione non è fatta per l’eternità. Il “Progetto territoriale Svizzera” non è uno strumento vincolante, ma di orientamento. È un invito a individuare le sfide e i punti di forza regionali e a sviluppare approcci adeguati alle loro esigenze. Ma anche un impegno a favore della diversità della Svizzera.

Dove si situa la Svizzera meridionale in questo Progetto territoriale?

Il progetto distingue 12 aree d'intervento: 4 a carattere metropolitano (Zurigo, Basilea, l'area del Lemano e della regione di Berna), 5 caratterizzate da città di piccole e medie dimensioni (Lucerna, Città Ticino, Arco giurassiano, Aareland, Svizzera nord-orientale) e 3 aree alpine (San Gottardo, Alpi occidentali e orientali). Con tale suddivisione si accoglie la diversità del Paese. Si tratta di realtà in cui i tradizionali confini cantonali hanno un ruolo sempre meno importante. Ormai li attraversiamo, ad esempio, per fare acquisti e lavorare quasi senza accorgercene. Il Ticino è un’area urbana di piccola- media dimensione che, grazie all’interconnessione delle sue piccole città, tiene testa alle grandi aree metropolitane.

Il Ticino si trova tra le aree metropolitane di Milano e Zurigo. Qual è la direzione è più importante?

Il Ticino tende a rientrare nella sfera d’influenza della regione metropolitana milanese. Questo vale a livello macro.

Nel 2016 è stata inaugurata la galleria di base del San Gottardo, ora quella del Ceneri. Cosa significano questi progetti per la Svizzera?

Prima di tutto, significano una riduzione dei tempi di viaggio. Le diverse regioni del nostro Paese si stanno avvicinando e ciò ha delle implicazioni. Per questo motivo esaminiamo regolarmente gli effetti principali e collaterali dei grandi progetti infrastrutturali sugli insediamenti abitativi e sulla struttura economica. Abbiamo condotto tali studi per le gallerie della Vereina e della galleria di base del Lötschberg, ma anche per nuovi tratti autostradali come il Knonaueramt vicino a Zurigo. Esamineremo anche gli effetti delle due gallerie di base sul Gottardo e sul Ceneri. Per il Gottardo sarà pubblicato un monitoraggio 2021.

Ci sono già dei risultati?

Per quanto riguarda la nuova linea ferroviaria Mendrisio-Varese, abbiamo constatato un forte sviluppo intorno alla stazione di Mendrisio. Con la galleria di base del Lötschberg abbiamo visto che la cittadina di Visp, in Vallese, è cresciuta notevolmente come luogo in cui vivere e abitare. Ci vogliono 55 minuti per arrivare da lì a Berna. Anche il turismo è cresciuto. Ci sono molti turisti giornalieri. Tuttavia, ci si chiede chi trae vantaggio da questi turisti di giornata, se essi generano un reale valore aggiunto o solo treni pieni. La stessa domanda si pone, naturalmente, anche per quanto riguarda la galleria di base del Gottardo.

Vivere a Bellinzona, lavorare a Zurigo. È concepibile?

È concepibile, ma poco probabile. Nonostante la galleria di base del Gottardo, il tempo di percorrenza è molto più lungo che tra Visp e Berna. In più c’è la barriera linguistica e culturale.

Il Progetto territoriale Svizzera comprende anche le regioni di alpine, tra cui quella del Gottardo. Quale scenario prevedete?

È un’area alpina in cui non ci sono segni di un grande boom. Ma partiamo dal presupposto che la digitalizzazione offrirà nuove opportunità di lavoro, che potrebbe fermare il fenomeno emigratorio. L’area del Gottardo è anche conosciuta quale fonte di energia e turismo, ambiti che acquisteranno ulteriore importanza.


Il ritratto

La basilese Maria Lezzi, dottorato in geografia, è dal 2009 direttrice dell'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE). In precedenza ha diretto la divisione per la pianificazione del Dipartimento costruzioni di Basilea Città.