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INTERVISTA
PHILIP DI SALVO

Bombardati dai media

Due mesi di lockdown in balia dei media. Come il Covid-19 ha influenzato l’informazione e, dunque, le nostre vite? Le riflessioni di Philip Di Salvo, ricercatore dell’USI.

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sandro mahler
18 maggio 2020
Philip Di Salvo: «Spingere notizie non verificate  è cattiva informazione».

Philip Di Salvo: «Spingere notizie non verificate è cattiva informazione».

Quale impatto ha avuto il Covid-19 sui media, e quindi sull’opinione pubblica? Giornali, siti web, televisioni di una ventina di Paesi sono finiti sotto la lente dell’Osservatorio europeo di giornalismo. Tra i ricercatori all’opera anche Philip Di Salvo, docente all’USI.

Perché questa ricerca?

È stata una situazione senza precedenti. Una pandemia diventata anche una infodemia. Con una sovrabbondanza di informazione. Mai come in questo periodo ci si è resi conto di quanto sia importante avere testate di riferimento autorevoli.

Toni rassicuranti o sensazionalismo. Chi ha ragione?

Il problema è che, di fronte a una simile pandemia, determinati modelli di giornalismo rischiano di non essere più credibili. Col collega Antonio Nucci abbiamo analizzato in particolare la stampa italiana. Ma anche i colleghi di Dortmund o di Oxford ci danno indicazioni analoghe.

In che senso?

La logica commerciale online si basa principalmente sui click. E dunque si cercano i titoli e le frasi a effetto per accalappiare il pubblico, e per fare contenti gli inserzionisti. Ma siccome la pubblicità è in calo, questo modello non solo può risultare fastidioso per il lettore, bensì anche poco redditizio per la testata stessa. Sempre più media, soprattutto online, stanno chiedendo un contributo diretto ai lettori. E il pubblico è disposto a pagare, se gli vengono offerti contenuti di qualità. Noto inoltre un interesse sempre crescente per i podcast, per i contributi audio offerti dai siti web.

La copertura mediatica nelle prime settimane è stata soft.

Inizialmente si pensava che il virus fosse limitato alla Cina. I primi casi europei hanno creato una situazione di panico, e il sistema mediatico ha reagito di conseguenza. Alcune dinamiche del giornalismo italiano sono esplose. Influenzando anche i ticinesi, che spesso guardano la tv italiana. In Italia molte trasmissioni a metà tra informazione e intrattenimento perdono completamente la gerarchia delle fonti e dei temi.

Paolo Liguori, direttore di Tgcom, ha affermato che il Covid-19 è stato creato dalla Cina per indebolire economicamente le altre nazioni.

L’ipotesi che il virus sia stato creato in laboratorio continua a essere ripresa, nonostante gli scienziati sostengano che il Covid-19 abbia origine naturale. Spingere notizie non verificate o supposizioni è cattiva informazione.

Diamo qualche voto?

Difficile generalizzare. Bocciati pe- rò i grandi giornali italiani, troppo spesso caduti nella trappola del sensazionalismo. Il Financial Times si è dimostrato un punto di riferimento per l’informazione basata sui dati. Ho apprezzato molto i reportage del New York Times da Bergamo. Per quanto riguarda la Svizzera, vor- rei segnalare la Neue Zürcher ­Zeitung, uno dei migliori giornali al mondo.

In Ticino è finita sotto accusa la convenzione tra RSI e Cantone. Cosa ne pensa?

Questa pandemia, un po’ in tutti i Paesi, ha fatto emergere lacune comunicative da parte delle istituzioni e dei Governi.

In assenza di un portavoce del Governo, la radiotelevisione pubblica ha avuto un ruolo ambiguo secondo alcuni…

Non conosco la situazione nel dettaglio, ma il problema è generale. Di fronte a un evento del genere la comunicazione istituzionale è andata in corto circuito. E così si sono trovate soluzioni improvvisate.

Nelle fasi iniziali alcuni media sembravano sostenere le autorità. In Ticino anche questo aspetto è stato oggetto di polemiche.

In frangenti estremi, il giornalismo allenta la tensione verso le autorità. Comprensibile. Ora però quella fase è finita. Adesso si deve indagare. Ed è giusto che il giornalista metta in evidenza ciò che è andato bene e cosa no. Pensiamo alla vicina Lombardia: in una regione che si vanta di avere la migliore sanità in Italia, come si è potuta verificare una “strage” simile?

Critiche anche per la conta quotidiana dei morti e dei contagiati. Lei come la vede?

A lungo è stato l’unico strumento che si aveva a disposizione per capire l’andamento del virus. Poi, col passare delle settimane, sono emerse lacune. È chiaro che i semplici numeri non raccontano sempre la realtà dei fatti. Ma è una pandemia che tutti abbiamo imparato a scoprire a poco a poco. 


Il ritratto

Philip Di Salvo nasce da papà italiano e da mamma svizzera a Como nel 1987. Studi in Lettere a Milano, a cui segue un master in comunicazione a Lugano, dove in seguito conseguirà anche il dottorato. Attualmente è ricercatore all’Università della Svizzera italiana ed è insegnante di giornalismo presso la facoltà di comunicazione, cultura e società. Collabora con alcune testate, tra cui “Wired”.