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RITRATTI
ETTORE KAMM

Quel cuore matto coi cani da slitta

Ettore Kamm, classe 1951, è uno degli ultimi musher della Svizzera italiana. La sua è una storia contraddistinta da grandi dolori, ma anche da incredibili slanci di umanità. Senza contare il suo rapporto con le donne…

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melanie türkyilmaz
24 febbraio 2020

Ettore Kamm: «Sono stato conquistato a poco a poco dai cani».

Un uomo dal cuore matto, in tutti i sensi. Capace, di recente, di avere un infarto durante una coronografia. «Vedendo il bicchiere mezzo pieno, era il luogo migliore per averlo» sussurra Ettore Kamm. Vive nel nucleo di Gorduno con i suoi dieci cani da slitta. È uno degli ultimi musher ticinesi. «Per me i cani sono come figli. E sono anche fortunato, perché quando abbaiano troppo, i vicini non reclamano».

La morte del fratellino

Cuore matto, sì. E non solo per quei problemi cardiaci ereditari che il 68enne si trascina da una vita. Ma anche per il suo altruismo. Dopo la formazione di meccanico d’auto, Ettore si ricicla come educatore sociale. Il 15 di ottobre del 1972 apre, con don Giovanni Maria Colombo, il laboratorio della Madonna di Re, nel Bellinzonese, dedicato alle persone con disabilità. Quattro anni più tardi, ecco la succursale di Piotta. Poi, una lunga carriera all’interno della Fondazione Diamante, dove assumerà anche ruoli di responsabilità. «Ho sempre avuto la predisposizione per aiutare i più deboli. Calcolate che già io sono nato settimino, in una fredda sera di dicembre, ero sottopeso. Mia madre era venuta a Gorduno, da Bellinzona dove abitavamo, per fare la grappa dai suoi genitori. All’improvviso sono iniziate le doglie, venne chiamata la levatrice da Gnosca, arrivò in bicicletta. Una volta venuto al mondo, mi misero in un’incubatrice di fortuna, con la buiotte e l’ovatta. Da bambino ho preso tutte le malattie immaginabili e possibili». Qualche anno più tardi, la tragedia che segnerà per sempre l’esistenza di Ettore. «Avevo 12 anni. Uno dei miei due fratelli aveva solo 18 mesi. È morto prematuramente, aveva una patologia cardiaca, giusto per restare in tema». Autoironico, ma anche estremamente sensibile, Ettore racconta il suo approccio al mondo dell’handicap. «E si parla di handicap a 360 gradi, di persone che avevano una loro vita precedente e che poi si sono trovate a essere dipendenti da altre persone. Sono sempre rimasto affascinato dall’eterogeneità della razza umana, dalle varie sfaccettature della realtà. Il confine tra la “normalità” e il disagio non è mai ben definito. Tutti abbiamo momenti difficili nel nostro cammino, e può capitare di ritrovarci, senza quasi accorgercene, dall’altra parte della barricata. Era quello che ho sempre cercato di fare capire alla gente. Per questo puntavo sull’integrazione a tutti i costi, portavo i miei ragazzi al ristorante, alle giostre. Anche a costo di essere guardato storto».

Il rispetto per gli animali

A un certo punto, sono arrivati i cani. Attorno ai 40 anni, quasi per caso. «Un giorno la mia compagna dell’epoca ha portato a casa un pechinese. Poi è arrivato un samoiedo. Infine, un husky. Sono stato conquistato a poco a poco. Allo stesso tempo, è cresciuto pure l’interesse per le gare, perché i cani nordici hanno bisogno di correre, di fare sforzo fisico». E così Ettore inizia a girare la Svizzera e oltre. San Bernardino, Splügen, Gadmen... E, ancora, la traversata degli Appennini, l’Alpen Trail della Val Pusteria. «La mia stagione di solito si chiude con la gara di Les Mosses, nel canton Vaud. Iniziamo gli allenamenti, anche a secco, nei sentieri della Riviera, a settembre, e terminiamo verso marzo-aprile. In estate pausa assoluta, i cani non corrono a temperature superiori ai 13 gradi. E io ho grande rispetto delle mie creature. Tanto che di solito le porto per tre mesi sui monti di Gorduno, al fresco. Lassù ho a disposizione un grande terreno dove si possono muovere liberamente».

I baffi, il codino. Ettore Kamm, di padre glaronese e madre gordunese “doc”, è ruspante, genuino. «Per fare il musher ci vuole una passione infinita, e anche tanta pazienza. C’è il figlio della mia ex compagna, Manuel, che mi dà una mano, è il mio braccio destro durante le trasferte. Ma posso capire che un giovane abbia altre priorità». E qui emerge ancora una volta l’unicità di questo personaggio. «Io e la mia ex compagna siamo stati insieme tanti anni. Poi tra di noi non funzionava più, e lei si è rifatta una vita con un uomo in gamba. Ho un ottimo rapporto con loro. Così come ce l’ho con tutte le mie ex. Ho avuto diverse relazioni, ma non mi sono mai sposato e non ho mai messo su famiglia. Mia nonna mi diceva sempre che sposarsi è una cosa seria e che dovevo pensarci su bene. Ecco, io ci sto pensando ancora su adesso».