«Un festival di pubblico» | Cooperazione
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INTERVISTA VELOCE
CARLO CHATRIAN

«Un festival di pubblico»

Alla vigilia della 70ª Berlinale, il direttore artistico Carlo Chatrian ci parla delle affinità con il festival di Locarno, della sua nuova sfida professionale, e dei tre film svizzeri in concorso.

FOTO
Imago images, Keystone
10 febbraio 2020
Carlo Chatrian (Torino, 1971) è al suo primo anno come direttore artistico della Berlinale.

Carlo Chatrian (Torino, 1971) è al suo primo anno come direttore artistico della Berlinale.

Quali emozioni per la prima Berlinale da direttore?

È difficile parlarne, le parole non traducono mai appieno i sentimenti. Posso dire che vivo questa vigilia con trepidazione, perché arriva alla fine di un lungo percorso con la mia squadra di lavoro.

Cosa cambia da Locarno a Berlino?

Sono due festival molto diversi, ma con un carattere comune: sono festival di pubblico, cosa per me fondamentale. Naturalmente sono molto riconoscente all’esperienza locarnese, ma ora devo proiettare il mio sguardo verso la sfida di questa 70ª Berlinale.

Un passaggio importante, anche a livello personale…

La prova più faticosa è stata il tedesco che ho iniziato a studiare, ma che è ancora claudicante. Poi, va da sé, avendo la Berlinale un impianto vasto e strutturato, anche la posizione del direttore artistico varia, perché si deve interfacciare di più con i curatori di sezione per costruire la visione complessiva del festival.

Questa Berlinale porta tre film svizzeri in concorso.

Negli ultimi anni il cinema svizzero ha fatto passi importanti come testimonia il film Schwesterlein, del duo femminile Chuat-Reymond, capace di trattare una storia universale, di famiglia, dolore e guarigione. Poi, nelle altre due coproduzioni, grandi talenti: il francese Garrel e i due fratelli italiani D’Innocenzo.

A proposito di quest’ultimo, “Favolacce”: fra i produttori c’è anche Tiziana Soudani, da poco venuta a mancare.

La presenza di questo film si carica di un senso ulteriore. Lei è stata una persona a me molto vicina. Una donna sempre solare, capace di affrontare il lavoro con grande apertura mentale che l’ha resa una produttrice modello anche fuori dalla Svizzera.