In quel rustico sopra la diga | Cooperazione
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PERSONAGGI
CARLO PAVAN

In quel rustico sopra la diga

Carlo Pavan, 46 anni, ha una forte predisposizione per il ramo sociale. Si occupa di persone disagiate e regala benessere in un centro wellness. La sua grande passione, però, è l’alpe.

FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
14 dicembre 2020
Carlo Pavan con il cane Moro davanti davanti alla sua casetta nel bosco, a Mergoscia.

Carlo Pavan con il cane Moro davanti davanti alla sua casetta nel bosco, a Mergoscia.

A Mergoscia, sopra la diga della Verzasca, c’è un rustico in mezzo al bosco in cui abita una bella persona. Solare, aperta al mondo. Si chiama Carlo e di cognome fa Pavan. È arrivato quassù dopo un percorso completamente fuori dagli schemi. «Sono nato nel 1974, in un paese della Brianza velenosa, inquinata dalle fabbriche. A 19 anni ero già fuori casa, ho vissuto per scelta tra la gente di strada. Poi ho fatto alcuni viaggi che mi hanno spalancato gli occhi. A portarmi in Svizzera è stata la passione per le mucche».

Tredici estati ad alta quota

Carlo nella vita fa di tutto. È responsabile del progetto Terra Viva di Casa Astra, a Mendrisio. «Lavoro con persone che soffrono di disagio economico o sociale, l’obiettivo è quello di creare un orto e allevare animali per autosostentarci. Stiamo lavorando su un terreno abbandonato». Il 46enne, però, è attivo anche per il centro Termali Salini di Locarno. In particolare nella zona delle saune. «Mi piace dare benessere alla gente. Ma non mi formalizzo, mi capita anche di fare le pulizie».

In estate, invece, la parola d’ordine è una sola: alpe. «Ho fatto tredici stagioni ad alta quota in Ticino. Sono partito dalla Valle di Blenio. L’ultima esperienza l’ho vissuta all’alpe Giumello, in Morobbia. Faccio il casaro, ma soprattutto il pastore, in compagnia del mio cane Moro». E Moro, un cagnolone nero di due anni, simpatico e vivace, compare dal nulla. Ha una voglia matta di correre. «È eccezionale. Comanda lui. Io sono il suo braccio destro».

A Mergoscia Carlo ha un progetto ben preciso. Quello di salvaguardare l’alpe di Bietri, situata qualche centinaio di metri più in su. «A un’ora e venti a piedi da qui. Per me è anche l’occasione di stare più vicino alla mia famiglia». Sì, perché Carlo è sposato con Mathilde (41), e ha due figlie, Edel (12) ed Emma (10). «E pensare che io di figli non ne volevo. Poi quando sono arrivate, hanno iniziato a scaldarmi il cuore. Oggi Edel ed Emma rappresentano il mio orgoglio. La piccola mi regola nei miei eccessi. La grande è un po’ come me, irrequieta. Non volevo neanche sposarmi. Ma Mathilde è una donna forte, l’unica che avrebbe potuto sopportarmi. Mi rispetta, sa che deve lasciarmi determinati spazi altrimenti soffoco. L’ho incontrata nel 2003 proprio a Mergoscia, ero venuto con un amico a spostare una stufa e siamo finiti a gambe all’aria. Lei ci ha visti dalla finestra e, ridendo, ci ha invitati a bere un caffè. Mathilde è originaria di Santo Domingo. Fa sorridere che l’abbia conosciuta qui. Io avevo già il visto in tasca per la Nuova Zelanda, volevo cambiare vita, per l’ennesima volta».​

Il fuoco che arde

Il caminetto acceso, un piatto di lenticchie pronto per essere consumato. Su alcuni scaffali, libri di ogni genere. Dalla Bibbia al Corano, da Tolstoj alla Fallaci, passando da Terzani. «Mi affascinano i punti di vista opposti».

Ha un tono di voce pacato, Carlo. Ma dentro di lui arde fuoco vivo. Lo si capisce quando torna a parlare della sua gioventù. «Attorno ai 20 anni sono partito per il Nepal, ci dovevo stare due settimane e ci sono rimasto oltre tre mesi. Mi ha colpito la semplicità dei nepalesi. Una volta tornato in Europa, non riuscivo più a infilarmi nella vita di prima. Così sono ripartito. Stavolta per l’India. È lì che ho conosciuto un Maestro. Mi disse: “Torna nel tuo Continente e legati alla terra”. E così ho fatto. Nel Comasco ho cominciato a lavorare con le api, e andavo pure in Toscana a coltivare olive. Diciamocelo chiaramente: non avevo una brutta vita da ragazzino. Da quando avevo 14 anni lavoravo in magazzino. Mi divertivo, ma sentivo che tutto questo era un po’ sterile. Gozzovigliare con gli amici non mi bastava. Mi sembrava ci fosse qualcosa di più da capire».

Poi arriva la Svizzera, appunto. E c’è spazio pure per una parentesi di diversi anni a Meride, dove Carlo lavorerà con i ragazzi delle scuole speciali e dove sono cresciute le sue figlie.

L’amore per le figlie

«A me però era rimasta in testa la casetta nel bosco di Mergoscia. La tenevo d’occhio da anni. E così poco più di un anno fa ci siamo trasferiti. Per le mie figlie non è stato semplice, e di questo mi spiace. Cerco di compensare, stando loro vicino nello studio e nelle piccole difficoltà quotidiane. Studiamo spesso insieme, loro imparano da me, e io imparo da loro. Per me non è importante che vadano per forza benissimo a scuola, io sono fiero di loro indipendentemente da questo. Perché le vere ricchezze nella vita sono altre».