Dal gufo in ottone al sogno della vita | Cooperazione
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RITRATTI
CLAUDIA LOMBARDI

Dal gufo in ottone al sogno della vita

A Figino sta nascendo qualcosa di magico. Un centro artistico con focus sul teatro. Un luogo di incontro per tutti. Merito di Claudia Lombardi, donna tenace e solare.

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ALAIN INTRAINA
31 agosto 2020
 Claudia Lombardi a proposito del suo progetto a Figino: «Sta nascendo davvero qualcosa di magico».

 Claudia Lombardi a proposito del suo progetto a Figino: «Sta nascendo davvero qualcosa di magico».

Nella sua casa di Carabbietta c’è un vecchio gufo in ottone, con la scritta in tedesco “Io porto fortuna”. Claudia Lombardi l’ha ricevuto in dono dalla proprietaria precedente. Un oggetto apparentemente insignificante che, tuttavia, ha molte affinità con questa donna tenace, nata a Locarno nel 1963, e oggi pronta a ridare una nuova vita all’ostello di Figino. «Diventerà un centro di creazione per artisti. Con focus sul teatro e sulla danza».

A colazione con Ionesco

Il gufo che vigila, che medita, che con calma tiene tutto sotto controllo. Il gufo che pensa e ripensa. «Sì – ironizza Claudia –. Sotto sotto sono un po’ gufo pure io. Anche se vado a letto presto, quasi come le galline. Non sono tanto notturna. E alla mattina mi piace alzarmi alle prime luci del giorno». Sorella minore di Filippo, noto imprenditore e politico, e di Cristina, skipper d’altura, Claudia non poteva essere da meno. «Nella mia famiglia siamo tutti un po’ estrosi. Mio padre Giovanni faceva l’ingegnere, ha progettato la galleria autostradale del San Gottardo e la diga della Verzasca. Mia madre Christiane, invece, ha portato l’Alliance française a Locarno».

Dettaglio non irrilevante. Perché Claudia è una donna cresciuta a pane e teatro. «Da bambina ricordo che facevo le colazioni con Eugène Ionesco, un grande della letteratura francese, ospite di mia mamma. All’epoca lo trovavo solo un tipo noioso. Col tempo ne ho capito la grandezza. Oggi ho in casa un manifesto firmato da lui che per me vale oro».

Quello che sta maturando a Figino, è un sogno che in fondo nasce proprio durante l’infanzia di Claudia. Circa 8mila metri quadrati immersi nel verde. «Quando nel 2017 si è saputo che avrebbero cessato l’attività di ostello, mi si è accesa la lampadina. Dopo varie trattative, io e il mio staff siamo entrati nello stabile a fine 2018. E da allora abbiamo iniziato a ospitare artisti di varie discipline e compagnie teatrali».

Il restyling vero e proprio della struttura, tuttavia, partirà nel 2021, per poi essere completato entro l’estate del 2023. «Vorrei che l’aspetto esteriore rimanesse lo stesso, perché mi affascina. Creeremo quattro sale per le prove, un teatro con un’ottantina di posti, 13 camere con 25 letti. Il centro, che si chiamerà Càsoro Teatro Lab (ispirandosi alla via, Càsoro appunto, in cui si trova lo stabile), fungerà anche da Bed & Breakfast, avrà pure un bistrot con agenzia postale. Mi piacerebbe che diventasse un punto di ritrovo per la gente del paese».

Vedere Claudia parlare e gesticolare è uno spettacolo. Si capisce che crede al mille per mille in ciò che dice. E infatti è lei stessa ad ammetterlo: «Non vivo con ansia questo momento di transizione. Non c’è un piano B. Andrà tutto bene perché questa è una cosa buona. Probabilmente avremo, ad esempio, anche collaborazioni con la scuola Dimitri di Verscio. La mia intenzione sarebbe quella di sfruttare gli ampi spazi verdi per dare spazio anche ad artisti che non hanno direttamente a che fare col teatro. A scultori, ad esempio. Lo abbiamo sperimentato, in piccolo, anche in questa estate post lockdown, creando serate evento in giardino, parecchio frequentate».

Le esperienze oltre Gottardo

Claudia, sposatasi un anno fa col compagno storico Patrizio, si tuffa nel passato. Ripercorre la sua esistenza. Da quando, da liceale, giocava a basket. «Ero alta un metro e ottanta, non potevo fare altro», scherza. Poi, la scuola di turismo a Zurigo. E un’esperienza ventennale a Losanna e a Ginevra nell’ambito dell’organizzazione di grandi eventi. In coda, il ritorno a Locarno, dove apre un’attività in proprio, nello stesso settore.

«Nel 2003 ho chiuso baracca. L’avvento del web ha tolto troppo senso a ciò che facevo. E allora sono tornata alla mia idea d’origine, quella che avevo sempre avuto dentro di me. Ho iniziato a formarmi nel campo teatrale, a 360 gradi, da autodidatta e seguendo dei corsi a Milano. Non per fare l’attrice ovviamente, ma con l’intenzione poi di realizzare una fondazione dedicata al teatro. Avevo bisogno di capire come funzionasse questo mondo. Intanto avevo messo gli occhi sull’ostello di Figino. Ci passavo tutti i giorni, vedevo che c’era sempre tanta vita, con tutti quei giovani. L’ho sempre ritenuto un posto speciale. Il progetto è sostenuto da fondi cantonali e da privati, anche ticinesi. La gente ha capito che questo sarà un luogo d’apertura verso tutti, non di nicchia. Sta nascendo davvero qualcosa di magico».