A caccia di macchinisti | Cooperazione
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INTERVISTA
MARCO CROCI-MASPOLI

A caccia di macchinisti

“Non ci sono più le FFS di una volta…”. Se lo sente dire spesso Marco Croci-Maspoli, responsabile della formazione ferroviaria nella regione sud. Tutto sta cambiando lungo i binari svizzeri. Ecco come.
 

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VIOLA BARBERIS
05 ottobre 2020
Marco Croci-Maspoli: «Quando ho iniziato io era tabù sopprimere una corsa».

Marco Croci-Maspoli: «Quando ho iniziato io era tabù sopprimere una corsa».

Periodo molto intenso per le Ferrovie Federali Svizzere (FFS). Da una parte tiene sempre banco il Covid-19, dall’altra si guarda al futuro: entro il 2025 servono circa mille macchinisti in più. «Un mestiere che affascina, sia per l’indipendenza sia per il senso di responsabilità che trasmette», dice Marco Croci- Maspoli, responsabile formazione delle professioni ferroviarie nella regione Sud.

I posti al momento sono ancora limitati. Qual è la situazione?

Il Covid, soprattutto in alcune regioni, non ha permesso di potere svolgere la formazione pratica, sul campo. Quindi i tempi si sono dilatati. In Ticino ce la siamo cavata bene, anche grazie alla formazione online.

Cosa accadrà nei prossimi anni?

Con l’apertura della galleria di base del Monte Ceneri ci saranno più treni, più corse. Dunque, servirà più personale. E nei prossimi dieci anni circa un terzo dei dipendenti FFS andrà in pensione. Si libereranno quindi diversi posti.

«Guidare un treno con a bordo 700 persone non è per tutti»

Marco Croci-Maspoli

Quali sono i requisiti per fare il macchinista?

Passione e spirito di sacrificio. Non bisogna avere paura degli orari irregolari, e occorre provare piacere ad avere a che fare con i clienti.

Come si svolge la formazione?

Dura circa un anno, con una buona miscela di pratica e teoria. Le classi sono una ventina in tutta la Svizzera; in Ticino ne abbiamo 3 o 4, con una dozzina di allievi ciascuna. Prima di tutto però ci sono degli esami medici, psicotecnici, cognitivi... Stare ai comandi di un treno è come essere su un ufficio con le ruote, interconnesso con l’esterno. Devi essere un team player, guidare un treno con a bordo 700 persone non è una cosa che possono fare tutti.

Che sensazione prova ora che anche la galleria di base del Ceneri è stata aperta?

Adesso da Rotterdam a Genova si risparmiano due ore nel traffico merci. È tutta ferrovia di pianura. Si tratta di un cambiamento epocale anche per i macchinisti e per il contesto ferroviario in generale, in Svizzera facciamo capo al sistema di guida strumentale utilizzato in Europa. Una volta, sul Gottardo, con la linea di montagna, ci volevano due o tre locomotive per portare un treno merci. Ora possiamo viaggiare fino a 200 chilometri orari nelle gallerie di base.

Ci sono tutti i presupposti per svuotare le autostrade dai camion, o no?

Le condizioni quadro, da parte nostra le abbiamo allestite, le potenzialità esistono. Ma queste sono scelte che non dipendono solo da noi.

Non è noioso per i macchinisti essere costretti a passare un sacco di tempo nei tunnel?

La Svizzera per i macchinisti è diventata più “piccola”. Una volta facevi una tratta al giorno, oggi capita di andare due volte a Zurigo. E si attraversa il tunnel più lungo del mondo, con i suoi 57 chilometri. Magari, in alcune situazioni viene a mancare il lato romantico, ma c’è quello tecnologico e ingegneristico che lo sostituisce alla grande. Nella galleria di base del San Gottardo, a un certo punto hai 2.400 metri di montagna sopra la testa.

I passeggeri. invece, come stanno reagendo?

Il 2020 è stato un anno particolare. In primavera, a causa del Coronavirus, abbiamo avuto una massiccia diminuzione di passeggeri. In generale, però, c’è tanto entusiasmo. Infatti, grazie all’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici e alle accresciute misure igieniche messe in atto, abbiamo recuperato la fiducia dei clienti.

Parliamo di corse soppresse. Sono abbastanza frequenti negli ultimi anni…

Quando ho iniziato io era tabù sopprimere una corsa. Ma c’erano molti meno treni in circolazione e meno connessioni con l’estero e con gli altri vettori del trasporto pubblico. In Ticino circolano mediamente 300-350 treni al giorno. E, considerando tutta la Svizzera, trasportiamo quotidianamente un milione e 200mila persone. Con queste cifre, è normale che qualcosa ogni tanto possa non quadrare.

A fine agosto in Svizzera sono state soppresse 200 corse di colpo…

La misura, che riguarda la carenza di macchinisti, non ha toccato il Ticino, bensì la Romandia e alcune zone della Svizzera tedesca. È stata una scelta dettata in parte dal Covid e in parte da errori di pianificazione risalenti agli anni passati. La finalità ultima è sempre quella di fornire un servizio ottimale a chi viaggia.

Non ci sono più le FFS di una volta… Se lo sente dire di frequente?

Sì, è la verità, non ci sono più. Ed è normale che sia così. Oggi la nostra azienda deve ragionare anche in termini economici, oltre che di qualità del servizio e di sicurezza. La gente da noi si aspetta l’eccellenza e lo possiamo capire. Bisogna però anche rendersi conto che oggi la nostra rete ferroviaria, riguardo alla densità, è la più trafficata al mondo. Per avere la qualità occorre anche effettuare una regolare manutenzione sui binari. I cantieri a volte possono generare imprevisti o ritardi. Detto questo, le lamentele ci aiutano a crescere. E quando sono costruttive, le apprezziamo.

L'informazione delle FFS passa sempre più dalle nuove tecnologie. Alcuni reclamano il contatto umano col personale, altri non riescono ad adattarsi ai cambiamenti…

C’è comprensione verso chi non è portato per le nuove tecnologie. Anche per questo abbiamo mantenuto la possibilità di acquistare biglietti tradizionali allo sportello nelle città principali. D’altra parte il mondo sta cambiando rapidamente. E negli ultimi anni è stata proprio la clientela a farcelo capire. Sono sempre di più le persone che prenotano un biglietto online. Ed è comprensibile: con due clic sul telefonino eviti magari mezz’ora di coda. Allo sportello si va, invece, per la consulenza. Questo ci dicono i trend.

Chiudiamo con il Covid. Cosa si sente di dire ai passeggeri in vista dell’inverno?

L’emergenza Covid ci ha mostrato che il lavoro da casa funziona. Una persona può iniziare a lavorare dal domicilio e recarsi in ufficio più tardi, evitando i treni affollati negli orari di punta. A volte basta scegliere la corsa che passa mezz’ora più tardi e si trova il treno praticamente vuoto. Abbiamo un’offerta ampia, sfruttatela nel modo più congeniale.


Il ritratto

Nato a Lugano nel 1967, Marco Croci- Maspoli diventa nel 1989 macchinista delle FFS, azienda in cui farà carriera. Oggi è responsabile della formazione delle professioni ferroviarie nella Regione Sud.