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INTERVISTA VELOCE
GIANFRANCO HELBLING

6 giugno, in scena

A colloquio con Gianfranco Helbling: la riapertura dei teatri il 6 giugno, gli effetti devastanti della pandemia sulla vita culturale e il ruolo dell’aiuto finanziario della Confederazione.

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Melanie Türkyilmaz
29 maggio 2020
Gianfranco Helbling è direttore artistico del Teatro Sociale Bellinzona.

Gianfranco Helbling è direttore artistico del Teatro Sociale Bellinzona.

Il 6 giugno riaprono finalmente i teatri. Cosa ci attende?

Proprio il 6 giugno al Teatro Sociale Bellinzona faremo una replica straordinaria della nostra produzione “Il fondo del sacco”. Ci pare un bel segno di rinascita. Quando i teatri sono chiusi, significa che qualcosa di grave sta accadendo. Così la loro riapertura diventa un momento simbolicamente molto importante, carico di significati.

Nella Svizzera interna i teatri si stanno attrezzando per un programma estivo di spettacoli…

I teatri di Zurigo o Basilea sono più strutturati rispetto a quelli ticinesi. Di regola hanno un ensemble di attori alle loro dipendenze. In queste condizioni è più facile reagire e ogni spettacolo riduce le perdite.

La pandemia ha messo in ginocchio la vita culturale. Con tanti artisti costretti all’indennità di disoccupazione. O c’è di peggio?

Le indennità di disoccupazione le percepiscono gli artisti con un contratto di lavoro. E sono una minoranza. Per loro i danni dovrebbero essere limitati. Tutti gli altri sono indipendenti, con entrate irregolari e rapporti di lavoro precari. Per loro ci sono le indennità per perdita di guadagno a causa dell’annullamento di progetti e l’aiuto d’emergenza, che limitano solo in parte le perdite. Chi era precario prima, lo è oggi molto di più.

La Confederazione sostiene con 280 milioni, fino a settembre, il settore culturale. Che ruolo ha questo aiuto finanziario?

Serve a impedire la scomparsa di un’intera generazione di artisti. Anche se è presto per un bilancio. Berna ha agito in fretta, riconoscendo la fragilità della scena culturale. Io spero che questa attenzione rimanga anche dopo l’emergenza. Perché tanti artisti saranno molto più precari di prima.

 

Il Teatro Sociale di Bellinzona è stato senza pubblico per tre mesi.