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INTERVISTA
GIAN PAOLO TORRICELLI

Come è bella la “Città Ticino”

Sui ritardi dell’apertura della galleria di base del Ceneri e sui possibili effetti del Coronavirus sullo sviluppo della “Città Ticino”. Ne parliamo con Gian Paolo Torricelli, responsabile dell’Osservatorio dello sviluppo territoriale e docente di geografia urbana all’Accademia di Mendrisio.

TESTO
FOTO
Alain Intraina
03 luglio 2020
Gian Paolo Torricelli:  «Negli ultimi anni si constata un certo travaso  di popolazione  dal Luganese  al Bellinzonese».

Gian Paolo Torricelli: «Negli ultimi anni si constata un certo travaso di popolazione dal Luganese al Bellinzonese».

L’entrata in funzione della galleria di base del Monte Ceneri è stata posticipata di quattro mesi, ad aprile 2021. Qual è il suo giudizio?
A dire il vero non sono stato molto sorpreso. La pandemia ha rallentato un po’ tutto, anche l’esercizio ferroviario.

Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, ha espresso il suo disappunto sia per il rinvio sia per la tardiva comunicazione delle FFS. Può capire questa critica?
Certo. Tutto il Ticino era pronto per l’apertura della nuova galleria di base del Ceneri e la rivoluzione nel trasporto pubblico. Questa galleria, che collegherà in modo veloce Bellinzona, Locarno e Lugano, è percepita e voluta come qualcosa di epocale in Ticino, non solo dai politici, ma anche dai cittadini.

La galleria dovrebbe diventare la nuova spina dorsale della cosiddetta “città Ticino”. Come si è già sviluppata questa “città”?
In effetti, in uno studio del nostro Osservatorio sulle migrazioni interne nel Canton Ticino, è emerso che negli ultimi 10 anni c’è stato un ritorno delle famiglie con bambini nei centri urbani, in particolare a Bellinzona, ma anche a Lugano e, in parte, a Mendrisio e Locarno.

Questo vi ha sorpreso?
Si tratta di un’importante inversione di tendenza. Per ben 30 anni, dagli anni 1980, in Ticino vi era piuttosto la tendenza ad uscire dalle città. Le famiglie cercavano una residenza in periferia, nelle aree preurbane. Tra il 2014 e il 2018 questo non è più avvenuto.

In un articolo lei ha scritto che Bellinzona ha anticipato i tempi dell’apertura della galleria di base del Ceneri. Che cosa intendeva?
A Bellinzona dal 2012 si sono realizza- ti investimenti immobiliari mai visti prima. Sono stati costruiti interi quartieri, soprattutto a Nord, con buoni servizi e ben collegati alla città. Questo ha favorito una sorta di migrazione verso Bellinzona di gente giovane proveniente dal Luganese e da altre regioni. La capitale del nostro cantone si è dimostrata la città più attrattiva.

In questo sviluppo demografico la galleria di base del Ceneri col collegamento veloce ha una grande importanza.
Sì, per questo abbiamo parlato di un effetto anticipato del tunnel del Ceneri, ovvero prima della realizzazione dell’opera stessa. È un fenomeno che succede regolarmente. Gli impresari precedono spesso le grandi opere. A Bellinzona abbiamo visto investimenti massici nel mattone, con la conseguenza di una grande disponibilità di alloggi a prezzi più contenuti. Con il tunnel di base del Ceneri in funzione, dalla stazione di Bellinzona a quella di Lugano ci vorranno 15 minuti di treno in meno.

Tutto questo a scapito di Lugano?
In generale il Luganese, non la città Lugano, sta perdendo attrattività rispetto al Bellinzonese. Si tratta comunque di due regioni molto diverse. Nel Luganese vivono circa 200.000 persone, nel Bellinzonese circa 60.000, ma negli ultimi anni si constata un certo travaso di popolazione. Va però sottolineato che tanti imprenditori hanno costruito a Bellinzona non per dare casa ai luganesi, ma per attirare la popolazione d’oltre San Gottardo. Questa era l’idea originale. Ma il risultato, per il momento, è diverso. Le case nuove non sono abitate da svizzeri tedeschi, ma da ticinesi. O sono ancora vuote.

Negli ultimi mesi abbiamo vissuto la pandemia e il lockdown. Qual è stato l’effetto sulla “Città Ticino”?
In tutta l’Europa il confinamento ha avuto quale corrispettivo un parziale svuotamento delle città. Chi poteva disporre di un’abitazione al mare, in montagna o in campagna ne ha approfittato. Forse è l’anticipo di una nuova epoca di fuga dalle città, probabilmente transitoria, spinta più dal desiderio di proteggersi e proteggere la propria famiglia che per ragioni di rispetto dell’ambiente o del prossimo. Ma anche la recessione economica, che verrà, potrebbe spingere le persone a cercare, per motivi economici, abitazioni lontane dai centri.

Potrebbe esserci un ripopolamento delle valli e delle zone rurali?
Forse sì, ma sono scettico. Anche le valli devono essere ripopolate, ma dovrebbero esserci possibilità lavorative nelle vicinanze. Se abbiamo persone che si trasferiscono da Lugano in Leventina, ma continuano a lavorare a Lugano, si crea più traffico, in particolare se si spostano in auto e non usano i trasporti pubblici, nei quali stiamo investendo somme enormi. È uno scenario distopico a medio e lungo termine, che potrebbe bruciare tutti gli sforzi ambientali fatti negli ultimi 10-15 anni.

Si può pensare a un altro scenario, forse con città diverse.
Possiamo immaginare nuove solidarietà locali e nuove alleanze che favoriscano lo sviluppo di città basate su un approvvigionamento alimentare il più possibile locale, su un concetto di commercio più equo nei rapporti con il Sud del mondo, su reti di trasporto che favoriscano molto più di ieri la mobilità pedonale e ciclabile, su strutture sanitarie più numerose, più piccole ma più efficienti, su reti sociali in grado di sostenere i più vulnerabili, su una produzione energetica sostenibile… A mio parere le città dovrebbero andare in questa direzione. Forse siamo in un momento storico che ci permette di ridisegnare le nostre città.

Non ci sono comunque molte possibilità per ridisegnare la “città Ticino”. È una città diffusa, costruita quasi interamente nel fondovalle…
Purtroppo la nostra città non è stata costruita bene, non come i vecchi nuclei. Abbiamo fatto tanti errori negli anni ’80 e ’90, ma ultimamente le cose sono migliorate. E abbiamo pure dei vantaggi, non siamo come Ginevra o Zurigo, ma abbiamo quattro piccole città che dobbiamo collegare nel miglior modo possibile. Forse, in futuro, una rete di piccole città senza grosse concentrazioni di popolazione sarà più sostenibile.

Intanto la “Città Ticino” perde abitanti. Che scenari vede?
Effettivamente dal 2014 il Ticino non cresce più. Constatiamo una diminuzione di arrivi e un aumento di partenze per l’estero, in particolare da e per l’Italia, come pure un sensibile incremento del flusso migratorio dal Ticino verso altri Cantoni e città della Svizzera, come Zurigo, Basilea, Ginevra o Losanna.

Quali sono le cause di questo flusso?
Nel caso del saldo migratorio verso gli altri Cantoni, ipotizziamo che una delle cause principali sia da ricercare nelle tensioni sul mercato del lavoro e le pressioni sui salari delle giovani generazioni, quindi nella ricerca di migliori retribuzioni nelle città d’oltralpe. 

Gian Paolo Torricelli: «È dal 2014 che la popolazione in Ticino non cresce più».

Il ritratto

Gian Paolo Torricelli (Lugano, 1957) ha studiato geografia a Ginevra. Dopo il dottorato ha avuto vari incarichi in università e istituti: è stato tra l’altro professore a contratto presso l’Università di Milano (2002-2009) e professore invitato presso le Università di Grenoble (2000-01) e Buenos Aires (1998 e 2015). Nel 1993 è tornato in Ticino. Insegna “Geografia urbana” e “Sviluppo territoriale” presso l’Accademia di architettura di Mendrisio, dove dirige anche l’Osservatorio dello sviluppo territoriale. È sposato e ha due figlie. Vive a Bellinzona.