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RITRATTI
LUCA PICCOLO

Il giovane arbitro che parla da leader

Luca Piccolo è l’unico arbitro ticinese a calcare i campi del calcio che conta in Svizzera. Da ragazzino aveva il fischietto sempre in bocca. Ora sogna di seguire le orme di Busacca.

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melanie Turkyilmaz
29 giugno 2020
Luca Piccolo: «L'arbitraggio è un'avventura che ti forma  il carattere».

Luca Piccolo: «L'arbitraggio è un'avventura che ti forma il carattere».

Una dialettica da fare paura. Luca Piccolo si presenta così, con quella sua capacità di argomentare in maniera lineare, con quel suo modo di gesticolare. Classe 1992, è l’arbitro emergente del calcio svizzero. Unico ticinese a calcare i campi di Challenge e ora anche di Super League. «Sono sempre stato attratto dal fischietto. Da bambino, quando i miei compagni organizzavano i tornei al campetto delle Semine, il quartiere in cui sono cresciuto e vivo ancora oggi, io volevo sempre fare l’arbitro».

Curato, pettinato e vestito in maniera impeccabile, Luca ci accoglie nel cuore della capitale. A due passi dall’ufficio in cui lavora, come fiduciario. «I numeri sono il mio pane, alle scuole medie mi era già chiaro che avrebbero fatto parte della mia vita. Ho fatto la formazione come contabile federale. A me piacciono i ruoli di responsabilità». Deciso, puntuale, solare. Nella quotidianità come in campo. Il 28enne bellinzonese ha una sorella minore, Valentina, e convive con la sua ragazza, Chiara.

«Chiedetelo anche a loro, è difficile vedermi arrabbiato. Cerco sempre di portare positività anche nel calcio».

Il debutto nel calcio che conta è arrivato in autunno a Lucerna. Poi, altri match, con buone valutazioni da parte degli esperti della Federazione. Questa, per il calcio svizzero, è la stagione del Var. Il Video Assistent Referee è approdato anche nella Super League. «Si è discusso in lungo e in largo sul ricorso all’aiuto della tecnologia per gli arbitri. Io sono favorevole. Sarà che sono uno smanettone anche nella vita privata, con lo smartphone sempre a portata di mano. Trovo che sia importante avere quattro occhi in più che, con l’ausilio delle immagini video, ti aiutano a prendere una decisione. L’arbitro, anche quello più giovane e con poca esperienza, va in campo con meno pressione addosso. E una sua decisione sbagliata, dovuta a una svista, non rischia di avere un esito negativo sulla partita». La sede centrale del Var rossocrociato si trova a Volketswil, nel canton Zurigo. «Lì c’è una video operator room. Ogni partita del campionato è seguita da due esperti in costante contatto con l’arbitro. Anche per questo, durante i match, mi tocca parlare tantissimo in cuffia, commentare ogni mia decisione. In modo che dall’altra parte possano eventualmente confermarmela o smentirmela. Per me non è un problema. Le lingue nazionali le conosco bene».

Niente raccomandazioni

La trafila negli allievi. In seguito una lenta, ma costante, ascesa. Con la benedizione di Massimo Busacca, uno dei più grandi arbitri svizzeri e internazionali. «È mio parente, cugino di mio padre. Non l’ho mai nascosto. E non sono mancate le battutine su presunte raccomandazioni. Sono cresciuto seguendo i suoi arbitraggi, in Champions League, ai Mondiali. Mi ha dato tanti consigli, e tutt’ora è un punto di riferimento. Ma in questo mondo, se non hai nervi saldi, personalità e capacità di prendere decisioni rapide, sei subito tagliato fuori. Oggi il mio mentore è Francesco Bianchi, ex arbitro FIFA. Sono tante le persone che dovrei ringraziare, a partire dalla mia allenatrice Simona Ghisletta. Dove mi porterà l’arbitraggio? Sognare è lecito, ma vivo giorno per giorno».

Nel corso della pausa invernale, Luca ha partecipato a un campo di formazione di allenamento alle Canarie, con altri arbitri svizzeri.

Poi è arrivato il Covid-19. E il lungo stop al campionato, ripreso da poco. Una situazione decisamente insolita. Tanto più che si gioca senza pubblico. Luca non si esprime, preferisce concentrarsi su quanto accade sul rettangolo verde. «Ho ancora tanto da imparare. E sono pronto anche a ricevere critiche. Prima o poi qualcosa si sbaglia, fa parte del gioco. Ed è lì che occorre essere bravi a reggere l’urto. In caso di errore, il primo a essere arrabbiato sono io. Sono maniacale, voglio capire dove ho sbagliato e come non farlo più».

Quante belle emozioni

Luca evidenzia, inoltre, un altro aspetto cruciale, che lo spinge ogni giorno a migliorarsi. «Sento spesso parlare di polemiche nel calcio minore e di giovani arbitri che si scoraggiano. Io non sono mai incappato in episodi particolarmente drammatici. I momenti di difficoltà ci possono essere, quella dell’arbitraggio, tuttavia, è un’avventura che ti regala anche tantissime emozioni belle, piacevoli, che ti forma il carattere. Invito tutti i ragazzi che vorrebbero smettere a pensarci più volte prima di farlo».