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I droni, una sfida

Il CEO della Fondazione Agire Lorenzo Ambrosini ci parla del Centro competenze per i droni all’ex aeroporto di Lodrino e sulle inquietudini della popolazione.

09 marzo 2020

  Lorenzo Ambrosini, classe 1971, è direttore della Fondazione Agire da due anni.

L’ex aeroporto a Lodrino si appresta a diventare Centro competenze per i droni. Qual è la sua specificità rispetto alla “Drone Valley” che esiste tra Losanna e Ginevra o al progetto sviluppato dal Poli di Zurigo? 
Il Centro di competenze droni, nel quadro del Parco dell’Innovazione, è una cooperazione tra aziende private e SUPSI. Alcune attività saranno possibili a breve, per altre occorrono prima i lavori di risanamento del sito, che richiederanno 2-3 anni. La specificità risiederà nello spazio aereo dedicato ai voli “outdoor”.

Quali sono le applicazioni concrete dei droni nella Svizzera italiana?
Riguardano i dati, il trasporto di merci e, in futuro, il trasporto di persone. Della prima fanno parte, ad esempio, la ricerca di persone disperse o la fotogrammetria. Della seconda, il trasporto di materiale medicale. 

Quale impatto avrà il Centro di Lodrino sulle aziende e a livello occupazionale?

Ci saranno impatti diretti legati alle tecnologie impiegate, come pure un indotto per tutta la filiera, ossia riguardante i servizi ad essa collegati. Il Centro rappresenterà dunque un vero e proprio volano di sviluppo economico per tutta la Svizzera italiana.

I droni suscitano un’inquietudine da “grande fratello” nella popolazione. È giustificata?
L’insicurezza è una reazione umana naturale di fronte al nuovo. Spesso è però dettata dalla scarsa conoscenza della materia. L’importante è comunicare con trasparenza, prendendo sul serio tutte le domande. Nel caso dei droni, tutti i voli avverranno in uno spazio stabilito, sotto controllo e con regolamentazioni ben definite.