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RITRATTI
ELENA MOLINARI

C'è un “fiore” tra gli anziani

Elena Molinari, 55 anni, di Lugano, è volontaria per la Croce Rossa. Lo ha fatto anche durante il lockdown. La sua voglia di aiutare il prossimo nasce da una dura esperienza personale.

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alain intraina
22 giugno 2020
Elena Molinari: «Fare la volontaria mi ha cambiato la quotidianità. Mi aiuta ad affrontare ogni situazione, ogni incognita,  in un altro modo. A non pretendere sempre, ma anche a dare».

Elena Molinari: «Fare la volontaria mi ha cambiato la quotidianità. Mi aiuta ad affrontare ogni situazione, ogni incognita, in un altro modo. A non pretendere sempre, ma anche a dare».

È il 1991, quando Elena Molinari viene ricoverata per sei settimane all’ospedale di Bergamo, in seguito a un problema di salute. Ed è proprio in quell’occasione che questa donna dai toni dolci e pacati, oggi 55enne, residente a Lugano e volontaria per la Croce Rossa, scopre il fascino di aiutare il prossimo. «Perché a Bergamo, se non fosse stato per l’aiuto dei volontari, a volte avrei saltato i pasti».

Il controllo delle emozioni

Cresciuta a Milano, a Porta Genova, nella zona dei Navigli, Elena, sposata e madre di una ragazza di 18 anni, abita in Svizzera dal 2013.

Dal 2018 si dedica, per la Croce Rossa, a persone anziane sole residenti in case di riposo. «È un bisogno che non mi ha mai più abbandonata dopo quanto vissuto a Bergamo. In Italia, compatibilmente con il mio lavoro di impiegata d’ufficio, ho fatto la volontaria nei reparti ospedalieri. Ma il rapporto che ho oggi con le persone di cui mi occupo è più individuale, più intimo. La visita di norma equivale a un’ora a settimana, ma io sforo volentieri».

Elena ha gli occhi luminosi di chi racconta una vera e propria vocazione. «Due signore che affiancavo purtroppo sono decedute lo scorso anno. E per me è stato quasi come elaborare un lutto famigliare, perché a queste persone ti affezioni. Al momento mi occupo di una signora ospite di una casa per anziani a pochi chilometri da casa mia. Non ha figli, non ha parenti stretti. Durante il lockdown legato al Covid-19 è stata dura, sono stata costretta a sentirla solo per telefono. Le mie telefonate le facevano bene e un po’ di compagnia, ma mi rendevo conto che mancava il contatto umano. Solitamente è una signora che chiacchiera volentieri, mentre al telefono le conversazioni duravano al massimo cinque minuti. Probabilmente le mancava il rapporto faccia a faccia e, dovendo condividere la camera con un’altra signora, non si sentiva libera di raccontare le sue sensazioni».

Alcune attività ricreative della casa di riposo, inoltre, sono state sospese per cause di forza maggiore. «In questo periodo mi ha fatto soffrire sapere che la signora sia stata privata di tante cose alle quali tiene molto. Per fortuna che, grazie alle formazioni seguite, ho potuto lavorare molto sulla gestione dei miei sentimenti. Per me adesso andare in casa per anziani è rigenerante; queste persone mi trasmettono tranquillità e saggezza. Ho imparato tante cose dalle anziane che ho seguito. Ad esempio, mi hanno insegnato alcune parole in dialetto, ricette del passato, o raccontato di luoghi, tradizioni o canzoni del Ticino che io non conoscevo».

Da Milano alle sfilate

La volontaria pensa spesso ai suoi genitori. La mamma ha 79 anni, il papà 83. Entrambi vivono a Milano e hanno vissuto il rigido lockdown italiano. «Per fortuna abitano nella stessa palazzina di mia sorella, che ha potuto aiutarli sotto il profilo morale. Anche se, a un certo punto, mia madre era davvero stanca e annoiata. Io, da Lugano, mi sentivo un po’ impotente. Le mandavo i video o le foto dei miei fiori. Siamo andate avanti a videochiamate per mesi. È stato stranissimo vedere la mia città in quelle condizioni. Con quel silenzio surreale».

Una persona energica ed empatica allo stesso tempo, amante del giardinaggio, del mare e della montagna. Sempre pronta ad abbracciare nuove sfide. Di recente la 55enne ha pure completato il corso come collaboratrice sanitaria. «Perché mi sentirei una persona “diversa” svolgendo questa attività per mestiere. Mi sto, inoltre, interessando al ramo del decadimento cognitivo. Detto questo, fare la volontaria mi ha cambiato la quotidianità. Mi aiuta ad affrontare ogni situazione, ogni incognita, in un altro modo. A non pretendere sempre, ma anche a dare. Non si guadagna in denaro, bensì in esperienza. Ricevere un “grazie” da un anziano, o da qualsiasi altra persona in difficoltà, ti dà un’emozione particolare. Per questo, consiglio a tutti di provare la via del volontariato, lo dico sempre anche a mia figlia e a mio marito».

Elena è parecchio attiva presso la Croce Rossa di Lugano: dà una mano anche nella promozione dei servizi e degli eventi. E addirittura sfila come modella. «Un paio di volte all’anno, con gli abiti che la gente dona ai negozi dell’organizzazione. Lo scopo è di vendere questi vestiti e di ricavare fondi per sostenere i servizi della Croce Rossa. Quando c’è da fare qualcosa per il prossimo, non mi tiro indietro».