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MUSICA
NOVITÀ DISCOGRAFICA

Il “Cip!” d'autore di Brunori Sas

Nuovo album per Dario Brunori, alias Brunori Sas, uno dei più interessanti cantautori italiani di oggi. Un disco di canzoni d’amore, senza dimenticare i problemi del nostro mondo. L’artista di Cosenza ci racconta com’è nato “Cip!”, svelando anche il suo importante rapporto col Ticino.

FOTO
leandro emede/mad
20 gennaio 2020

Brunori Sas, pseudonimo di Dario Brunori, è nato a Cosenza nel 1977.

È uno dei migliori nuovi cantautori italiani, che guarda alla lezione di Dalla, Gaetano e De Gregori con spirito e contenuti attuali. Dario Brunori, alias Brunori Sas (nomignolo preso dalla ditta di famiglia), ha all’attivo vari album e un seguito crescente di fan, affascinati dal piglio ironico e disincantato della sua poetica, che non manca di affrontare temi sociali. Il suo nuovo cd, Cip! (Island), è uscito da poco e sta riscuotendo ottimi consensi. Brunori ce l’ha raccontato in questa intervista, rivelandoci anche un legame speciale con il Ticino.

È vero che lei deve molto al Ticino?

Vinci un cd

Concorso

Cooperazione mette in palio 5 cd “Cip!” di Brunori Sas. Condizioni di partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 27 gennaio 2020, ore 16:00.Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2020/vinci-il-cd-253279/

Sì, è stato il mio battesimo di fuoco. All’inizio degli anni 2000 ho cominciato a scrivere le prime cose collaborando col collettivo virtuale Minuta. Un forum online, Cubase, in cui musicisti che non si conoscevano fisicamente si incontravano sul web e si scambiavano file con la lentezza dell’epoca. Per un file audio ci voleva un pomeriggio intero! Il coordinatore del progetto era il musicista e produttore ticinese Giovanni Cleis, che per la prima volta mise insieme questi “avatar”, creando una serata “reale” in cui ci si esibiva. Il mio primo live, ancora prima di chiamarmi Sas, l’ho fatto proprio a Lugano. Senza quell’esperienza forse oggi non sarei qui.

Invece di strada ne ha fatta. E ora c’è il nuovo cd “Cip!”

Stavolta volevo comunicare più un sentire che un pensare, e mi sembrava bello questo titolo sonoro, onomatopeico. L’idea dell’uccellino è legata allo spirito con cui ho scritto l’album. Perché il pettirosso è un animale fiero, che canta d’inverno, rendendo un po’ meno gelidi i nostri giorni. Il disegno in copertina non è sentimentale, ma quasi enciclopedico o... da mercante in fiera. E le canzoni hanno un po’ quell’attitudine.

In che senso?

Nel senso che non è un disco concettuale; il filo conduttore semmai è il “feeling”. Sono undici canzoni che stanno bene insieme, in cui ho messo particolare attenzione al canto, al suono della voce, al “come” più che al “cosa”. È un album che ha una sua forma di spiritualità, oserei dire di religiosità laica. Invece di trattare degli uomini come se fossero i principali protagonisti della vicenda ho voluto occuparmi, citando un famoso collega (Franco Battiato, ndr), “dell’Uno al di sopra del Bene e del Male”

Nei testi, infatti, ci sono meno riferimenti al sociale.

Nel disco precedente c’erano tanti pezzi calati nell’attualità. Stavolta non volevo ripetermi e ho osservato tutto con un po’ più di distacco, che non vuol dire distanza. Certi temi sociali ricorrono in brani come Al di là dell’amore e Benedetto sei tu, ma più in un’ottica di domanda etica. Sono canzoni d’amore nelle sue diverse declinazioni: parlo dello sforzo di tenere in piedi le cose, di difendere i propri valori. Della fatica di essere buoni senza sentirsi fessi. C’è anche l’idea di una serena accettazione di quel che non puoi cambiare, come canto in Bello appare il mondo: inutile sbatterci sempre la testa, meglio andare oltre. Mentre nel singolo Per due che come noi racconto la storia d’amore con la mia compagna. Quell’essere una coppia non solo nell’abbraccio, ma anche nel resistere e nello stare a fianco quotidiano.

A marzo suonerà per la prima volta nei palazzetti. Per i fan ticinesi appuntamento il 13 al Mediolanum Forum d’Assago.

Sono abituato ai teatri, ideali per un chiacchierone come me. Ma arrivi a certi numeri e pensi a determinati contesti. Poi avevo bisogno di sperimentare un’altra tipologia di incontro con gli spettatori. E di provare il brivido della coralità dei concerti in spazi più grandi.