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INTERVISTA

Fare il papà? Un'avventura

Alla vigilia della festività di San Giuseppe, e a pochi mesi dal voto federale sul congedo paternità, ecco l’incredibile esperienza del 49enne Sacha Lunghi. Non voleva figli, e oggi ne ha addirittura 10.

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Alain Intraina
14 marzo 2020

Dieci giorni di congedo paternità per tutti i neo papà. Lo ha deciso il Parlamento. Anzi no. Dietrofront. Si dovrà votare, in seguito al referendum di un gruppo interpartitico. Ma quanto può essere dura diventare padri in Svizzera? Alla vigilia della festività di San Giuseppe, lo abbiamo chiesto a Sacha Lunghi, 49 anni, quadro dirigente alla RSI, una specie di record man ticinese, visto che di figli ne ha ben 10.

La data non è ancora definita. Ma andremo a votare sul congedo paternità. Qual è la sua opinione?
Che ancora una volta in Svizzera sembra prevalere il dio denaro. È stato così anche quando si trattava del salario minimo e dell’aumento delle settimane di vacanza. Personalmente spero che stavolta non ci sia una bocciatura.

Perché noi svizzeri siamo “così”?
Ragioniamo da un punto di vista economico. Vogliamo efficienza e coerenza. E vediamo un congedo paternità più lungo dei canonici 2-3 giorni come qualcosa che non porta profitto. Non si valutano i benefici sul lungo termine. Un bambino è fonte di felicità. E avere persone felici in un’azienda genera produttività.

Quanto è importante per un neo papà avere più giorni di congedo?
Premetto che io, lavorando per la SSR, che già riconosce il diritto al congedo paternità per 10 giorni, ho più congedo rispetto a molti altri lavoratori. In ogni caso, è cruciale. Nei giorni successivi al parto, è soprattutto il personale infermieristico a occuparsi della mamma e del bambino. I veri cambiamenti subentrano quando si torna a casa. La donna ha bisogno di te e tu torni a lavorare.

Lei ha avuto 10 figli. Il più grande ha 27 anni, la più piccola quasi 6. Se lo sarebbe mai aspettato?
Mai. Ero studente di ingegneria elettronica a Friborgo, quando Cristina, che sarebbe diventata mia moglie, rimase incinta. Per me fu uno choc. Avevo solo ventidue anni. Andai in crisi. Cristina mi disse che quel figlio lo avrebbe tenuto, indipendentemente dalla mia volontà.

Non voleva figli e ne ha fatti dieci. Cosa le ha fatto cambiare idea?
È stato decisivo l’incontro con una coppia laica cattolica che mi ha avvicinato alla fede. Fino a quel momento non ero particolarmente credente. Queste due persone mi hanno insegnato ad accettare quello che stava accadendo, aggiungendo una terza prospettiva alle mie scelte, quella trascendente. Da lì ho vissuto tutto come un arricchimento.

La natalità è in calo. Molti giovani oggi sostengono di non volere figli.
Non li giudico e non li biasimo. Conosco bene questo tipo di rifiuto. L’ho vissuto sulla mia pelle. A volte può capitare che, quando la tua partner resta incinta, sembra che il mondo ti crolli addosso. In quei momenti, l’importante è non restare isolati. Il problema è che per le donne esistono tante strutture di consulenza. Per gli uomini, invece, c’è poco o nulla.

Donne licenziate perché incinte. Cosa ne pensa?
So che c’è questo trend. È una vigliaccata. Anche mia moglie ne è stata vittima. Era il 1992. Io ero nel panico. Non avevo concluso gli studi. Tornai da Friborgo in Ticino senza un pezzo di carta in mano. E iniziai a mandare candidature in giro. Tutti mi dicevano di no.

Oggi lei è un quadro della RSI…
Non finirò mai di ringraziare questa azienda per l’umanità dimostrata. A un certo punto cercavano un ingegnere elettronico. Mi sono presentato io. Al colloquio mi bocciarono, perché non avevo il diploma richiesto. Nei corridoi, però, un responsabile cercò di capire come mai non avessi terminato gli studi. Rimase colpito dalla mia storia. Cercò di darmi fiducia e piano piano mi fece entrare in azienda, dove ho seguito una formazione interna. Un gesto di grande umanità.

Si avvicina la festa del papà. Per lei ha un valore particolare?
Sì. Di solito i ragazzi mi fanno una sorpresa. Mangeremo sicuramente una torta. Una volta mi hanno anche regalato un attestato di “migliore papà” che tengo orgogliosamente appeso al muro.

La donna oggi vuole lavorare di più. L’uomo può lavorare di meno?
Sarebbe sano poter scegliere chi lavora e in che percentuale. Tenendo, però, ben presente che gli uomini i bambini non li fanno. Tutto lo stress della maternità è legato alla figura femminile. Dobbiamo dare più garanzie e sostegno alle donne.

Cosa fare per essere un buon padre?
Non so se io sono un buon padre. Però, ad esempio, chiedo sempre scusa quan- do sbaglio. E cerco sempre di dialogare con tutti i miei figli apertamente. Anzi, alla domenica mattina abbiamo un paio d’ore in cui io, mia moglie e i nostri figli parliamo dei problemi nati durante la settimana. Ci diciamo le cose in faccia e con rispetto. Le vacanze estive le trascorriamo sempre tutti insieme, in Salento, una terra che abbiamo scoperto per caso e di cui ci siamo innamorati. E il bello è che nessuno viene forzato. Come passiamo le giornate? Niente telefonino, tanti giochi di società.

In Svizzera oltre la metà dei matrimoni va a rotoli.
I matrimoni saltano non perché non ci sono buoni padri. Un figlio lo ami sempre, anche se divorzi. Magari sei un cattivo marito, ma non per forza un cattivo padre. Il problema, semmai, è che tanti padri dimenticano il ruolo di marito.

Come fa a restare sui binari?
Io e mia moglie abbiamo dei piccoli segreti. Una volta all’anno ci concediamo un viaggio di coppia, senza parlare di problemi. E poi cerchiamo di restare piacevoli l’uno per l’altra. Mia moglie ha avuto 10 figli ed è ancora in formissima, non si è mai lasciata andare fisicamente.

Parliamo degli aiuti statali e pubblici. Si fa abbastanza per sostenere le famiglie?
Ci sono gli assegni famigliari. Che sono una forma di riconoscimento, più che un vero aiuto. La cosa positiva, comunque, è che puoi dedurre il fatto di avere dei figli a livello di tassazione. C’è stato, invece, un grosso giro di vite, peggiorativo, per i sussidi di cassa malati e per le borse di studio.

Tra i suoi dieci figli, il nono, Nicolas, ha la sindrome di Down. Che esperienza è vederlo crescere?
Magica. Nicolas ha 10 anni. Ti rendi conto che gli devi insegnare tutto. Ma ti fa scoprire sensazioni indescrivibili.

Come si fa a tirare a fine mese con 10 figli da sfamare?
Non ho vergogna a dirlo. Quando siamo andati ad abitare nella nostra prima casa di Sonvico il padrone ci ha accettati senza alcuna garanzia. Altri ci hanno regalato vestiti. Altri la frutta e la verdura. La solidarietà esiste. Abbiamo fatto grandi rinunce, ma finora fare il genitore è stata un’avventura fantastica.

 

 

Il ritratto

Sacha Lunghi, classe 1970, nasce a Locarno e cresce nel Luganese. Lavora come quadro dirigente presso la RSI. Sposato con Cristina Lehner, è padre di 10 figli. Il più grande, Giona, ha 27 anni, la più piccola, Virginia, ne ha quasi 6. Grazie alla secondogenita Alice, a ottobre diventerà nonno per la quarta volta. Dal 2004 vive in una casa storica del nucleo di Dino.