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RITRATTI
ABRAMO UNAL

«Come un gregge senza pastore»

A causa del coronavirus, anche la comunità siro-ortodossa sarà privata della messa pasquale. Incontro con Abramo Unal, parroco di una comunità che in Ticino conta circa 420 famiglie.

TESTO
FOTO
sandro mahler
05 aprile 2020
Padre Unal durante una funzione religiosa. La fotografia è stata scattata quest'inverno, prima dell'emergenza coronavirus.

Padre Unal durante una funzione religiosa. La fotografia è stata scattata quest'inverno, prima dell'emergenza coronavirus.

Ha 53 anni, abita a Locarno da 36, si è perfettamente integrato ed ha acquisito la nazionalità svizzera con tutta la sua famiglia. Stiamo parlando di padre Abramo Unal, parroco della comunità siro-ortodossa del Ticino. La Chiesa siro-ortodossa – le cui origini risalgono alla predicazione dell’apostolo Pietro ad Antiochia – fa parte delle antiche Chiese orientali. Il Patriarcato di questa Chiesa ha sede a Damasco, mentre il suo centro in Svizzera (dove vi sono circa 10 mila fedeli) è dal 1996 nell’ex-convento dei cappuccini di Arth, nel Canton Svitto.

Sposato con Frida, padre di Mattia, Tanya e Daniel, Abramo Unal, come la maggior parte dei siro-ortodossi della Svizzera, è originario della Turchia. «Sono nato a Haberli-Bsorino, un villaggio della regione montagnosa di Tur Abdin, nel Sud-est della Turchia, in una famiglia di contadini molto numerosa. Là ho frequentato le scuole dell’obbligo e, separatamente, ho studiato l’aramaico (la lingua che parlava Gesù e che utilizziamo ancora oggi nelle nostre liturgie) e la religione nel monastero di Mor Gabriel».

Nel 1984, da poco sposato, il nostro interlocutore parte per la Svizzera e approda a Locarno. «Ho deciso di lasciare la mia terra d’origine perché non vedevo un futuro né per me, né per la mia famiglia. In quel periodo c’era tanta paura, a causa della lotta tra il governo turco e il PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Noi cristiani aramaici eravamo tra due fuochi e non ci veniva permesso di vivere dignitosamente. Peraltro, nel corso della nostra storia, abbiamo subito tante persecuzioni, non solo da parte di diversi imperi islamici, che hanno occupato le nostre terre e ci hanno cacciati, ma anche dai cristiani ai tempi delle crociate».

Parroco dal 1989

Giunto sulle rive del Verbano, Abramo Unal non aveva ancora maturato l’idea di farsi prete. «Ero un giovanotto di 24 anni quando me lo suggerì padre Sabo Isik, che a quei tempi era l’unico sacerdote siro-ortodosso della Svizzera. Pur frequentando assiduamente la Chiesa, non me la sentivo ancora di assumermi questa grande responsabilità, ma finii per accettare su insistenza di padre Isik, del consiglio parrocchiale della Svizzera e del nostro vescovo di allora Mor Yulios Yeshuh Cicek. Così completai i miei studi alla Facoltà di teologia di Lugano e venni ordinato prete il 12 marzo 1989 ad Arth».

Subito dopo la sua ordinazione, a padre Abramo venne affidata la cura spirituale dei siro-ortodossi del Ticino. «La nostra comunità aramaica conta attualmente circa 420 famiglie. La maggior parte di esse proviene della Turchia e dalla Siria, alcune anche dal Libano. Siccome non siamo ancora riusciti ad avere una nostra chiesa, celebriamo le nostre funzioni religiose a turno, la domenica, in varie chiese cattoliche delle principali località del cantone».

A questo proposito, padre Abramo tiene a sottolineare gli ottimi rapporti di fratellanza e di amicizia che la sua Chiesa intrattiene con i cattolici, gli evangelici e non solo. «Siamo stati tra i fondatori della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane nel Canton Ticino, nel 2000. A noi sta a cuore l’unità dei cristiani, perché la Chiesa di Cristo è una, santa, cattolica (cioè universale) e apostolica. Non dimentichiamo che è ad Antiochia che i seguaci di Cristo – come leggiamo negli Atti degli Apostoli –furono chiamati per la prima volta cristiani. Noi sentiamo dunque una particolare responsabilità ecumenica».

La Pasqua a una data diversa

I siro-ortodossi, analogamente a tutte le Chiese orientali, celebrano la Pasqua una settimana dopo rispetto alle Chiese occidentali, poiché sono rimaste fedeli al calendario giuliano. «Purtroppo non è una bella situazione nei confronti dei nostri fedeli e delle altre confessioni cristiane, perché non si dà un segnale di unità. Personalmente, ho chiesto al nostro Santo Sinodo di adottare il calendario gregoriano, dato che la maggioranza dei nostri fedeli vive nei Paesi occidentali, ma ci vorrebbe l’accordo di tutte le Chiese ortodosse, cosa difficilissima. Finora tutti i tentativi sono falliti».

E per la Pasqua di quest’anno viene ad aggiungersi un’ulteriore difficoltà. A causa del coronavirus, anche padre Abramo ha dovuto sospendere le sue celebrazioni pubbliche da diverse domeniche e non potrà nemmeno celebrare la liturgia – sempre affollatissima – della notte pasquale, che era stata fissata per sabato 18 aprile nella Collegiata di Bellinzona. «Per noi è una sofferenza, un disagio, una tristezza; è come avere un gregge senza pastore».